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La ronde - Il piacere e l'amore (1950)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in La ronde - Il piacere e l'amore: minimo
Ritmo ritmo in La ronde - Il piacere e l'amore: presente
Impegno impegno in La ronde - Il piacere e l'amore: presente
Tensione tensione in La ronde - Il piacere e l'amore: presente
Erotismo erotismo in La ronde - Il piacere e l'amore: forte

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto buono a La ronde - Il piacere e l'amore

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Gli utenti di FilmTV assegnano il voto buono a La ronde - Il piacere e l'amore (voti: 12 media: 4,58) 12

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La trama

La prostituta e il soldato; il soldato e la cameriera, che finisce poi col figlio del padrone. Una giovane moglie si rifiuta di tradire il marito il quale invece non si fa troppi scrupoli di fronte all'occasione. Un poeta, un'attrice, un conte... Dopo una notte agitata, quest'ultimo corteggia la prostituta dell'inizio. Tra un incontro e l'altro, le immagini di un maneggio e la melodia di un valzer e un carillon che somiglia tanto alla macchina-cinema. Appassionati incontri senza domani, in una Vienna d'altri tempi. Dalla commedia di Arthur Schnitzler, un film scintillante, messo in scena da un Max Ophüls in stato di grazia e interpretato da un cast d'attrici e attori assolutamente straordinari. Una riflessione sulla morte, il tempo e il cinema, con uno stile sontuoso che ha fatto scuola. 

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L'opinione più votata

Di spopola scritta il 31/10/2010 - utile per 13 utenti

Voto al film: voto ottimo

La ronde è un film sottilmente venato di amarezza, tutto compreso dentro quel girotondo di figure e di caratteri  che si inseguono, si raggiungono, si lasciano e si ricongiungono formando il perfetto cerchio degli incontri e delle coincidenze sulla giostra della vita. Fuori dal cerchio magico in cui si muovono, parlano e agiscono i personaggi che popolano questo piccolo mondo antico carico del fascino sottile di una Vienna un po’ rococò di inizio novecento, magistralmente ricostruita con tutto la sua “finta” e variegata verità scenografica che solo il genio creativo di un artista di inimitabile talento come Jean d’Eaubonne poteva immaginare, sembra che non debba esistere nient’altro, non un termine di paragone, un contrappunto dialettico, un elemento che comunque sfugga alle regole del gioco e stia a raffigurare un realtà più connotata e realistica di ciò che ci viene rappresentato sulla scena. Ma non c’è moralismo né pedante pesantezza nel lavoro del regista: la commedia  dei sessi si risolve appunto in un aereo, agrodolce minuetto dove è l’esistenza stessa a non pretendere di assumere la consistenza un po’ tediosa che porterebbe indurre ad emettere un giudizio di natura etica, ed è con ironia impietosa e divertimento amarognolo che invece si passano in rassegna le ipocrisie e i vizi con cui, a ogni gradino della società, si cerca di “giustificare” il naturale impulso attrattivo della carne.
Fondamentale, a questo riguardo, è l’invenzione di un personaggio quasi “pirandelliano”  non presente nel testo di origine, che assume il ruolo del fantasioso e un po’ sornione conduttore del balletto, il burattinaio che sembra avere in mano le trame del destino. E’ lui che da il via alle danze, che prendendo l’avvio sulle assi di un palcoscenico che poi, con feconda  intuizione  registica, diventa  il set cinematografico su cui si esibiranno, sullo sfondo appunto di quella Vienna magica e notturna sopra evocata, le dieci simboliche coppie scelte per rappresentare la sintesi di una società. A lui è  affidato anche il compito di smontare la finzione, e di sottolineare le convenzioni del racconto cinematografico, di diventare insomma l’elemento straniante della narrazione, come avviene appunto alla fine dell’episodio del conte e dell’attrice, quando lo si vede intento a tagliare la pellicola, preoccupato della censura.
 
Non è un caso a mio avviso, del resto che Max Ophüs si sia di nuovo richiamato a Schnitzler: ci aveva già attinto nel 1932 per  Amanti folli, e non credo sia stata una coincidenza fortuita il fatto che al  suo rientro nella sua patria di adozione (la Francia), dopo 9 anni di esilio in America e un breve passaggio dall’Italia, abbia scelto proprio Girotondo (in originale Reigen) scritto fra il 1896 e il 1897. ESPANDI +
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SI

Opinioni su La ronde - Il piacere e l'amore


15 maggio 2011 Opinione di steno79 su "La ronde - Il piacere e l'amore"
steno79

Max Ophuls, tedesco per nascita, è stato il regista apolide per eccellenza: ha girato film in Germania, Francia, Italia, Olanda e Stati Uniti. La ronde è il film che inaugura il suo ritorno in Francia (dove aveva girato parecchie pellicole nel corso degli anni'30) dopo la parentesi americana, e fu un grande successo commerciale, certamente uno dei maggiori della sua carriera. Tratto da un testo teatrale del drammaturgo austriaco Arthur Schnitzler, si impernia su un girotondo...

voto al film: steno79 assegna il voto ottimo a La ronde - Il piacere e l'amore (1950)

nessun commento
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31 ottobre 2010 Opinione di spopola su "La ronde - Il piacere e l'amore"
spopola

La ronde è un film sottilmente venato di amarezza, tutto compreso dentro quel girotondo di figure e di caratteri  che si inseguono, si raggiungono, si lasciano e si ricongiungono formando il perfetto cerchio degli incontri e delle coincidenze sulla giostra della vita. Fuori dal cerchio magico in cui si muovono, parlano e agiscono i personaggi che popolano questo piccolo mondo antico carico del fascino sottile di una Vienna un po’ rococò di inizio novecento,...

voto al film: spopola assegna il voto ottimo a La ronde - Il piacere e l'amore (1950)

11 commenti
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10 agosto 2010 Opinione di OGM su "La ronde - Il piacere e l'amore"
OGM

Gli interminabili piani sequenza di Max Ophüls si avvolgono come una giostra intorno all’amore che è come un girotondo, una staffetta circolare, un minuetto, un gioco in cui l’unica regola è lasciare una mano per afferrarne un’altra. L’amore, per essere universale e onnipresente, deve restare eternamente in viaggio, mantenendo la propria fuggevolezza e la propria contagiosità: la perenne pandemia, che passa e va, sceglie a caso le sue vittime...

voto al film: OGM assegna il voto ottimo a La ronde - Il piacere e l'amore (1950)

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