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Opinione di OGM su I gangsters

[The Killers, USA 1946, Poliziesco, durata 105', b/n]   Regia di Robert Siodmak
Con Burt Lancaster, Edmond O'Brien, Ava Gardner, Albert Dekker




Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

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05/01/2011 voto al film: voto ottimo

Sul film

Un noir a cui le personalità dei protagonisti donano un’aura straordinariamente vivida: l’ombra è accesa dalle passioni, dalle sfumature del carattere, dal bagliore delle intuizioni e dal lampo del sospetto, in un gioco di luci che trasferisce, sullo schermo, l’originale complessità delle situazioni. La sceneggiatura trae spunto dall’opera The Killers di Ernest Hemingway, di cui riprende, nella prima parte, l’inquietante trama: due sconosciuti giungono in una piccola città americana per uccidere un ex puglie svedese, che scampa per puro caso all’agguato, tesogli dai sicari nel bar presso il quale egli è solito cenare.  Il racconto di Hemingway finisce qui, senza risolvere il mistero del movente, né rivelare gli ulteriori sviluppi del piano criminale; è a questo punto che il film di Siodmak (sceneggiato da  Anthony Veiller, Richard Brooks e John Huston), prende il via, ricostruendo, attraverso un’acrobatica successione di flashback inscatolati uno dentro l’altro, i retroscena dell’oscuro antefatto.  La storia si dispiega poco a poco, come una carta geografica spacchettata sul tavolo, che diventa leggibile solo quando, fra diritti e rovesci, è stata completamente distesa. L’indagine condotta dall’investigatore Reardon scava nel passato della vittima seguendo un percorso zigzagante tra realtà ed apparenza, in cui la simulazione e il sotterfugio sono, simultaneamente, armi di attacco e di difesa. La verità è stratificata, e la sua profondità è riprodotta, nelle inquadrature, grazie a magistrali effetti di chiaroscuro, e ad una accuratissima disposizione dei soggetti, che, con la decisiva complicità del bianco e nero, riescono a creare plasticità e tridimensionalità.  Le scene sono come scolpite con la macchina da presa: sono come figure marmoree immerse in una variegata emulsione di chiazze traslucide, che, secondo il movimento, rivelano, nascondono, attenuano ed accentuano i dettagli di persone e cose. La superficie dello schermo assume, talvolta, il profilo di un paesaggio lunare, morbidamente ondulato dai contorni di avvallamenti, montagne, crateri,  altre volte assume l’aspetto di un gioco teatrale di scenari che scorrono su piani paralleli, di figure sovrapposte che, benché piatte, trasmettono il senso della prospettiva. A questi rari pregi formali si aggiunge, in questo film, una grande attenzione per il contenuto narrativo, assicurata dalla costante presenza di uno sguardo scrutatore che, però, non diventa mai invasivo, mantenendosi sempre – come il visitatore di una mostra, o l’osservatore davanti a una finestra panoramica – rispettosamente al di qua del “vetro”.
 

Sulla regia di Robert Siodmak

Ecco i link ad alcuni fotogrammi tecnicamente rilevanti:
http://imaginarlaciencia.files.wordpress.com/2009/12/forajidos-the-killers-robert-siodmak-1946.jpg
 
http://lunar-circuitry.net/wordpress/wp-content/uploads/2007/06/killers3.jpg
 
http://www.movingimagesource.us/images/articles/the-killers-4-20100420-113923-medium.jpg
 
http://1.bp.blogspot.com/_fsrYPG3SaVY/S6Tgmu5QijI/AAAAAAAAADw/shWNLa9nfXw/s400/killers.png
 
http://4.bp.blogspot.com/_zGreRPcsAtg/SdhxLhzvgUI/AAAAAAAAAqA/74AcP34sjcg/s400/Killers6.jpg
 


SI

Commenti

  • 5 gennaio 2011, 09:14 di Utente rimosso (Marcello Del Cam

    Vale la pena annotare che nel 1964 esce il remake "Contratto per uccidere" ("The Killers") diretto da Don Siegel. In realtà, a Siegel, nel 1946, era stata affidata la regia degli "Uccisori" (così nella traduzione italiana di Giuseppe Trevisani - Einaudi 1946), poi a Siodmak. E' incredibile come un racconto (perfetto) di appena 10 pagine abbia ispirato due grandi film. Ciao.

    cancella commento cancella commento e blacklista Utente rimosso (Marcello Del Cam
  • 5 gennaio 2011, 10:54 di OGM

    Caro Marcello, grazie del commento. Un altro "grande", Andrej Tarkovskij, ha scelto lo stesso "perfetto" racconto per la sua prima prova registica da studente di cinema, nel 1956 (vedi, a questo proposito, il mio odierno post su CR), violando la "regola" che sino ad allora impediva, agli allievi della scuola, di basare i propri saggi su scritti occidentali. L'opera di Hemingway, in effetti, sembra scritta per la messa in scena (teatrale o cinematografica), perché sviluppa una trama ridottissima, ed un'azione quasi inesistente, proprio nel senso delle immagini e dei dialoghi (soprattutto "collaterali", come l'iniziale disquisizione sui cibi serviti nel bar). Tra l'altro, il palese contrasto tra il mondo spietato rappresentato dai due sicari, e la figura depressa e solitaria della loro vittima, indica la presenza di un abisso da colmare, letterariamente, con una storia adeguatamente lunga ed articolata, ricca di eventi, personaggi e, soprattutto, di ambiguità. Quelle dieci pagine sono, quindi, un esplicito invito alla scrittura creativa, che l'assenza di indizi specifici lascia, per altro, completamente libera di immaginare e costruire. Un carissimo saluto da OGM.

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