Opinione di FABIO1971 su Zombi 2
Con Tisa Farrow, Ian McCulloch, Richard Johnson, Olga Karlatos
- negative [9]
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significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film
Sul film
"Per te la causa è sempre quella: il voodoo...".
"Lucas non lo sa, ma il padre di mio padre diceva che quando i morti usciranno dalla tomba, i vivi saranno il loro sangue!".
"Andiamo, non ha senso, è una stupida superstizione".
"Hai ragione, dottore, tu sai molte più cose di Lucas".
"Io mi rifiuto di credere che il voodoo possa far tornare in vita i morti!".
"E io non credo che i morti siano morti...".
[Richard Johnson e Dakar]
Incipit: una barca alla deriva al largo del porto di New York, sospinta dal vento verso l'imbarcadero di Coney Island. Nessuna traccia dell'equipaggio, soltanto segni di colluttazioni e danni. Una motovedetta della guardia costiera la abborda, i due poliziotti che la ispezionano vengono assaliti da uno zombie, uno dei due agenti viene ucciso, l'orrenda creatura finisce in mare e scompare negli abissi...
Sulla vicenda indagano il giornalista Peter West (Ian McCulloch) e Ann Bowles (Tisa Farrow, sorella di Mia), la figlia del proprietario del battello, partito tre mesi prima per Matul, un'isola (immaginaria) dei Caraibi, per incontrare l'amico Menard (Richard Johnson) e poi misteriosamente scomparso.
Dopo aver letto un'agghiacciante lettera di Bowles indirizzata alla figlia ma poi non spedita ("A causa della mia morbosa curiosità ho contratto una misteriosa malattia. Ora mi stanno studiando come una cavia, ma so che non lascerò quest'isola mai più, almeno da vivo") decidono di partire immediatamente per Matul, dove giungono grazie a una coppia di turisti americani, Susan (Auretta Gay) e Brian (Al Cliver), che, in partenza per una vacanza di due mesi tra le isole dei Caraibi, accettano di accompagnarli con la loro imbarcazione. Già durante il viaggio, però, quando Susan viene assalita da uno zombie durante un'immersione subacquea, avranno modo di rendersi conto di quali inquietanti misteri circondino Matul. Sull'isola, infatti, grava una terrificante maledizione
voodoo: i cadaveri tornano in vita affamati di carne umana, la popolazione è decimata, l'ospedale di Matul è invaso da malati moribondi e il dottor Menard, che abita sull'isola insieme alla sempre più terrorizzata moglie Paola (Olga Karlatos), assistito soltanto dall'infermiera Clara (Stefania D'Amario) e dall'inserviente Lucas (Dakar, nome d'arte di Alejandro Barrera) è impotente di fronte agli eventi. Quando viene raggiunto da Ann e gli altri si prodiga di spiegazioni: "Conobbi suo padre alcuni anni fa, quando venne qui per la prima volta: quando poteva, veniva a passare qualche settimana da me a Matul. E quando lui si ammalò, preferì restare qui invece di salpare come gli consigliavo. No, non volle darmi ascolto, anzi mi pregò di approfittare dell'occasione per usarlo come una cavia, per tentare di scoprire le cause di questa orrenda e misteriosa malattia e trovare un rimedio prima che quest'isola si trasformasse in un mostruoso lazzaretto. Suo padre era un uomo molto coraggioso e tale si comportò fino alla fine". Ma neanche Menard è in grado di fornirle ulteriori dettagli plausibili: "Gli indigeni dicono che dipende dal voodoo, che è stato il nuovo sciamano a evocare questi zombi, ma io dico che c'è una spiegazione più razionale, si tratta solo di trovarla". Ma non c'è tempo: i morti viventi sono ormai ovunque e per i pochi sopravvissuti al contagio è l'inizio di una disperata e terrificante lotta per la sopravvivenza.
