Opinione di woody su Missing. Scomparso
Con Jack Lemmon, Sissy Spacek, John Shea, Melanie Mayron
- sufficienti [1]
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Sul film
Rifiuta la lacrima facile Costa-Gavras e, come sua abitudine, adotta una struttura "da thriller", invece di una retoricamente drammatica oppure controproducentemente fintodocumentaristica, per meglio approntare filmicamente l'atto d'accusa portante. Se è facile identificare il Cile come lo stato in questione nonostante le prudenti omissioni, infatti, preme notare maggiormente come il regista, evitando riferimenti cronachistici sugli eventi antecedenti o sulle più dirette questioni politiche in ballo nel neonato regime, punti piuttosto spietatamente il dito accusatorio sul ruolo avuto dagli Stati Uniti nella pianificazione e compimento del golpe. Gli orrori esibiti nelle vie cittadine (persone giustiziate sommariamente con una scarica di mitra) son messaggi plateali di per sé, inutile quindi soffermarcisi sopra. Tra la frustrazione e l'impotenza di due persone impossibilitate a ritrovare una persona a loro cara, spicca il ruolo del padre - impersonato da un bravissimo Jack Lemmon - che, sempre più prigioniero di un gorgo dittatorial-burocratico-depistante, finirà per apprendere dolorosamente due lati nascosti di due diverse realtà: una di cui 'credeva' di conoscere ogni caratteristica (personalità, interessi e piccole sfumature del proprio figlio) venendone puntualmente smentito; l'altra in cui semplicemente 'credeva', ossia la fedele e patriottica fiducia nel proprio paese, che sulla lunga distanza vacillerà, crollando impietosamente. Proprio nell'aspetto umano risiede la forza del film: le fredde pose dei cadaveri che fanno il paio con le rigide posizioni dei diplomatici, il vivo contrasto tra moglie e padre che inizialmente li separa, ma che poi, di fronte a ben altre pene e conflitti, si sanerà unendoli nel fine comune e nella ricerca della verità, l'apparente normalità in cui si muovono le persone nel quotidiano, fingendo che nulla stia accadendo o tirando dritto sperando di non venir fermati, un assurdo bisogno di normalità che, alimentato dal solo istinto della sopravvivenza, prende il sopravvento sulla ragione. Quando le armi parlano, oltre al senno tacciono anche le coscienze. Impegnato, inquietante e struggente ma in maniera contenuta e rispettosa. Da incubo autentico lo smarrimento della Spacek bloccata all'esterno durante il coprifuoco, l'agghiacciante ed inconcepibilmente (non solo visivamente) abnorme sequenza allo stadio in un silenzio irreale, le stanze sotterranee dell'ospedale "adibite" ad obitorio, attraverso le quali, muovendosi in un tappeto infinito di corpi martoriati, un dottore esplica con disinvolta "naturalezza" quali siano stati identificati e quali no. Al di là delle esemplificazioni, del mancato approfondimento, delle parzialità, un film che sprona a riflettere. La striminzita ma toccante colonna sonora (sole quattro significative note in croce) è di Vangelis, sebbene occorra sottolineare la pesantezza del silenzio circostante implacabilmente falciato ed acuito da regolari raffiche di mitra. Film di denuncia ricompensato sia a Cannes che agli Oscar.
Sulla regia di Costa-Gavras
Quasi mai viene meno al suo "impegno" cinematografico. Si trova confrontato con una patata bollente, doverosamente da gestire con cautela, e con una storia non facile da descrivere senza lasciarsi andare a sentimentalismi inopportuni (ma convenienti) o ad una ferocia accusatoria unilaterale e autocompiaciuta. Predilige il lato umano, mantiene il sangue freddo nel ritrarre gli orrori, osa nella denuncia senza scadere nella grossolanità, ma rimane comunque abbastanza nel vago e nel "non comprovabile". Insomma, se la cava senza gravi danni grazie alla sua esperienza e comprovata capacità.
Sull'interpretazione di Sissy Spacek
Un volto da tragedia. Si domina, regalando qualche attimo di genuino panico ed un tocco sensibile nel mostrare il proprio dolore scevro da ogni gratuito eccesso. Fiera ma con naturalezza, senza smodarsi.
Sull'interpretazione di Jack Lemmon
Sprazzi di intima sofferenza che implodono in un silente boato. Si deforma nel dramma senza alcuna esagitazione o concitazione. Dimostra, insomma, tutto il suo talento anche sulla sponda opposta alla commedia.
Sulla colonna sonora
Vangelis indovina le quattro note giuste per straziare il miocardio. Soundrtrack minimale, ma ugualmente memorabile.
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