Opinione di OGM su L'urlo della città
Con Victor Mature, Richard Conte, Shelley Winter
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significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film
Sul film
Un noir graziosamente affacciato su un cuore rubato al neorealismo nostrano. Alle indagini del tenente Candella fa da guanciale la semplice e calda accoglienza di una casa di immigrati italiani, che di cognome fanno Rome, e vivono in un appartamento odorante di minestrone (pronunciato all’americana, con la i finale). Siodmak visita idealmente il colore del nostro Paese con la deferenza, un po’ ingenua, ma sinceramente appassionata, del turista d’oltreoceano. Il caratteristico sfondo fatto di amore e convivialità ammorbidisce i tratti di una vicenda cinica e cruenta, in cui l’assassino, prima che un elemento antisociale e un pericolo pubblico, è la pecora nera della famiglia, il germe infestante e potenzialmente corruttore del fratello più piccolo. La stessa figura dell’investigatore, amico d’infanzia del ricercato, si lascia contagiare dalla solidarietà che tradizionalmente unisce i connazionali trapiantati all’estero, facendo della sua caccia al criminale Martin Rome, più che un doveroso servizio reso alla società, una sorta di missione umanitaria, fraternamente volta a proteggere i suoi cari. Italiano è il poliziotto, italiano il delinquente, italiana anche la vittima dell’omicidio che fornisce l’antefatto alla storia: una non meglio precisata anziana signora De Grazia, barbaramente uccisa e derubata dei propri gioielli. A dispetto del titolo scelto per il film (e diverso da quello del romanzo da cui esso è tratto, A Chair for Martin Rome di Henry Edward Helseth), la vera ambientazione della vicenda non è, dunque, la città, quel melting pot dai contorni sfuggenti di cui il genere noir ama rimestare i fermenti più profondi e nascosti. Il teatro è, invece, quello, ben più circoscritto e definito, della piccola colonia in terra straniera, in cui, a causa dei legami di sangue, i contrasti tra il bene e il male si fanno sentire in maniera più diretta, viscerale ed intensa. E forse proprio a questo lacerante strazio - che, di fronte al delitto, sostituisce, allo sdegno collettivo della cittadinanza, l'intimo dolore di una comunità ristretta – si vuole riferire il termine urlo, tradotto, nel finale, nell’acuto di una singola voce, lanciato, in mezzo al silenzio generale, da un angolo di strada di un quartiere popolare.
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