Una pallottola per Roy (1941)
Con Humphrey Bogart, Ida Lupino, Arthur Kennedy, Joan Leslie
La trama
Humphrey Bogart è il peggior delinquente in città, ma ha pure un cuore.
Mad Dog Roy, ex rapinatore, è già stato in galera e non vuole tornarci. Un colpo all'albergo riesce, ma sul campo restano quattro cadaveri e due di questi sono i suoi compari. Roy è un irrecuperabile, ma ha pure un cuore. Finanzia un'operazione a una ragazza indigente, della quale è innamorato, ma questa si fidanza con un altro. Deluso dalla vita e braccato dalla polizia, Roy non ha scampo.
È un classico pieno di agguati, lacrime, grandi slanci e splendide sequenze. Bogart, scelto dalla produzione dopo i rifiuti di Paul Muni e George Raft, conferma la sua vocazione al ruolo del duro col cuore. Sceneggiatura di John Huston e W. R. Burnett.
L'opinione più votata
Di Marcello del Campo scritta il 01/09/2011 - utile per 18 utenti
Voto al film: 
Film ispirati a John Dillinger
Nessuno dei film ispirati a John Dillinger supera Una pallottola per Roy (High Sierra), non il recente Public Enemy di Michael Mann, pallido esito di un regista che si consegna al manierismo, non I Died a Thousand Times (Tutto finì alle sei, 1955), pessimo film di un bravo artigiano come Stuart Heisler, con Shelley Winters e Jack Palance nelle parti che furono di Ida Lupino e Humphrey Bogart; fiacco anche Dillinger - Lo sterminatore di Max Nosseck con Lawrence Tierney; non Young Dillinger (Io sono Dillinger, 1965) di Terry Morse, con Nick Adams; fa cilecca anche Don Siegel con Baby Nelson (Faccia d’angelo, 1957); ci prova nel 1973 John Milius con Dillinger ma scrive una sceneggiatura non tra le sue migliori e non controlla l’esagitata recitazione di Warren Oates, un grande attore anarchico che solo Sam Peckinpah era in grado di domare.
John Dillinger e Roy Earle
È noto, infatti, ai cinefili che il protagonista di Una pallottola per Roy [titolo italiano pessimo dell’originale High Sierra, in quanto nega al gangster Roy Earle la sublimazione dell’ascesa] è ispirato a John Dillinger. Negli anni Quaranta era vivo il ricordo del bandito le cui gesta avevano oscurato Bonnie Parker e Glyde Barrow e Raoul Walsh scelse di ‘camuffare’ Dillinger sotto le mentite spoglie di un personaggio di invenzione. Eppure John Dillinger somigliava a Bogart, stesse labbra sottili, stessa durezza nei tratti del viso, stesso fascino sulle donne. Ma Dillinger era anche abbastanza minaccioso, tanto che, si racconta, raramente usasse la pistola durante le rapine; secondo le testimonianze del tempo, sembra che probabilmente non uccise nessuno prima di essere colpito a morte dagli uomini della FBI, durante una retata illegale in un cinema di Chicago, nel luglio del ‘34. Dillinger era destinato a diventare un mito americano: bello, elegante, generoso, intelligente, gli furono affibbiate più imprese criminali di quante realmente avesse commesso.
Raoul Walsh e Humphrey Bogart
A Walsh fu negata qualsiasi mitologizzazione dell’eroe negativo che agli occhi dei lettori dei giornali appariva come una reincarnazione di Robin Hood: il codice di Will Hays, il direttore dell’autocensura di Hollywood, era in vigore e, a parte la citazione di una sparatoria in un teatro, simile a quella in cui fu freddato il criminale, nel film Public Hero No. I (Missione eroica, 1935) di J. Walter Ruben, che faceva parte del ciclo dei G-Men, l’unico film che trasfigurò in forma epica la redenzione e la morte di Dillinger fu proprio Una pallottola per Roy, il film che fece di Humphrey Bogart un divo. Bogart si impegnò a caratterizzare la fisionomia del criminale, forte dell’esperienza di una dozzina di film precedenti in cui aveva dato prova di maestria, conferendo al personaggio una imprevista profondità psicologica non esente da contrasti tra la tendenza alla violenza e un sotterraneo sentimentalismo eroico. ESPANDI +
20 aprile 2012 Opinione di alfatocoferolo su "Una pallottola per Roy"
Film ideale per Bogart che da il meglio di sè mostrando la sua carica virile senza praticamente mai alzare un dito o sparare un colpo (qualche colpo lo spara ma il tanto che basta a giustificarlo agli occhi dello spettatore). La trama è scorrevole senza particolari slanci, prevedibile per molti versi così come i dialoghi ma questo non toglie molto al ritmo comunque alto. Nel complesso un buon film, scorrevole e godibile.