Per la sua prima (e casuale: il film doveva essere diretto da Enzo G. Castellari) incursione nel genere horror, Lucio Fulci sceglie di rileggerne uno dei filoni storici e più suggestivi (dal precursore L'isola degli zombies, 1932, di Victor Halperin al classico Ho camminato con uno zombie, 1943, diretto da Jacques Tourneur, passando per titoli come Voodoo Man, 1944, di William Beaudine, L'isola stregata degli zombies, 1957, di Reginald Le Borg, un gioiellino come Carnival of Souls, 1962, di Herk Harvey, fino a opere più recenti come la saga dei resuscitati ciechi, in quattro capitoli tra il 1971 e il 1975, di Armando De Ossorio, il cult movie La morte dietro la porta, 1972, di Bob Clark, il delirio di Non si deve profanare il sonno dei morti, 1974, di Jorge Grau, gli zombi nazisti di L'occhio nel triangolo, 1977, di Ken Wiederhorn e uno dei modelli ispiratori dichiarato dallo stesso Fulci, ovvero La lunga notte dell'orrore, 1966, di John Gilling) per cavalcare l'onda del successo dei primi due capitoli romeriani della saga dei morti viventi. Sarà grazie all'inventiva e al talento di Fulci, però, se Zombi 2 si rivelerà, sin dalla sua apparizione, un cult movie assoluto del genere splatter, perchè, nonostante il gancio del titolo italiano, le scorie essenzialmente "derivative" e gli elementi in comune con il film di Romero sono ben poche: il risultato finale, infatti, è un horror implacabile ed efferato, che polverizza ogni implacazione politica e sociale del cinema di Romero per abbracciare in toto l'estetica del raccapriccio e concentrarsi esclusivamente sulla crudeltà e la violenza nell'esibizione della paura, approccio evidente sin dal make-up con cui sono ricreati gli zombi, trasformati in orripilanti ammassi ambulanti di carne putrefatta, divorata dai vermi e dalla decomposizione.
La pre-produzione del film venne avviata a maggio del 1978 (quando Zombi di Romero non è ancora uscito in Italia) con il titolo iniziale di L'isola degli zombi, poi modificato nel definitivo Zombi 2 al termine delle riprese per sfruttare, adesso sì, la scia di Romero, il cui film spopolava nelle sale cinematografiche americane proprio durante la trasferta newyorkese della troupe di Fulci. Nel progetto originario il modello ispiratore non era Dawn of the Dead, ma il precedente Night of the Living Dead, trasportato, però, in un'ambientazione caraibica per immergere nei panorami da cartolina la rievocazione dei riti voodoo. Per le riprese, oltre a quelle (clandestine) a New York, venne scelta la Repubblica Dominicana, con la casa produttrice, la Variety Film, che per rientrare delle spese sfruttò le locations per girare contemporaneamente anche un film porno (che uscirà con il titolo di Sesso profondo), dove appariva anche l'inconsapevole Al Cliver, alias Pierluigi Conti: "Quando mi contattarono per Zombi 2 mi dissero: 'Senti, già che c'è la trasferta, per rientrare un po' dei soldi, facciamo pure un altro film, una commedia all'italiana'. E io, ingenuo, dissi: 'Va bene', non avevo nulla in contrario. Questa commedia all'italiana si tramutò prima in un film erotico e poi in un film porno, al che fui costretto ad abbandonare il set. Trovarono un compromesso: invece di essere attore nel film, ero uno spettatore di 'certi' avvenimenti".
