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Una vita difficile (1961)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Una vita difficile: assente
Ritmo ritmo in Una vita difficile: presente
Impegno impegno in Una vita difficile: forte
Tensione tensione in Una vita difficile: presente
Erotismo erotismo in Una vita difficile: assente

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Gli utenti di FilmTV assegnano il voto buono a Una vita difficile (voti: 43 media: 4,28) 43

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La trama

La disillusione di un giornalista, ex partigiano nell'Italia del dopoguerra.

Silvio Magnozzi ha combattuto nelle formazioni partigiane comuniste; nel Dopoguerra si trova a lavorare come giornalista. L'uomo non accetta però compromessi e la sua vita va incontro a ostacoli economici e sociali di ogni tipo. Per questo motivo la moglie si decide a lasciarlo fino a quando non riuscirà ad elevarsi socialmente. Per riconquistarla Silvio abbandona il suo idealismo e inizia a lavorare e a umiliarsi al soldo di un industriale. È una delle interpretazioni memorabili di Sordi. Risi in uno dei suoi film più riusciti incanala il tipico personaggio sordiano nei meandri amari di un ritratto spietato sull'Italia della ricostruzione. 

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L'opinione più votata

Di vincenzo carboni scritta il 07/02/2012 - utile per 7 utenti

Voto al film: voto ottimo

Il finale di ‘Una vita difficile’, il gesto di riscatto del protagonista, è tutt’altro che una via d’uscita; forse un altro inizio dopo una fine, una porta che Silvio apre dopo essere stato messo davanti ad un muro una seconda volta: ora dal Commendatore, prima dall’ufficiale tedesco alla pensione della signora Pavinato. Si tratta –dicevo- di una via di fuga, l’ennesima, perché per Silvio Magnozzi si tratta sempre di scavalcar sé stesso (e così facendo Elena) per approdare di slancio in un territorio nuovo ma desertico, privato di ogni altro oggetto umano che sempre contagia. La sua è una corsa a ritroso, in cui agli strappi in avanti fanno da contraltare il rimanere aggrappato alla purezza dell’infanzia, ai propri sogni di grandezza malinconicamente ingigantiti dalla necessità di doverli incessantemente perseguire: non è un figlio, non è una famiglia, ma il proprio romanzo, il proprio sogno di cambiamento dell’Italia, la propria battaglia contro la disonestà che pervicacemente resiste malgrado la promessa nata dal dopoguerra di un paese democratico che nascerà sulle spoglie di quello fascista. Di slancio fuggirà dal mulino (e da Elena), poi di nuovo si troverà con Elena a Roma; dirà di no alle lusinghe del Commendatore per rimanere stavolta dov’è (al giornale delle trentamila lire al mese), e resistere allo strattone di Elena che vuole portarlo verso una vita matrimoniale agiata e senza pensieri, serenamente depositata sugli allori degli affetti; si farà portar via dalla Storia il giorno del suo stesso matrimonio, e di lì finirà per essere ingoiato dal carcere. E poi… La vita difficile di Silvio è una rincorsa a vuoto, a pieno, sempre da un’altra parte, sempre nella direzione sbagliata. Il primo gesto, quello mancato, sempre accennato, mai portato a compimento, quello vigliacco, è sempre la fuga. Dopo esser scampato alla fucilazione nel giardino della pensione, il primo atto è quello di scappare: “Ma dove vai?” gli urla contro Elena. Correndo verso il mulino Silvio sbaglia ancora strada: “Ma dove vai? Di quà” lo corregge ancora Elena. Silvio è sempre da un’altra parte, ma trova una voce –quella di Elena- che lo trattiene, amorevolmente lo depone tra le proprie braccia, gli fa trovare costruito come per incanto uno spazio domestico (prima il mulino che da ‘casaccia da pecoraio’ assume quasi i contorni di un focolare, poi il rifugio romano) proprio lì dove non c’è una cucina, quindi non c’è un luogo. Elena si rende voce materna per quel figlio che decide di sposare proprio in virtù di averlo salvato, e che ora ha bisogno di essere salvato ancora: dalla propria assoluta mancanza di praticità, dalla paura di crescere, dalle intermittenze morali a cui Silvio tanto resiste quanto Simonini pragmaticamente cede. Elena si con-cede perché –spera- grazie a lei un bambino può diventare un uomo, recuperando -grazie ancora a lei- la mancanza. Si può ora iniziare la rincorsa del dopoguerra verso l’acquisizione di tutto ciò che manca: un automobile, una casa con cucina e acqua corrente, uno stipendio più che adeguato, un parrucchiere alla moda (il primo di Roma, quello di Simonini). ESPANDI +
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Opinioni su Una vita difficile


7 febbraio 2012 Opinione di vincenzo carboni su "Una vita difficile"
vincenzo carboni

Il finale di ‘Una vita difficile’, il gesto di riscatto del protagonista, è tutt’altro che una via d’uscita; forse un altro inizio dopo una fine, una porta che Silvio apre dopo essere stato messo davanti ad un muro una seconda volta: ora dal Commendatore, prima dall’ufficiale tedesco alla pensione della signora Pavinato. Si tratta –dicevo- di una via di fuga, l’ennesima, perché per Silvio Magnozzi si tratta sempre di scavalcar sé stesso (e così facendo Elena) per approdare...

