Lo zingaro (1975)
Con Alain Delon, Annie Girardot, Marcel Bozzuffi, Paul Meurisse
La trama
Il rapinatore nomade ruba ai ricchi per dare ai poveri.
Da più di due anni, Hugo Sennart, “lo Zingaro”, capo di una banda di rapinatori in combutta con Jo e Jacques compagni d’evasione, tiene in scacco il commissario Blot e le forze dell’ordine. Novello Robin Hood, decide di vendicarsi delle ingiustizie commesse contro la sua gente donando il frutto delle sue rapine ai nomadi...
Regista, scrittore, sceneggiatore, commediografo: José Giovanni è senza dubbio un autore da riscoprire. Questo non è il suo capolavoro (di ben altro livello _Due contro la città_), ma la storia è appassionante e soprattutto Alain Delon infonde al personaggio un grande senso di mistero.
L'opinione più votata
Di joseba scritta il 14/05/2010 - utile per 8 utenti
Voto al film: 
Tratto dal suo romanzo del 1959 Histoire de fou, Lo zingaro è l'ottavo lungometraggio di José Giovanni e il secondo dei suoi tre film prodotti e interpretati tra il 1973 e il 1976 da Alain Delon (gli altri due sono Due contro la città e Il figlio del gangster). Mattatore indiscusso della pellicola e perfettamente a suo agio nei panni del lupo solitario braccato dalla polizia, Delon deve vedersela con un commissario scaltro e tenace (interpretato splendidamente da Marcel Bozzuffi, attore specializzato in secondi ruoli) e coi capricci del caso (l'hasard, coincidenza e fato) che lo portano a ricalcare beffardamente le orme del genio delle casseforti Yan Kuq (l'immenso Paul Meurisse).
Quest'ultimo è fuggito da Parigi in seguito alla morte della moglie, precipitata dal terrazzo di casa al termine di una furibonda lite: rientrando alle prime ore del mattino da una rapina, Kuq l'ha scoperta al telefono con l'amante e l'ha presa a cinghiate provocandone la caduta involontaria. L'avvocato gli suggerisce di costituirsi e fornire una versione dei fatti che lo scagioni sia dalla tragica fatalità che dal furto di gioielli, ma lo scafato scassinatore non intende fare neanche un giorno di galera e preferisce rifugiarsi in luoghi più appartati. Ma non più sicuri, poiché ogni volta che cambia aria sopraggiunge puntualmente la banda del Gitano a creare scompiglio e portarsi dietro l'immancabile corteo di poliziotti.
Pare evidente che la verosimiglianza non è il punto di forza dello Zingaro: le coincidenze sfortunate e le accidentali intersezioni dei percorsi del Gitano e di Kuq sfidano ogni legge della probabilità, facendo dell'uno l'ignara ombra dell'altro. Il fatto è che a José Giovanni lo scrupolo della plausibilità narrativa non importa minimamente: il romanziere, sceneggiatore e regista di origine corsa è da sempre interessato alla dimensione della parabola, della guerra del singolo contro l'ingiustizia (sia che essa si incarni nelle forze dell'ordine o in quelle del destino). E nella fattispecie l'irriducibile marginalità del protagonista è amplificata dalla triste sorte dei nomadi, disprezzati dai cittadini, costretti a trasferirsi in grandi caseggiati e rinunciare alla libertà di abitare all'aperto.
Nonostante abbia collaborato con Jean-Pierre Melville all'adattamento del suo secondo romanzo Le Deuxième Souffle, la sensibilità di José Giovanni è davvero agli antipodi rispetto a quella del patron di Rue Jenner: se Melville evita accuratamente ogni sentimentalismo e ogni concessione alla retorica, Giovanni si abbandona al patetismo e al vittimismo con sfacciata impudenza. Ed è proprio questo gioco basso a farne il cantore di una malavita disperatamente morale, dei truands puri, di un milieu capace di surclassare in giustizia, riconoscenza e coraggio la meschinità dei tutori della legge. Osservazione personale: dei cinque film di Giovanni che ho visto (gli altri quattro sono Ultimo domicilio conosciuto, Il clan dei marsigliesi, Due contro la città e Il figlio del gangster), Lo zingaro è senza dubbio il più spettacolare e struggente (anche grazie alle strepitose sequenze d'azione e alla prova di Annie Girardot nel ruolo della combattiva Ninie). Una pellicola impetuosa e irriconciliata: di un'innocenza selvaggia.
