Un avventuriero a Tahiti (1966)
Con Jean-Paul Belmondo, Stefania Sandrelli, Nadja Tiller, Jean-Pierre Marielle, Mylène Demongeot, Robert Morley
La trama
Avventure e disavventure di un giovanotto disinibito in rotta verso Tahiti.
Sullo yacht della baronessa Von Strasshofer, in viaggio da Cannes a Tahiti, il giovane Tony si innamora di Veronique, un'ereditiera che sta per prendere possesso di un'isola lasciatale dal padre. In realtà, il giovanotto viene attirato in una trappola dalla fanciulla e dal padre, che non è per nulla morto.
Ordinaria amministrazione esotico sentimentale per il giovane e aitante Belmondo da poco laureato star internazionale. Becker dirige divertito, ma senza lampi di genio.
L'opinione più recente
Di IGLI scritta il 2012-01-21 19:53:07
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2012-01-21 19:53:07 Opinione di IGLI su "Un avventuriero a Tahiti"
poche idee e soprattutto semplici, ma la bravura e lo stato di forma di Belmondo risollevano decisamente il film
voto al film: 
2010-09-30 10:01:30 Opinione di jungle su "Un avventuriero a Tahiti"
Ottimo. Film dal ritmo continuo e divertente; notevole (e anche attuale) il messaggio della gioventù annoiata che ritrova sè stessa grazie alla saggezza. E' proprio quando stai per perdere tutto quello che hai, che cominci ad apprezzarlo...!
voto al film: 
2010-04-24 15:40:29 Opinione di mm40 su "Un avventuriero a Tahiti"
L'idea è molto semplice e, a dirla tutta, nella sua chiarezza è pure onesta: sfruttare il volto di Belmondo, all'apice del successo commerciale, con un filmetto di mezzi discreti, avventuroso, con accenni sentimentali (e una bella co-protagonista, la Sandrelli) e la giusta dose di ironia nei dialoghi. Niente di nuovo, nè di eccezionale. Con una piacevole cornice esotica a disposizione, Becker mette dalla sua il mestiere sufficiente a costruire una rocambolesca serie di...
voto al film: 
2010-04-22 18:33:51 Opinione di emmepi8 su "Un avventuriero a Tahiti"
Un filmetto di quelli da vedere e dimenticare, fatto su misura per il periodo di sbruffonerie tutte francesi, di cui Belmondo è campato autodistruggendosi. Eppure il film è curato sia nel cast che dal lato tecnico e con un regista, figlio di cotanto padre, che dopo questi esordi è riuscito a darsi una linea ben distinta, fortunatamente; i dialoghi e anche collaborazione alla sceneggiatura sono curati dal bravissimo Audiard, che anche lui ha lasciato buona traccia...
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