voto al film: vincenzo carboni assegna il voto ottimo a Una vita difficile (1961)

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15 dicembre 2011 Opinione di panflo su "Una vita difficile"
panflo

Capolavoro immortale, un affresco veloce ma incisivo del nostro immediato dopoguerra, con spezzoni di filmati d'epoca perfettamente inseriti nella trama, ma soprattutto è la storia di un uomo troppo idealista per sopravvivere in un mondo sempre più  pragmatico, opportunista e cinico. Oggi come oggi la figura del protagonista  pare irreale , abituati come siamo  a cedere ad ogni tentazione e a non sopportare i sacrifici, ma anche nel lontano 1960, Dino Risi ci faceva capire che essa era...

voto al film: panflo assegna il voto ottimo a Una vita difficile (1961)

2 commenti
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25 novembre 2011 Opinione di michel su "Una vita difficile"
michel

Dal lago di Garda a Trastevere, dalla Resistenza al Boom economico, con dentro un gran bisogno d'una boccata d'aria pura.

voto al film: michel assegna il voto buono a Una vita difficile (1961)


8 novembre 2011 Opinione di danandre67 su "Una vita difficile"
danandre67

Uno dei migliori film di Sordi ed una delle sue interpretazioni più  profonde, bellissimo

voto al film: danandre67 assegna il voto ottimo a Una vita difficile (1961)



25 maggio 2009 Opinione di mm40 su "Una vita difficile"
mm40

L'Italia: un paese in cui non c'è alcun posto per gli idealisti ed i puri di cuore. Silvio Magnozzi è uno dei personaggi più importanti interpretati nella lunghissima carriera di Sordi e al tempo stesso è abbastanza distante dal suo tipico ruolo; ciononostante Albertone rende al 100% l'immagine di un uomo solo in mezzo ad una continua battaglia, che continua a combattere pur sapendo che nessuno prenderà le sue difese e che dovrà scontare tutte le sue pene e molto difficilmente...

voto al film: mm40 assegna il voto buono a Una vita difficile (1961)

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11 ottobre 2008 Opinione di Carlo Ceruti su "Una vita difficile"
Carlo Ceruti

Uno dei migliori film di Sordi ed una delle sue interpretazioni più amare e profonde, ma non rinuncia comunque ad alcune macchiette tipiche del suo personaggio. Risi firma un altro dei suoi capolavori e difficilmente lo ritroveremo così inspirato nelle sue opere successive. Tabellino dei punteggi di Film Tv humor:2 ritmo:3 impegno:2 tensione:1

voto al film: Carlo Ceruti assegna il voto ottimo a Una vita difficile (1961)



13 agosto 2008 Opinione di sasso67 su "Una vita difficile"
sasso67

Insieme al "Sorpasso", "Straziami, ma di baci saziami" e "Profumo di donna", uno dei migliori film di Dino Risi. Ottimo Alberto Sordi (ben affiancato dalla Massari) in questa parabola dell'italiano di questo dopoguerra, idealista fino all'opportunismo (ossimoro mio). Il film di Risi avrebbe potuto avere come titolo anche "tengo famiglia" e, per alcuni versi, sembra girato ieri.

voto al film: sasso67 assegna il voto buono a Una vita difficile (1961)


6 luglio 2008 Opinione di ed wood su "Una vita difficile"
ed wood

una delle più riuscite commedie all'italiana, denso di contenuti, ben amalgamato, con 2 o 3 sequenze d'antologia e un Sordi memorabile...

voto al film: ed wood assegna il voto buono a Una vita difficile (1961)



17 giugno 2008 Opinione di colonel blimp su "Una vita difficile"
colonel blimp

Summa tragicomica di Dino Risi, perfettamente in bilico tra la migliore commedia nostrana e il dramma degli esclusi, poetica cara al nostro cinema dei '60. Sordi è al suo massimo con un personaggio passivissimo, guidato dagli ideali solo quando questi non implicano una posta in gioco "alta": da questo punto di vista possiamo leggere in nuce gran parte della nostra società contemporanea. Finale illusorio. Voto: 9 1/2

voto al film: colonel blimp assegna il voto buono a Una vita difficile (1961)


8 giugno 2008 Opinione di Spielbergman su "Una vita difficile"
Spielbergman

Lo sguardo disincantato e lucido di Risi fotografa un’Italia che si sveglia dall’incubo del fascismo per entrare in quello dell’incertezza fra divisioni, scelte etiche difficili e tanta povertà. “Una Vita Difficile”, in cui Alberto Sordi dà un’altra straordinaria performance drammatica, è una pellicola problematica, coinvolgente, ancor più matura del “Tutti a Casa” di Comencini di cui il film di Risi può ritenersi una specie di sequel ideale: dopo l’8 Settembre e lo...

voto al film: Spielbergman assegna il voto buono a Una vita difficile (1961)




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