Il grande Blek (1987)
Con Sergio Rubini, Roberto De Francesco, Dario Parisini, Francesca Neri
La trama
Nell'attesa del treno che lo porterà a lavorare, e a vivere, in un altra città, Yuri ricorda la sua adolescenza e i suoi amici ad Ascoli Piceno. Soprattutto la virile e un po' enigmatica figura di Razzo, un amico più grande che muore in un incidente automobilistico. Poi le manifestazioni politiche, le corse in lambretta, gli amori e le delusioni, le gioie e i dolori. Interessante opera prima Il grande Blek prende il titolo da quello di un noto fumetto dell'epoca, che definisce subito il taglio della nostalgia e del ricordo che Piccioni conferisce (nonostante qualche ingenuità) alla sua storia.
L'opinione più votata
Di GIANNISV66 scritta il 23/11/2010 - utile per 7 utenti
Voto al film: 
Un film pieno di nostalgia, come testimoniano le prime immagini in cui il protagonista, prima della partenza, si sofferma a guardare le copertine dei dischi che hanno accompagnato la sua adolescenza (e ci sono Hendrix, Bowie e tutti i bei nomi del rock a cavallo fra la metà dei '60 e i primi dei '70) e sfoglia i libri della sua formazione (si riconoscono i tascabili della garzanti che hanno davvero aiutato i ragazzi della mia generazione e di quella precedente - che è poi la stessa del film - a crearsi la propria cultura).
Yuri nell'attesa rievoca la sua infanzia, la mamma ansiosa, il padre lontano per lavoro (che non farà più ritorno), il fratello maggiore appassionato di corse in lambretta e la sorellina Claudia a cui è molto legato. E le letture degli album di Blek Macigno, eroi dei fumetti che cede il proprio nome al titolo del film.
Poi la giovinezza, la scuola superiore, gli echi della contestazione giovanile che arrivano anche in quella provincia lontana, e i due amici punti di riferimento: l'intellettuale Antonio innamorato di Claudia (che adesso fa la commessa nel negozio di libri della zia) e Razzo (Sergio Rubini) scapestrato e insofferente della vita di provincia destinato a una fine prematura per un incidente.
E ovviamente i ricordi più dolci e penosi sono quelli d'amore, per la sfuggente Laura (Francesca Neri)
Ci sono i primi ideali, la contestazione, la voglia di una nuova società e le liti con i fascisti, ma l'aspetto socio-politico è solo uno sfondo alla narrazione, ciò che preme al regista è raccontare una storia di amore e di amicizia, (forse) molto autobiografica (Yuri ha vent'anni nel 1973, quindi è coetaneo di Piccioni).E a far da colonna sonora le canzoni del grande Lucio Battisti.
Un piccolo gioiello da riscoprire, un film che per i ragazzi degli anni '50 (ma anche per quelli dei '60 come me) ha sicuramente il sapore di un ritorno a casa. E come tutti i ritorni sa essere al tempo stesso dolce e amaro.
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23 novembre 2010 Opinione di GIANNISV66 su "Il grande Blek"
In una fredda serata del 1973 il giovane Yuri attende alla stazione della cittadina di provincia in cui è cresciuto (non viene mai nominata ma dalle immagini si capisce che è Ascoli Piceno, città del regista Piccioni) il treno che lo porterà verso una nuova vita. Sono le battute inziali di questa pellicola, non priva di difetti come si conviene ad un'opera prima, eppure piacevole e godibile. Un film pieno di nostalgia, come testimoniano le prime immagini in cui...
voto al film: 
25 settembre 2010 Opinione di mm40 su "Il grande Blek"
Romanzo di formazione autobiografico ed opera di debutto: un grande classico. Autoreferenziale fino al midollo (il film è ambientato ad Ascoli, città natale del regista), questo Grande Blek - personaggio di fumetti popolari negli anni in cui la storia è ambientata - è una storia gradevole ed equilibrata, fatta di momenti delicati e goliardici, di tensione e di puro spasso, fra scuola, casa e compagnia degli amici, e soprattutto narrata con discreta distanza,...
voto al film: 
11 luglio 2009 Opinione di sasso67 su "Il grande Blek"
Pensando alle schifezze che venivano prodotte dal nostro cinema nel periodo in cui uscì "Il grande Blek", al film di Piccioni bisognerebbe dare cinque stelline. Però, visto a più di vent'anni dalla sua uscita, l'opera prima del regista marchigiano risulta fragile e un po' sconnessa, nel senso che il versante politico della vicenda di Yuri appare posticcio o, quanto meno, superficiale e poco interessante (i momenti di scontro tra i ragazzi di sinistra e quelli di destra...
voto al film: 
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