L'uomo con la macchina da presa (1929)
La trama
Un cineoperatore si aggira per Mosca riprendendo la vita della città, dalle prime luci dell'alba al tramonto: la città si sveglia, le persone, le strade, i mercati, mentre l'uomo con la macchina da presa arriva fin dentro le case. A sera, dopo che anche la spiaggia si è andata sfollando, la macchina da presa sfugge alle mani dell'operatore e improvvisa un ironico balletto in una sala cinematografica: a ritmo accelerato si rivede tutto il materiale girato. Alla fine il Bol'soj è in frantumi.
Un capolavoro della storia del cinema che spiega come la settima arte possa anche essere un "luogo di utopia". Utopia (o illusione) del cinema assoluto, proiettato davanti allo spettatore con l'unica intermediazione di un operatore. Vertov si getta a capofitto tra le suggestioni delle avanguardie artistiche di inizio secolo: futurista nell'estetica della velocità, costruttivista nella scomposizione del reale, naturalista negli impulsi documentaristici.
L'opinione più votata
Di spopola scritta il 25/12/2010 - utile per 17 utenti
Voto al film: 
Il film vuole essere prima di tutto il resoconto della giornata di un operatore cinematografico (Michajl Kaufman, fratello del regista): questa è almeno la linea narrativa che a un primissimo livello di lettura possiamo cogliere dalla “straordinaria esperienza visiva”, che rappresenta per lo spettatore il percorso narrativo dell’opera, la cronaca del suo vagabondare per la città alla ricerca di materiali da riprendere (il risveglio, il traffico per le strade della città che esplora, il lavoro, la nascita, la morte, lo sport, il divertimento).
Come l’avvertenza iniziale spiega (“si fa presente agli spettatori che questo film è un esperimento di trascrizione cinematografica dei fenomeni visibili, senza didascalie, scene, teatri di posa”, le intenzioni dell’opera consistono proprio nel cercare di creare un linguaggio cinematografico assoluto, autenticamente internazionale, sulla base di una piena separazione dal linguaggio della letteratura e del teatro, ed è per questo evidente che le tracce minimali della “storia” che il film racconta, valgono soprattutto a precisare che l’oggetto di questo linguaggio vuole essere “semplicemente” l’operazione stessa del fare cinema, di agire cioè, nella realtà e sulla realtà per mezzo di un determinato strumento (che nel caso specifico è rappresentato appunto dalla macchina da presa).
Il campo di indagine del film, allora, non è “solo” il linguaggio cinematografico, ma si estende anche – e soprattutto a questo risulterà prioritariamente orientato – a definire e illustrare la pratica (anche linguistica, ma non solo linguistica) di chi il cinema lo fa, è il rapporto fra cinema e realtà che ne deriva appunto, e di conseguenza, quello tra cinema e storia, che ancora più importante. Senza dimenticare poi che le immagini di Kaufman, colto mentre esercita il suo mestiere di operatore, sono pur sempre immagini di cinema: c’è una seconda cinepresa infatti che lo segue passo per passo, e la sua presenza è esplicita.(anche se non completamente definita negli inenti).
Difficile dunque contenere dentro una poetica unitaria ed univoca il più celebre e celebrato risultato dello straordinario percorso teorico-artistico di Dziga Vertov: i temi sono molteplici, come quello costruttivista-futurista della scomposizione e ricostruzione della realtà – senza filtri razionali o emotivo o linguistici - attraverso una macchina da presa nel cuoi obiettivo si sovrappone – ed è significativo ed importante elemento identificativo – l’immagine di un occhio che a sua volta “guarda” e osserva (celeberrime le inquadrature inclinate e lo schermo diviso in due di un’opera che intende “ricomporre” in maniera diversa ciò che ha ripreso e mostra, attraverso le risorse dei nuovi moduli linguistici che il cinema rende disponibili: ritmi, spazio, tempo, angolazioni, montaggio). ESPANDI +
12 maggio 2012 Opinione di steno79 su "L'uomo con la macchina da presa"
E' un film d'avanguardia nel vero senso del termine, un "oggetto cinematografico" che a tratti tende all'astrazione e che risulta un manifesto poetico per il cinema di Dziga Vertov (la cui traduzione dello pseudonimo dovrebbe indicare una specie di trottola roteante). E' un film sperimentale dove non c'è una trama e non ci sono attori: a creare il senso è unicamente il montaggio, assai sofisticato, con associazioni di immagini curiose e piuttosto ardite (a tratti si mettono in parallelo...
voto al film: 
22 febbraio 2011 Opinione di Axeroth su "L'uomo con la macchina da presa"
Come direbbe David Lynch "No hay banda" ma il capolavoro c'è comunque la musica la suonano le immagini le parole le dicono le immagini le immagini illustrano altre immagini è l'uomo con la macchina da presa che riprende un uomo con una macchina da presa che riprende uomini e donne in una giornata un infinito dinamico rapido caotico psichedelico viaggio nell'occhio di un osservatore nell'ambito della quotidianità si parte in una mattinata vuota e silenziosa fino ad...