La sceneggiatura, decisamente approssimativa per quanto riguardava gli sviluppi della trama ma molto più dettagliata nella descrizione delle sequenze clou, venne approntata da Dardano Sacchetti (ispirato, secondo la leggenda, dalla lettura di una saga del Tex di Gian Luigi Bonelli pubblicata tra il marzo e il giugno del 1971 – i celeberrimi Il figlio di Mefisto, I quattro amuleti, Magia nera e Il veliero maledetto – a cui, restando in tema, è possibile senz'altro accostare tra le probabili influenze, un'ulteriore, celebre saga di un altro personaggio bonelliano, lo Zagor alle prese, tra il febbraio e il maggio del 1973, con gli zombi di Haiti negli episodi All'ultimo sangue, Vudu!, La notte dei maghi e Zombi, per i testi di Guido Nolitta, alias Sergio Bonelli, e i disegni di Franco Bignotti), che non firmò lo script concedendo gli onori della ribalta a sua moglie Elisa Briganti. Ricorda Giannetto De Rossi: "Mi hanno chiamato i produttori, che erano Ugo Tucci e Fabrizio De Angelis, e mi hanno detto che volevano rifare, cercare di copiare, La notte dei morti viventi di Romero. Mi hanno dato il copione, l'ho letto e poi ho incontrato Fulci, al quale ho detto che non era il caso di rifare Romero perchè non avevamo una sceneggiatura, non avevamo un cast eccezionale e pensavo fosse più giusto puntare su un'immagine veramente horror". Sono due, quindi, gli elementi fondamentali alla base del successo dell'operazione di Fulci: sfruttare il fascino dell'ambientazione e puntare sulle estremizzazioni più truculente dell'horror. Scrive, a tal proposito, Graziano Misuraca nell'articolo Da Matul a Brooklyn (da Alias n. 8 del 20 febbraio 2010): "Zombi 2, di Lucio Fulci, fu certo girato sulla scia del successo di George A. Romero, ma, con abile dribbling, il nostro regista riportò le storie di zombi nel crogiolo caraibico. Fulci lo ricordò a Romero (e Argento) quando i due se la presero per il successo mondiale del film. La cosa curiosa di Zombi 2 è che forse scioccò gli americani per il finale: gli zombi straccioni si preparano a fare la loro festa di morte passando per il ponte di Brooklyn, cioè per l'unica scena che in qualche modo 'fa concorrenza' a Romero, che aveva preferito far caracollare i mostri in un centro commerciale".
Se del cast si ricordano soltanto l'interpretazione di Richard Johnson, sicuramente più convincente dei legnosi Ian McCulloch e Al Cliver e della titubante Tisa Farrow, e la bellezza di Olga Karlatos e Auretta Gay, più di una doverosa menzione meritano, invece, la splendida fotografia di Sergio Salvati (a cui si aggiungono, per le riprese subacquee, i talenti di Ramòn Bravo e Paolo Curto), gli incalzanti ritmi tribali della colonna sonora di Fabio Frizzi e Giorgio Cascio, tripudio di percussioni e sintetizzatori indiavolati e, naturalmente, gli strepitosi effetti speciali e il trucco curati da Giannetto De Rossi. Molti, infine, i momenti memorabili del film: l'incipit a largo di New York, la magnifica sequenza della perlustrazione notturna di Peter e Ann sulla barca, risolta in gag ma magistralmente condotta sul filo di un impeccabile crescendo di suspense, il combattimento subacqueo tra lo zombie e lo squalo, gli scorci delle strade del villaggio, con la sabbia alzata dal vento, l'atmosfera malsana e putrescente e l'inquietante incedere degli zombi vaganti, la morte di Paola, la moglie del dottor Menard, altra lunghissima e strepitosa sequenza notturna, culminante in un atroce e celeberrimo epilogo splatter, gli zombi che escono da sottoterra mentre Ann e Peter si stanno baciando, l'assedio nell'ospedale (omaggiato da Tarantino e Rodriguez nel prologo di Dal tramonto all'alba), delirio pirotecnico e incalzante di tensione, suspense, orrori e distruzione e dove da Romero si passa a Carpenter e alle dinamiche angoscianti del survival game, il colpo di coda finale sul ponte di Brooklyn, prevedibile ma di straordinaria visionarietà apocalittica.
Commenti
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22 agosto 2011, 15:55 di maghella
Questa opinione me l'ero persa!!! Porca miseria...tante le volte una và di qua, và di là...poi accende, spegne...e si perde certe cose...Non ti faccio i complimenti...per carità, mi mordo la lingua. L'unica cosa sulla quale mi soffermo è quella della vicenda capitata ad Al Cliver...Succedeva spesso anche sui set di Jesus Franco di girare con i soliti attori, la solita produzione più film contemporraneamente...e di solito ad un horror e ad un western veniva affiancato anche un porno...mi pare successe anche a Klaus Kinski, che si ritrovò in una situazione analoga....Fulci mi piace tanto, è una mia "debolezza" lo ammetto, ma più nei gialli che negli horror, tranne che per "Quella villa accanto al cimitero", lì è il giusto mix... ...anzi ci ho ripensato Fabio: COMPLIMENTI! te li meriti, tutti...per ogni genere che vuoi trattare. Un saluto, laMaghe, =D
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22 agosto 2011, 16:14 di FABIO1971
Grazie Maghella!! Per non parlare di quello che è accaduto a IanMcCulloch, che la casa di produzione invitò a raggiungere New York per l'inizio delle riprese direttamente dall'Inghilterra dove viveva: lui arrivò all'aeroporto e al banco del check-in gli venne chiesto il motivo per cui si recava negli Stati Uniti. Ignaro, rispose: "A girare un film italiano". "E qual è la casa di produzione?", gli domandarono; e lui: "La Variety Film". Dopo aver controllato lo gelarono: "Non risulta nessuna Variety Film autorizzata a girare un film a New York" e gli negarono il permesso di partire (ci riuscirà solo dopo qualche giorno).. Riprese, quindi, assolutamente clandestine, senza alcun permesso, con Fulci che utilizzò veri poliziotti americani nelle sequenze iniziali, con il finale sul ponte di Brooklyn girato all'alba e in fretta e furia... Decisamente altri tempi... Ciao!!
