Opinione di steno79 su Il cacciatore
Con Robert De Niro, Christopher Walken, John Savage, Meryl Streep, John Cazale
- negative [6]
- sufficienti [3]
- positive [84]
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Sul film
Che sia il miglior film di Michael Cimino, non c'è alcun dubbio. E' un'opera di ambizioni smisurate che tenta una riflessione seria e approfondita sulle ferite e i traumi riportati dal popolo Americano durante il famigerato conflitto Vietnamita. Non è un film reazionario o fascista come è stato accusato da una parte della critica, è un affresco di stampo epico che non trascura la dimensione privata ed intima dei protagonisti. Una delle caratteristiche più affascinanti dello stile di Cimino è quella di reggere con estrema abilità scene molto lunghe ed elaborate: ad esempio quella del matrimonio di Steven nella prima parte, che da sola dura più di mezz'ora, oppure quella della caccia al cervo con De Niro che si ostina a ripetere che l'animale va abbattuto con un colpo solo. Il cast contribuisce in maniera decisiva alla riuscita dell'opera, con un De Niro all'altezza delle sue migliori performance nel ruolo del veterano reduce Mike, uno straordinario Christopher Walken che vinse un meritato Oscar nel ruolo dell'ambiguo Nick che diventerà uno specialista della roulette russa a Saigon, una sensibile e luminosa Streep che divide il suo affetto fra i due attori appena menzionati e, fra i comprimari, buone prove di John Cazale (che girò il film in fase di malattia terminale), John Savage, George Dzundza e Shirley Stoler. Tuttavia, a mio modesto parere resta il problema dell'effettismo e dell'eccesso di sadismo con cui sono rappresentate le scene della roulette russa nel campo di prigionia dei Vietcong: anche se i Vietcong si fossero macchiati di tali crimini nella realtà (cosa che non escludo affatto), resta che l'immagine di sadici torturatori che ne dà Cimino risulta un pò troppo di parte, suscitò polemiche già all'apparire del film e calca un pò troppo la mano su effetti truculenti e grand-guignoleschi. Peccato, perchè se non fosse per questo genere di forzature nell'impostazione ideologica, il film è di primissimo ordine sotto ogni punto di vista, narrato come un grande romanzo di formazione dal ritmo ampio e solenne, splendidamente fotografato e spesso emozionante e coinvolgente (bellissimo il finale con i personaggi sopravvissuti che cantano "God Bless America", un inno alla speranza e alla voglia di ricominciare di una nazione di fronte ad una delle più cocenti sconfitte della sua storia). voto 9/10
Commenti
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7 marzo 2012, 11:51 di curiosone49
...bel commento...non accuserei però Cimino "dell'effettismo e dell'eccesso di sadismo con cui sono rappresentate le scene della roulette russa nel campo di prigionia dei Vietcong"...occorre ricordare qui che tutto ciò fa parte del "lato oscuro" della "belva uomo"?? Concordo invece TOTALMENTE sull'emozione che dà allo spettatore la scena finale "con i personaggi sopravvissuti che cantano "God Bless America", un inno alla speranza e alla voglia di ricominciare di una nazione di fronte ad una delle più cocenti sconfitte della sua storia"....si è proprio così...peccato che poi, questa nazione, grandissima, ancorchè immemore, si sia impelagata in altri 2 Vietnam: Iraq ed Afganistan....e sia prossima ad imbarcarsi in...Iran....
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7 marzo 2012, 14:20 di yume
Da tanto mi propongo di rivederlo, mi colpì molto allora, era il '78, e vorrei constatare oggi l'effetto di quelle scene di cui parli alla luce di tante cose viste e conosciute nel frattempo. Quello che più mi galvanizzò (chiedo venia ai cinefili doc) fu la stupenda chioma bionda di Meryl Streep!
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7 marzo 2012, 14:25 di steno79
Ti ringrazio curiosone per il bel commento... non sei il primo che mi fa notare un punto di vista diverso su quelle scene della roulette russa... si tratta di un'impressione che ho avuto anche dopo più visioni della scena, ma naturalmente non pretendo che debba avere lo stesso effetto su tutti. Del resto, questo film divise molto la critica fin dal suo apparire, anche se molti oggi lo considerano un vero capolavoro del cinema americano
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7 marzo 2012, 14:44 di steno79
@yume: sì hai ragione, in questo film la Streep è memorabile, non ha una parte di primissimo piano, ma nelle scene dove appare lascia sempre il segno. Ai tempi in cui fu girato era ancora legata all'attore John Cazale, che però era malato di cancro e morì pochi mesi dopo la fine della lavorazione
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7 marzo 2012, 15:16 di yume
che mi dici Stefano! mi sembra pazzesco, questo 2012 mi si é aperto all'insegna di queste cose, morti per tumore, storie vicine o lontane, ma sempre lì riconducono, sembra una maledizione...scusa, forse non dovevo, se vuoi cancella
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7 marzo 2012, 22:24 di steno79
Cara Paola, non ho nulla da cancellare... mi spiace di aver toccato questo tasto, seppur involontariamente, volevo solo ricordare questo legame fra la Streep e l'attore Cazale che recitò in questo film in condizioni di malattia terminale, dunque fu davvero molto coraggioso. Un bravo attore che tutti ricordano come Fredo nel Padrino di Coppola. Quanto alla Streep, in seguito si sposò con lo scultore Don Gummer che, dopo tanti anni, è ancora suo marito e si è visto recentemente alla notte degli Oscar in occasione della terza statuetta all'attrice. ciao
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