- negative [1]
- sufficienti [5]
- positive [3]
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19 marzo 2012 Opinione di hallorann su "Lo zingaro"
Renato Salvatori era un bagnino lucchese scoperto a Forte dei Marmi nei primi anni cinquanta, esplose nell’epocale POVERI MA BELLI di Dino Risi e nei vari seguiti di grande successo popolare. Aveva una bella faccia simpatica e movenze da attore nato nonostante venne doppiato fino alla metà degli anni sessanta. Indimenticabile accanto a mostri sacri e non ne I SOLITI IGNOTI di Mario Monicelli e in ROCCO E I SUOI FRATELLI di Luchino Visconti. Si dice che era una persona adorabile, semplice,...
voto al film: 
8 aprile 2011 Opinione di chribio1 su "Lo zingaro"
mah insomma,vada bene per l'idea ma il resto e' di una noia difficile da vedere in giro.voto.4.
voto al film: 
15 maggio 2010 Opinione di emmepi8 su "Lo zingaro"
Sempre tratto da un romanzo di Giovanni, lui stesso sceneggia e dirige, ma gli vengono a mancare le idee principali e i compromessi produttivi, produce lo stesso Delon, si sentono e stridono, ad iniziare dall'impostazione del personaggio stesso che non è molto credibile nel ruolo dello zingaro. Un cast ottimo, ma abbastanza sprecato in ruoli minimi di poco valore, ed improntati da da un manierismo tipicamente francese, vedi l'interpretazione stessa della grande Girardot. Un...
voto al film: 
14 maggio 2010 Opinione di joseba su "Lo zingaro"
Evaso e braccato dalla squadra del commissario Blot (Marcel Bozzuffi), Hugo Sennart detto "il Gitano" (Alain Delon) è in fuga da due anni insieme ai complici Jo Amila detto "Jo il pugile" (Renato Salvatori) e Jacques Helman (Maurice Barrier). La banda di latitanti semina il panico in tutta la Francia, rapinando furgoni portavalori, regolando conti in sospeso coi delatori e foraggiando la causa dei nomadi col denaro dei colpi messi a segno. Il caso vuole che la loro...
voto al film: 
10 maggio 2009 Opinione di mm40 su "Lo zingaro"
La storia di un antieroe nemmeno particolarmente simpatico (ma senza dubbio interpretato con ottimo mestiere da Delon), vagamente ispirato alle vicende di Luciano Lutring - ma sull'argomento è decisamente migliore il precedente lavoro di Lizzani, che descrive i primi anni, quelli milanesi, della carriera del 'solista del mitra'. Giovanni dirige un lavoro (tratto da un suo romanzo, peraltro) modesto, non particolarmente brillante, ma dignitoso; nel cast anche Renato Salvatori.
voto al film: 
4 febbraio 2009 Opinione di sergio75 su "Lo zingaro"
Jose Giovanni è stato un grando scrittore di romanzi polizieschi ed un grande sceneggiatore (sua la sceneggiatura ed il romanzo ispiratore de "Il buco" di Jacques Becker). Come regista non ha goduto della stessa fortuna e "Lo zingaro" (tratto anche questo da un suo racconto) sicuramente è tra i suoi film meno riusciti. Certo abbiamo due ottimi attori (Delon e Meurisse) ed il regista conosce il suo mestiere, ma la trama è troppo prevedibile ed il messaggio che si vuole lanciare allo...
voto al film: 
6 maggio 2008 Opinione di bradipo68 su "Lo zingaro"
Sicuramente non è il capolavoro di Jose'Giovanni,scrittore poi passato proficuamente alla sceneggiatura e alla regia cinematografica.Non è da buttare via ma ha il sapore di un'occasione sprecata perche'accanto al duello tra la polizia e la banda c'è tutto un discorso piu'generale sull'onore che non giova al film,forse era la smania di Delon di dare piu'profondita'al suo personaggio...Comunque un buon esempio di cinema di genere
voto al film: 
11 dicembre 2003 Opinione di nvclan@libero.it su "Lo zingaro"
Un buon noir di José Giovanni, con ottimi attori, dominati da uno splendido e incisivo Alain Delon. Peccato che il film cada nella sequenza dell'incontro tra Delon e Meurisse, tra lo zingaro e il criminale "borghese", sequenza che avrebbe dovuto essere il clou del film e invece risente dei dialoghi banalotti.
voto al film: 
- negative [1]
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