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22 agosto 2011, 16:20 di maurri 63
Caro Fabio, non so se erano altri tempi: ceri escamotage si usano anche adesso....magari in futuro ne racconto qualcuno. Ma, chissà perchè, li rendevano romantici i tipi come Lucio Fulci. Ecco, forse è tutto qua: non erano "altri tempi" ma erano "altri interpreti". Più attenti al lavoro, meno spilorci, disponibili a dare una mano. O, forse, solo più roimantici. Bella recensione! Un caro saluto!
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22 agosto 2011, 16:30 di maghella
Ragazzi vogliamo davvero parlare di Lucio Fulci? Io vi prego di farlo...quando mi iscrissi qui, conoscevo poco di lui, fu grazie a Superficie e Notoburattino, che mi diedero tante dritte a riguardo ho coperto molte lacune. Credo che quello che dice maurri sia vero, forse leghiamo a dei personaggi un romanticisimo che anche oggi, sempre grazie a qui, riesco a ritrovare. Nell'intervista che Spaggy a fatto al regista di Maternity Blues, si nota tutta la passione, l'abnegazione per il proprio lavoro, che magari per certi film, su altri "canali" di comunicazione sono invisibili...e questo modo di poter conoscere aspetti su film che magari passeranno con difficoltà nelle grandi distribuzioni, per me è davvero una grande opportunità. Fulci ha fatto tanti lavori, di tutti i tipi, io me lo sono sempre immaginato un po' come un buon ebanista, che sapeva fare un solido tavolino, come un prezioso intaglio...Non sopporto i suoi film con Franchi e Ingrassia, eppure gli hanno permesso di lavorare su altri progetti magari più difficoltosi. Andava in america con un "zoccolo e una ciabatta", in poche ore girava varie scene, le stesse le riutilizzava per altri lavori...Avete in mente "Un gatto nel cervello"? è un piccolo gioiellino di ritagli, con un finale incredibile, di autoironia pazzesca...vabbè fermatemi...che poi dicono che dovrei stare zitta, e invece oggi sono logorroica...ciao.
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22 agosto 2011, 16:34 di FABIO1971
D'accordissimo, maurri, "romantici" è la parola esatta.. Ciao e grazie!!
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22 agosto 2011, 16:39 di FABIO1971
@ maghella: ops, non avevo visto il commento.. che sottoscrivo in toto (e comunque "Le spie vengono dal semifreddo", anche fosse solo per il titolo, vale sicuramente una visione spensierata).. Ciao!!
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22 agosto 2011, 20:26 di FABIO1971
Ho scritto una cazzata, chiedo scusa a Maghella, a maurri 63 e a chiunque abbia letto il mio commento: "Le spie che vengono dal semifreddo" è di Mario Bava e, non so il perchè, l'ho confuso con "002 Agenti segretissimi" di Fulci... abbiate pazienza...
