Opinione di OGM su La voglia matta
Con Ugo Tognazzi, Catherine Spaak, Gianni Garko, Franco Giacobini
- negative [1]
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significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film
Sul film
È amaro per Antonio Berlingheri, affermato ingegnere alla soglia della quarantina, rendersi conto che bastano vent'anni in più per sentirsi ridicolo ed inadeguato di fronte alla spumeggiante energia di un gruppo di adolescenti in vacanza. Ed ancora più amaro è accorgersi che l'attrito tra la sua cauta compostezza da uomo maturo e l'impetuosa spregiudicatezza della gioventù può trasformarsi, in un baleno, nella tenera attrazione per una sedicenne, da cui egli non ha nemmeno la forza di fuggire. Il Luciano Salce dei tempi migliori è un maestro del realismo intimista, che ama fermarsi alla constatazione, perché da questa sarebbe inutile e dannoso trarre conclusioni. Il suo è un cinema che aderisce alla vita senza voler drammatizzare né filosofeggiare. Egli, infatti, con questa sua opera non ci lascia una morale, ma una serie di interrogativi senza risposta: forse la principale colpa dell'età adulta è prendere se stessi e la propria vita troppo sul serio, perdendo il gusto delle piccole cose, nonché la fantasia e la spavalderia di cogliere le occasioni al volo, di divertirsi e provare nuove emozioni? E il rispetto delle regole non è forse un pretesto per mascherare le proprie inconfessabili debolezze ed inibizioni? Oppure sono, semplicemente, la consapevolezza ed il peso dell'esperienza a togliere leggerezza all'animo? Il singolare, ma perfetto, gioco di gesti e parole della coppia Tognazzi-Spaak ci propone, con un'interpretazione raffinata e sobria, un confronto generazionale in cui è dannatamente difficile decidere da che parte si collochi la vera saggezza.
Sulla regia di Luciano Salce
La mano di Salce si distingue, in questo film, nel sapiente uso di quelle intrusioni corali, fatte per lo più di risa e schiamazzi, che interrompono i dialoghi o i momenti d'introspezione prima che questi arrivino ad acquisire un senso definitivo. Tali stratagemmi registici sono "colpi di scena al contrario" che, anziché determinare le svolte decisive, le impediscono, e anziché alimentare la tensione, la troncano di netto.
Commenti
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29 settembre 2008, 20:34 di walterb
BELLO IL FILM, BELLA LA SPAAK GIOVANISSIMA., UN GIANNI GARKO CHE DIVENTERA' IN SEGUITO IL MITICO SARTANA E NON E' PARENTE DELL'INSULSO GABRIEL. UN CULT.
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