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1 settembre 2011 Opinione di Marcello del Campo su "Una pallottola per Roy"
Film ispirati a John Dillinger Nessuno dei film ispirati a John Dillinger supera Una pallottola per Roy (High Sierra), non il recente Public Enemy di Michael Mann, pallido esito di un regista che si consegna al manierismo, non I Died a Thousand Times (Tutto finì alle sei, 1955), pessimo film di un bravo artigiano come Stuart Heisler, con Shelley Winters e Jack Palance nelle parti che furono di Ida Lupino e Humphrey Bogart; fiacco anche Dillinger - Lo sterminatore...
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11 marzo 2011 Opinione di Nathan Walrus su "Una pallottola per Roy"
Nonostante sia del 1941 è più moderno e vivo di molta produzione attuale, un classico che va visto e rivisto per provare emozioni semplici e sincere, che forse sono andate perse nei film che si girano adesso.
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4 marzo 2011 Opinione di Axeroth su "Una pallottola per Roy"
IL DESTINO DI UN UOMO SOLO | Roy Earle, dopo aver pagato una lunga e ardua detenzione in carcere, ne esce con la fama di esser stato un pericoloso e temibile criminale, un uomo senza scrupoli. La carriera da professionista del crimine lo fa sobbalzare, gli produce adrenalina, lo fa sentire vivo. Così appena uscito di prigione, come se niente fosse, comincia già ad organizzare un nuovo colpo. Avrà a che fare con due uomini, Babe e Red, ed una donna, Marie. Grazie...
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27 settembre 2009 Opinione di rebis su "Una pallottola per Roy"
Cresce con l’incombere della tragedia, il film di Walsh, mano a mano che si emancipa dalle eccedenze melò (Velma, la ragazzina dal piede torto cui Roy paga l’operazione per redimersi) e che vibra le corde tese del noir (la rapina, la fuga, la donna contesa, la libertà negata). Inferiore comunque alla sua fama e al ben più ribollente White Heat, vive di un'escalation finale elettrizzante (il lungo inseguimento sull’Alta Sierra) e di un triangolo fatale e...
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22 settembre 2009 Opinione di OGM su "Una pallottola per Roy"
Per Roy Earle, reduce dalla galera, la corsa verso la ricchezza, l'amore e la libertà è solo l'accelerazione impressa alla sua vita da un mondo che lo respinge. Similmente, la sua sfortuna è solo il frutto di un destino che gli impedisce di aderire pienamente alla società degli uomini ed alla normalità dell'esistenza. Il cane iettatore è, in realtà, solo un innocente segnavia per il percorso accidentato della sua inutile fuga: un tragitto...
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14 aprile 2009 Opinione di carlos brigante su "Una pallottola per Roy"
Per gli amanti delle etichette "Una pallottola per Roy" non sarà un vero e proprio noir, però il personaggio interpretato da Bogart possiede le caratteristiche del genere. E' un antieroe, un duro dal cuore "tenero", che in cerca dell'ultimo colpo va incontro al proprio fatale destino che però lo rende definitivamente libero dalla sua vita-prigione. Per il resto il film è indubbiamente buono, anche se non mi è parso epocale. L'apice è raggiunto dal...
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30 marzo 2009 Opinione di jonas su "Una pallottola per Roy"
Un criminale che esce di galera, progetta una rapina ma sotto sotto avrebbe voglia di cambiare vita; due pivelli che si beccano fra loro come galli in una stia e si capisce subito che faranno una brutta fine; una pupa che viene contesa dai pivelli ma che ha già fatto la sua scelta, anche se lui dice di non volerla tra i piedi; una brava ragazza che si rivela non essere poi così brava, anzi un tantino stronza; un cagnolino che porta sfortuna. Il criminale vuole vedere nella...
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1 luglio 2008 Opinione di Dalton su "Una pallottola per Roy"
Canto del cigno del genere gangster (specialità di Walsh) e precursore del noir (la proverbiale parabola antieroica e misogena alla John Huston, qui sceneggiatore). Un memorabile anello di congiunzione stilistico. Poi Bogart sembra nato per imprimersi nel mito. Rocambolesco ed indimenticabile il finale. Morale della favola: L'AMORE NON GIUSTIFICA IL CRIMINE E NON VIVE DI RICONOSCENZA.
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16 giugno 2008 Opinione di teaestefano su "Una pallottola per Roy"
Bella storia di crimine, dove il criminale protagonista non è cattivo fino in fondo e, tra le sue scelte sbagliate, mostra un cuore e un'umanità superiori a tanti altri. Interessanti le due figure di donne per le quali egli passa: prima la brava ragazza, dolce e carina, in realtà però poi non così brava, piuttosto egoista, attratta da personaggi ambigui e dalla vita mondana; l'altra è quella dall'infanzia difficile, dal curriculum non edificante, ma capace di amare e soprattutto di...
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