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L'uomo, la bestia e la virtù (1952)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in L'uomo, la bestia e la virtù: minimo
Ritmo ritmo in L'uomo, la bestia e la virtù: minimo
Impegno impegno in L'uomo, la bestia e la virtù: assente
Tensione tensione in L'uomo, la bestia e la virtù: assente
Erotismo erotismo in L'uomo, la bestia e la virtù: assente

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto mediocre a L'uomo, la bestia e la virtù

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Gli utenti di FilmTV assegnano il voto mediocre a L'uomo, la bestia e la virtù (voti: 6 media: 3,17) 6

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locandina di L'uomo, la bestia e la virtù

La trama

I rapporti tra Assunta Perrella e suo marito, capitano di lungo corso, sono praticamente inesistenti. Lui torna a casa due volte all'anno e lei si consola, nell'intervallo, col professor Paolino. Poi lei resta incinta e, per salvare le cose, prova a sedurre il marito così da tranquillizzarlo sulla paternità del nascituro. Il fatto che questa commediola sia tratta malamente da un romanzo di Pirandello è la cosa, tutto sommato meno scandalosa. Deludente adattametno del classico di Pirandello, nonostante Totò, Welles e lo sceneggiatore Vitaliano Brancati. 

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L'opinione più votata

Di LorCio scritta il 24/11/2011 - utile per 2 utenti

Voto al film: voto mediocre

Opera misconosciuta nella carriera blockbuster del principe napoletano, L’uomo, la bestia e la virtù è finito nel dimenticatoio per due ragioni ben precise. La prima riguarda gli eredi dell’autore della commedia a cui il film si ispira, Luigi Pirandello, che non approvarono affatto l’adattamento che Vitaliano Brancati e Steno fecero del testo del sommo Nobel. In effetti, il film soffre pesantemente della presenza comica dell’immenso Totò, come se il produttore Carlo Ponti avesse fatto carte false per rendere Pirandello all’altezza delle esigenze (diciamolo pure con tutto l’affetto possibile, bassine) del pubblico del principale comico italiano, così da tramutare una tragicommedia anomala nel percorso dello scrittore siciliano una delle tante, troppe farse che resero Antonio De Curtis il beniamino degli esercenti. La seconda ragione, e forse la più grave, è che il film è di una sciatteria rara, probabilmente tra le peggiori operazioni a cui Totò si è sottoposto nel corso della sua sottovalutata quanto sciupata carriera, perché maggiormente contagiata da ambizioni alte e non esattamente legate allo stile buffonesco del protagonista. Certo, si dirà, c’è anche Orson Welles, ma sappiamo benissimo che il buon Orson si vendeva di buon grado per poter realizzare le sue complesse e forse folli creazioni (d’altronde un attore ha la consapevolezza di dover soccombere alle operazioni alimentari per secondi fini, e perché dargli torto?), e la sua è una partecipazione pressoché gigionissima e totalmente menefreghista, in cui il mestiere (l’eccesso?) prende decisamente il sopravvento. Perfino Totò non sa come comportarsi con l’illustre partner, non riuscendo nemmeno ad accontentare i fans (se non fosse per un battibecco con Carlo Delle Piane). Bisogna anche dire che Steno, all’epoca, era uno dei pochi registi in grado ad utilizzare Totò, dopo le felici esperienze di Totò cerca casa e Guardie  e ladri (assieme a Mario Monicelli), che inserirono la maschera Totò in un contesto storico e sociale importante (la miseria del dopoguerra), ma anche con  Totò a colori, summa dell’avanspettacolo e ideale chiusura del cerchio. Qui Steno, regista più intelligente dei film che dirigeva, gioca di rimessa, se ne frega allegramente come troppo spesso gli capiterà e contribuisce a non rendere onore al buon nome di Pirandello. Un film sbagliato.
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Opinioni su L'uomo, la bestia e la virtù


24 novembre 2011 Opinione di LorCio su "L'uomo, la bestia e la virtù"
LorCio

Opera misconosciuta nella carriera blockbuster del principe napoletano, L’uomo, la bestia e la virtù è finito nel dimenticatoio per due ragioni ben precise. La prima riguarda gli eredi dell’autore della commedia a cui il film si ispira, Luigi Pirandello, che non approvarono affatto l’adattamento che Vitaliano Brancati e Steno fecero del testo del sommo Nobel. In effetti, il film soffre pesantemente della presenza comica dell’immenso Totò, come se il produttore Carlo Ponti avesse...

voto al film: LorCio assegna il voto mediocre a L'uomo, la bestia e la virtù (1952)

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24 maggio 2009 Opinione di mm40 su "L'uomo, la bestia e la virtù"
mm40

Nonostante le premesse più che incoraggianti, i risultati sono pochetti. Steno dirige Totò e Welles, coppia atipica e irripetibile, su un testo tratto da Pirandello: eppure il massimo che si può fare con questa commedia è ridacchiare. Neanche Totò svetta più di tanto, pur avendo quello che fondamentalmente è il ruolo principale; Welles fa il suo dovere con mestiere, ma non ha sufficiente spazio per competere col Principe. E la storia è ridotta ad un cumulo di situazioni prevedibili,...

voto al film: mm40 assegna il voto mediocre a L'uomo, la bestia e la virtù (1952)



16 maggio 2008 Opinione di mmciak su "L'uomo, la bestia e la virtù"
mmciak

"L'uomo, la bestia e la virtù" diretto nel 1952 da Steno, devo dire che è un piccolo gioiellino. La storia racconta le traversie del mite maestro elementare Paolino,che deve trovare il modo di far accoppiare il rude Capitano di vascello Perella, sempre in giro per il mondo,con la propria moglie Assunta, da lui messa incinta. Ma le cose non andranno secondo i suoi piani. Il Film è basato sulla novella di Pirandello e rappresenta l'incontro tra due giganti come Totò e Orson...

voto al film: mmciak assegna il voto buono a L'uomo, la bestia e la virtù (1952)


13 settembre 2007 Opinione di antonio de curtis su "L'uomo, la bestia e la virtù"
antonio de curtis

fu bloccato per circa 40 anni dagli eredi di Pirandello che non gradirono questa versione della commedia(passò in tv la prima volta nel 1992).Davvero curiosa l'accoppiata Totò-Welles(oggi sarebbe quasi impossibile mettere insieme attori così grandi e diversi)

voto al film: antonio de curtis assegna il voto buono a L'uomo, la bestia e la virtù (1952)




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