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4 settembre 2011, 01:36 di laceblood
Io ritengo che se Zombi di Romero non fosse uscito non sarebbe nato nemmeno Zombi 2 , le situazioni come : il tema del contagio,l'antropofagia, il senso di disperazione per la lotta alla sopravvivenza e lo splatter (il piatto forte del film italiano) Fulci le riprende in modo uguale a Romero e sono, guarda a caso, i punti cardine su cui si regge l'intera vicenda; lasciamo perdere il voodoo di Zombi 2 che è solo appena accennato e pretestuoso e non tiriamo in ballo il tema politico del film americano(la metafora sul consumismo è appunto una metafora non il soggetto su cui si articola in modo esclusivo la sceneggiatura) ; Zombi 2 non assomiglia nè ai WHITE ZOMBIE o I WALKED WITH A ZOMBIE nè tantomeno a PLAGUE OF THE ZOMBIES, ma bensì ai film di Romero (NIGHT OF THE LIVING DEAD e DAWN OF THE DEAD) e pure al sottovalutato NON SI DEVE PROFANARE IL SONNO DEI MORTI. Fulci rispetto a Romero ha solo (come se ce ne fosse stato bisogno)calcato la mano sul grand guinol, decomposto maggiormente gli zombi (che nel film saranno 5-6, non di più, ripresi più volte e moltiplicati coi filtri) e ambientato la vicenda in un'altra location. Per quanto riguarda peripezie, capacità di arrangiarsi e mancanza di denaro sul set purtroppo questo era un leit motiv del cinema di genere italiano, pensate al grande Mario Bava...
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5 settembre 2011, 21:39 di FABIO1971
Ciao laceblood: ho letto il tuo commento e sono d'accordo con buona parte delle tue considerazioni.. Preciso soltanto che non ho scritto nell'opinione che "Zombi 2" assomiglia ai titoli citati: ho soltanto nominato i film cruciali nella storia dello "zombie movie".. Aggiungo anche, questa è la cosa su cui non sono d'accordo, che "il tema del contagio" nel film di Fulci è gestito in maniera differente rispetto a Romero: in "La notte dei morti viventi" il contagio viene ipotizzato che dipenda dal ritorno sulla Terra di una sonda inviata su Venere. Al di là di questa breve spiegazione, però, Romero si disinteressa del "perchè" del contagio per concentrarsi sui suoi effetti. Fulci, invece, impiega molte sequenze del film per proporre, seppur lasciandola sempre sospesa nel mistero e nell'inspiegabilità, una motivazione al contagio, optando per la maledizione voodoo e affidandone le spiegazioni a frequenti battute dei dialoghi.. Concordo con te, comunque, nel valutare pretestuoso il riferimento al voodoo, aspetto secondario anche nelle intenzioni di Fulci.. Ciao!
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6 settembre 2011, 22:31 di laceblood
Ciao Fabio, non ho voluto asserire che la tua recensione accostava il film di Fulci con i titoli suddetti o ne prendeva spunto , il mio era riferito al fatto che all'epoca il regista italiano ( e molti accaniti sostenitori anche attualmente )sosteneva (e sostengono) che il il filone zombistico non apparteneva ad Argento (Romero soprattutto) ma bensì ai titoli che tu hai citato, quando ribadisco che , non me voglia nessuno , Fulci e gli sceneggiatori hanno attinto assai dal film di Romero. Per quanto riguarda il tema del contagio , il mio si riferiva non tanto all'origine di questo, che onestamente nessuno dei due registi se ne interessa più di tanto, ma bensì qual era il canale di trasmissione : se tu vieni morso da uno zombi diventi uno zombi, i sintomi e il processo degenerativo delle cellule sono identici nei due films, cambiano solo gli effetti visivi della tumefazione, ma la sostanza fondamentalmente rimane la medesima. La cosa che mi lascia assai perplesso è che molti (davvero tanti) sostengono che" Zombi 2 è un film totalmente originale che non ha nulla a che vedere con l'opera di Romero".; quando è sufficiente guardare prima l'uno e poi l'altro con semplice occhio disilluso per accorgersi che la realtà è un'altra. Con questa mia considerazione porgo i mie più cordiali saluti e spero di scambiare qualche opinione con te in merito perché lo ritengo un argomento assai interessante.
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7 settembre 2011, 12:10 di FABIO1971
Grazie, laceblood, per la tua precisazione, ora ho capito meglio il tuo precedente commento: in ogni caso sono assolutamente d'accordo sulla fondamentale influenza di Romero (in generale e non, nello specifico, solo quello di "Dawn of the Dead") su "Zombi 2". Che poi Fulci scelga percorsi differenti, è evidente in alcune sue scelte sia stilistiche che narrative, ma è impossibile negare l'importanza soprattutto di "Night of the Living Dead" per questo film.. Ciao!!
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