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25 dicembre 2010 Opinione di spopola su "L'uomo con la macchina da presa"
Dziga Vertov aveva sicuramente pensato alla realizzazione di un film dedicato al linguaggio del cinema fin dagli inizi degli anni ‘20. Lo si può dedurre dal fatto che il tema della dialettica cinema-realtà è sempre stato presente nei suoi scritti teorici, anche in quelli che precedono la realizzazione de L’uomo con la macchina da presa che è del 1929. Il film vuole essere prima di tutto il resoconto della giornata di un operatore...
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23 agosto 2010 Opinione di chribio1 su "L'uomo con la macchina da presa"
avevo gia' visto dei pezzi un paio d'anni fa e mi sembrava non male:ora,visto tutto,l'ho tenuto in dvd perche' effettivamente e' un film girato diciamo con pezzi presi qua e la' ed amalgamati molto bene...mi ha ricordato molti film di Alexander Kluge! voto.9.
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12 aprile 2010 Opinione di OGM su "L'uomo con la macchina da presa"
Un film privo di commenti verbali, in cui sono solamente le immagini a parlare. Non ci sono battute o sottotitoli ad interrompere il flusso del visibile, che vive interamente, ed autonomamente, nel nostro occhio come nell’obiettivo. La sostanza del cinema coincide con questa inscindibile materia percettiva; non è dunque possibile distinguere tra un dentro e un fuori, perché tutto, cineoperatori, montatori, proiezionisti, spettatori, pellicola e grande schermo sono immersi...
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3 gennaio 2010 Opinione di Peppe Comune su "L'uomo con la macchina da presa"
"L'uomo con la macchina da presa"è il resoconto di una giornata tipo della vita della città di Odessa. Dall'alba al tramonto la macchina da presa si erge ad arbitro degli sviluppi possibili della vita della città e entra letteralmente nelle cose che inquadra che assumono ora la forma di persone che si apprestano a cominciare una nuova giornata, ora quella dell'agitazione urbana che si fa via via più animata con gli uomini che vanno al lavoro e le macchine che si...
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3 agosto 2009 Opinione di mm40 su "L'uomo con la macchina da presa"
Falso documentario (poichè c'è un'effettiva messa in scena, le situazioni sono verosimili, ma non reali), esercizio di stile di Vertov che dettaglia la quotidianità moscovita del 1929, questo film è innanzitutto una specie di manifesto del cinema - in particolare interessato alle sue numerose e variegate possibilità espressive. Il ritmo frenetico del susseguirsi delle immagini ricalca la voracità, l'aggressività, la dinamicità della...
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27 luglio 2009 Opinione di FABIO1971 su "L'uomo con la macchina da presa"
Il capolavoro assoluto di Dziga Vertov, sfolgorante film-manifesto della Kino-glaz (il cine-occhio) teorizzata dal suo autore, con cui mirava utopisticamente a "cinematografizzare" l'Unione Sovietica, ovvero a scoprire e mostrare la realtà attraverso il più libero e nuovo mezzo di espressione e a farne prendere coscienza allo spettatore. Alla ricercatezza formale, la limpidezza di intenti e l'entusiasmo creativo delle avanguardie artistiche degli...
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13 luglio 2009 Opinione di jonas su "L'uomo con la macchina da presa"
Una giornata a Mosca, dall’alba al tramonto, inquadrata dall’occhio onnipresente di una cinepresa; alla fine le immagini già girate assumono vita propria e si ripresentano allo spettatore mescolate e con ritmo velocizzato. Il film può essere apprezzato sia come documentario di vita quotidiana in Unione Sovietica ai tempi di Stalin (con alcuni aspetti non banali) sia come manifesto della poetica di Vertov, che porta all’estremo la sua idea di cinema come...
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30 maggio 2009 Opinione di Mathiasparrow su "L'uomo con la macchina da presa"
Una visione da accompagnare con appositi approfondimenti letterari, cosa che andrebbe sempre fatta al cospetto di tutti i grandi maestri. Vertov “inganna” perchè i suoi non sembrano esperimenti filmati da un esperto, bensì il prodotto di un uomo che si è trovato un balocco misterioso tra le mani e ci ha giocato seguendo fantasia e intuito, osando il necessario. La coscienza che si cela dietro a giochi di montaggio e immagini surreali è testimoniata dalla sicurezza con cui il regista...
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