Opinione di Mr.Klein su Film bianco
Con Zbigniew Zamachowski, Julie Delpy, Janusz Gajos, Jerzy Stuhr
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significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film
Sul film
Il bianco soffice di un abito da sposa,quello immacolato di una pagina bianca vergata dalla firme degli sposi e quello della neve della gelida Polonia:tutte tonalità che a poco a poco si perdono,si lasciano macchiare proprio come la neve che accetta di essere sporcata dal continuo ripassare di passi umani e di ruote di auto che la insudiciano,come capita al vincolo matrimoniale quando perde il suo valore di unione e viene chiuso con la freddezza del contratto. Il bianco come colore che stratifica la solitudine,che umilia tentativo ci creare un’eco del proprio dolore perché raggiunga gli appartamenti della donna amata,sempre e comunque. Cos’è il bianco se non il colore,come il nero della follia e del lutto,che li contiene tutti? Quindi,può contenere anche quello della vendetta,quando viene declinata come espressione personale di una fedeltà che può ragionare solo in termini di possesso. Se Kieslowski avesse adottato lo stesso fraseggio scelto per il precedente Film Blu,sicuramente questo sarebbe stato un film torvo e più virato verso quella simbologia che in parte ne inficiava il risultato finale,mentre riesce a renderlo più accessibile e visitabile di quanto non si potesse sperare,in questo aiutato da un gruppo di attori che,a differenza di Binoche che nutriva(e nutre) un certo di proprietà,di esclusivo legame con il suo personaggio,risultano più docili,smaliziati e ricettivi alle intenzioni del regista. Nonostante sia impreziosito dalla presenza di comprimari di assoluto valore,può essere presentato come l’imperdibile assolo di Zamachowski,un Signor Rossi polacco che si reinventa come artista povero della vendetta,temibile ancorché senza poteri,nato dal nulla e che al nulla vuole tornare,come può esserlo un uomo,o una personalità insospettabile in genere,che si inerpica verso la propria cocciuta rivincita senza proporsi come vincente. A questa scalata,alla quale potranno trovare il difetto di essere raccontata troppo sbrigativamente,Kieslowski avvicina anche il discorso politico per ribadire come la liberazione da uno stato di dittatura non porti necessariamente ad una vera libertà,mascherata da consumismo e dalla possibilità di speculare(“Oggi si può comprare tutto”,e Karol ci riesce anche con un cadavere),lasciandolo però sullo sfondo,senza che diventi denuncia. Privo della verbosità declamatoria del primo film,questo secondo capitolo della trilogia sui colori della bandiera francese si libera dalle istanze del dramma propriamente detto per diventare commedia suggestiva e delicatamente impietosa sulla consumazione dei sentimenti,sulla dichiarazione della rarità degli stessi esprimibile solo attraverso un forma di umiliazione superiore di quella subita:una passione troppo vasta che si annulla nel momento in cui cerca di affermarsi e che trova definitiva pace nell’abolizione della libertà,racchiusa nella donna che abbiamo tentato di amare e che,non essendovi riusciti,non deve essere amata da nessuno.
Sulla regia di Krzysztof Kieslowski
Lieve,musicale orchestrazione in cui si trova la fiducia degli attori e il tono sarcastico di una commedia che si lascia ripensare dalla profonda dottrina del dramma.
Sull'interpretazione di Jerzy Stuhr
Tenerissima presenza che esemplifica il duro ammaestramento della vita su un animo troppo umile.
Sull'interpretazione di Janusz Gajos
Ottima caratterizzazione che esprime la disperazione del tedio di vivere,bisognosa della scossa procurata da una mano che nel farsi complice di una cattiv azione diventa inaspettatamente un sostegno.
Sull'interpretazione di Julie Delpy
Più che un personaggio,l’evocazione di un carattere femminile non comprimibile nell’insignificante abitudine quotidiana,energica e sfuggente immagine che non è possibile accettare si allontani progressivamente.
Sull'interpretazione di Zbigniew Zamachowski
Eccellente nelle sfumature che sa dare ad un anonimo personaggio tentato ma non vinto dallo sfibramento causato dal male di vivere,capace di rinascere a nuova vita quando elabora un personale disegno di vendetta.
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