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I basilischi (1963)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in I basilischi: presente
Ritmo ritmo in I basilischi: presente
Impegno impegno in I basilischi: presente
Tensione tensione in I basilischi: minimo
Erotismo erotismo in I basilischi: assente

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto buono a I basilischi

Il voto degli utenti

Gli utenti di FilmTV assegnano il voto buono a I basilischi (voti: 18 media: 3,78) 18

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locandina di I basilischi

La trama

In un piccolo paese del Sud i giorni sono sempre uguali. Per Antonio, studente in legge, e Francesco, figlio di benestanti, la vita è tutta lì, tra il circolo e le passeggiate per il corso. Sorta di Vitelloni più bonario e compiaciuto, rimane tuttora il miglior film della Wertmüller per l'ironia della pittura d'ambiente. 

L'opinione più votata

Di FABIO1971 scritta il 28/04/2010 - utile per 8 utenti

Voto al film: voto buono

L'esordio cinematografico di Lina Wertmüller ed il suo piccolo, insuperato capolavoro, Vela d'argento per la regia e premio internazionale della stampa al festival di Locarno: i basilischi sono le gigantesche lucertole che trascorrono il tempo pigramente spiaccicate sulle pietre infuocate dal sole (e, in araldica, la loro immagine appare non a caso negli stemmi di molti comuni di Puglia e Basilicata). I protagonisti del film hanno proprio le loro movenze, stanchi, apatici, insoddisfatti, fiaccati dall'afa e dalla tediosa routine di giornate sempre uguali, che scorrono lente e pesanti nell'abulica ritualità di gesti e consuetudini. E proprio dalla descrizione della siesta pomeridiana in un paesino del profondo Sud, tra Puglia e Lucania, prende le mosse il film ("È la controra di un giorno d'estate, ma pigliamo un giorno qualsiasi, forse dell'anno scorso, forse dell'anno prossimo, tanto è uguale"), introducendo i suoi personaggi principali, un gruppetto di tre giovani sfaccendati di buona famiglia (ma con cui litigano sistematicamente) che non hanno voglia neanche di organizzare una festa ("Ma possibile che in questo paese non succede mai niente? Ma che è qua, voi giovanotti, non lo so, scappate o, se rimanete, vi addormentate al circolo"), perchè tanto non vi parteciperebbe nessuno, e nemmeno fretta di emigrare a Roma o in qualche metropoli del Nord, e che conducono svogliatamente i loro studi universitari nella pia illusione di una laurea e di una futura carriera verso cui ripongono ben poche aspettative. Percorrono con passo strascicato le viuzze del paese con l'unico chiodo fisso delle donne (somigliando, in questo, ai "vitelloni" felliniani), sperando in un appuntamento con ragazze che le rispettive famiglie tengono segregate in casa per evitare che si "compromettano". Quando uno dei tre, Antonio, riceve la visita di alcuni parenti romani, viene convinto a ripartire con loro per la capitale in cerca di avventure e successo: quelli che rimangono al paese provano ad organizzare una cooperativa agricola, ma, scontrandosi con le paure e la diffidenza degli altri contadini, dovranno desistere dall'intento. E, dopo qualche tempo, anche Antonio tornerà a casa: per salutare i vecchi amici, dice lui, in realtà con tutte le intenzioni di rimanerci ancora per molto. Lina Wertmüller prosegue, a pochi anni di distanza, le riflessioni socio-culturali sull'emigrazione del Visconti di Rocco e i suoi fratelli ("Non dobbiamo scappare, non dobbiamo andare via, è qua che dobbiamo stare, è qua che devono cambiare le cose e, se ce ne andiamo tutti, qua chi resta?") con uno sguardo tutt'altro che conciliante ed i graffi rabbiosi dell'indignazione (il suicidio della vecchietta), stemperati nei caustici umori di un'ironia affilatissima ed amara, sfuggendo i rischi del macchiettismo da commedia con l'incisività di toni dell'affresco ambientale, con le sfumature dolenti o amene della sceneggiatura, che sospendono tra grottesco e tragedia la grigia quotidianità esistenziale dei suoi personaggi sull'orlo della depressione, con il gusto pittorico nella composizione delle inquadrature e nella cura della messinscena (con il magnifico bianco e nero della fotografia di Gianni Di Venanzo e la suggestiva colonna sonora di Ennio Morricone) e con la sapiente direzione degli attori (con, su tutti, uno scatenato Stefano Satta Flores). Ne emerge un ritratto lucido ed appassionato, anche esilarante nell’estremizzazione bozzettistica della critica di costume, immersa in un controcanto iperrealistico che ne trasfigura le istanze di denuncia sociale nella coralità sofferta e sofferente dei suoi eroici "basilischi" senza più ambizioni.
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SI

Opinioni su I basilischi


26 gennaio 2012 Opinione di jonas su "I basilischi"
jonas

Vite scioperate di tre giovani in un sonnolento paesotto pugliese, fra passeggiate senza meta, insulse chiacchiere da bar e riti di corteggiamento al cui confronto l’Irlanda di Un uomo tranquillo sembra la Svezia. Uno dei tre avrebbe la possibilità di trasferirsi a Roma grazie agli zii, ma poi preferisce tornare alla monotonia quotidiana (un finale ancora più desolato di quello de I vitelloni). La disincantata voce narrante appartiene a una donna, l’unica che cerca seriamente ma...

voto al film: jonas assegna il voto buono a I basilischi (1963)

nessun commento
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4 novembre 2011 Opinione di PP su "I basilischi"
PP

Voto 6,5. [04.11.2011]

voto al film: PP assegna il voto sufficiente a I basilischi (1963)



24 settembre 2011 Opinione di Baliverna su "I basilischi"
Baliverna

Anche secondo me questo è il migliore film della Wertmüller, perché è attento e misurato, cosa che non si può dire in ungual misura delle sue opere successive. E' una pellicola dove non accade quasi niente, caratteristica però certamente voluta, perché l'intenzione è proprio quella di rappresentare un paese della Puglia che soffre di immobilismo e soprattutto di accidia: cioè quell'indolenza, quella pigrizia, quell'essere rinunciatari verso tutto ciò che richiede sforzo, impegno,...

voto al film: Baliverna assegna il voto buono a I basilischi (1963)

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22 settembre 2011 Opinione di tafo su "I basilischi"
tafo

Un film prosaico e desolante, tutto indolenza e pettegolezzo. Un ritratto del sud ancora attuale, molti laureati e poco lavoro o molti titoli e poca voglia di lavorare?, che riesce ad essere commedia tragicomica e grottesca descrivendo una realtà chiusa e asfissiante che rifiuta volontariamente di aprirsi. Qui la cultura è una partita a carte o la lettura di Flash Gordon. Qui tutti si lamentano ma pochi se ne vanno e quei pochi ritornano per poter raccontare Roma agli amici del bar o del...

voto al film: tafo assegna il voto buono a I basilischi (1963)

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16 settembre 2011 Opinione di ViolettaBeauregarde su "I basilischi"
ViolettaBeauregarde

Le atmosfere di un sud dove non succede niente e le giornate trascorrono senza il minimo accenno di modernità o progresso: neanche i giovani ci credono fino in fondo perché presi da una vita da lucertola in cui è meglio dormire o bighellonare piuttosto che darsi da fare e prendere il destino nelle proprie mani.

voto al film: ViolettaBeauregarde assegna il voto buono a I basilischi (1963)

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4 settembre 2010 Opinione di emmepi8 su "I basilischi"
emmepi8

  Debutto per la Wertmuller freschissima da esperienze importanti, qui con una scelta che deriva direttamente dai Vitelloni di Fellini, ma con un'ambientazione meridionale che la caratterizza in maniera davvero originale. Bei tempi la regista, che a dir la verità non è ebbe un grosso riscontro di pubblico, colpa anche di una distribuzione balorda. Il film non le dette la credibilità nel panorama produttivo, incasellandola nei film di autore e cosa più...

voto al film: emmepi8 assegna il voto buono a I basilischi (1963)



26 agosto 2010 Opinione di barabbovich su "I basilischi"
barabbovich

Ritratto di una gioventù pigra, con poche illusioni, che passa i pomeriggi dopo la controra nelle piazze spoglie e assolate della provincia pugliese, sperando in un incontro, nel caso che li trascini via da quella vita da vitelloni senza prospettive. Lina Wermuller firma il suo peimo film con un registro comico e dolente, alternand umorismo e desolazione e fotografando fedelmente una realtà ripresa con sorprendente lirismo, quella stessa realtà raccontata pochi anni...

voto al film: barabbovich assegna il voto ottimo a I basilischi (1963)


16 maggio 2010 Opinione di mm40 su "I basilischi"
mm40

Sconfortante ritratto di un ambiente sterile ed arretrato, culturalmente distante dal resto della nazione, indietro anche rispetto alla vicina città. Il paesino, la piccolissima provincia come riparo dal mondo e dalle responsabilità, rifugio per giovani cresciuti senza lo straccio di un ideale o di un obiettivo che esuli dalla pura sopravvivenza: farsi un lavoro e una famiglia, se possibile dignitosi. Ma, anche così non fosse, va sempre bene: se per la generazione...

voto al film: mm40 assegna il voto sufficiente a I basilischi (1963)



28 aprile 2010 Opinione di FABIO1971 su "I basilischi"
FABIO1971

L'esordio cinematografico di Lina Wertmüller ed il suo piccolo, insuperato capolavoro, Vela d'argento per la regia e premio internazionale della stampa al festival di Locarno: i basilischi sono le gigantesche lucertole che trascorrono il tempo pigramente spiaccicate sulle pietre infuocate dal sole (e, in araldica, la loro immagine appare non a caso negli stemmi di molti comuni di Puglia e Basilicata). I protagonisti del film hanno proprio le loro movenze, stanchi,...

voto al film: FABIO1971 assegna il voto buono a I basilischi (1963)

2 commenti
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6 agosto 2004 Opinione di mise en scene 88 su "I basilischi"
mise en scene 88

Il sud di oggi non è per niente cambiato dal sud de I basilischi. " Se chiacchera, se chiacchera, se chiacchera.." . Bello e dir poco. Brava Lina.

voto al film: mise en scene 88 assegna il voto buono a I basilischi (1963)




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