Opinione di Utente rimosso (pgll) su Il Gattopardo
Con Burt Lancaster, Claudia Cardinale, Alain Delon, Romolo Valli, Paolo Stoppa, Rina Morelli
- negative [2]
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Sul film
Il romanzo è una forma letteraria che, notoriamente, ebbe molta difficoltà ad affermarsi in Italia. A ciò si aggiungono dei metri di valutazione atipici, fondati sul successo di pubblico (e andrebbe anche bene, la prosa per sua stessa natura è più facilmente fruibile rispetto alla poesia) ma soprattutto sul peso sociale, politico, culturale degli autori. Così, se il senatore Manzoni ha funestato i pomeriggi dei liceali con i suoi "I Promessi Sposi", Nievo è oggi quasi dimenticato. E non parliamo di Fogazzaro, il cui valore non è forse mai stato pienamente riconosciuto - cito per mio gusto personale "Malombra" dove viene tratteggiato uno dei personaggi femminili più affascinanti della nostra letteratura, quella romantica (romantic nel significato della parola inglese) Fosca. Certo vi fu Verga, ed agli inizi del Novecento Svevo, che portò le pulsioni del romanzo europeo in Italia. Ma se il primo paga un tributo al fortissimo (forse addirittura eccessivo) radicamento linguistico e culturale, il secondo fu più che altro un fuoco di paglia, e ,detto fra noi, Svevo non è Joyce. Ma la strada era segnata, ed in quella scia che porterà sempre più la prosa ad essere protagonista, Tomasi di Lampedusa si staglia come una figura isolata, fuori tempo e spazio. Il suo "Il Gattopardo" avrebbe potuto essere stato scritto cinquant'anni prima e nessuno si sarebbe stupito del successo. Il suo essere totalmente anacronistico è evidente. E non per quello che racconta (uno spaccato di Risorgimento, il passaggio della Sicilia dal Regno Borbonico al Regno d'Italia ed in particolare gli sforzi della famiglia Salina per cambiare tutto affinchè nulla cambi) ma come lo racconta, con una lingua complessa ed un respiro ampio. Quello stesso respiro che Luchino Visconti dà al suo film. Prolisso, a volte lento, eppure dove ogni dialogo ha un peso specifico altissimo (e con un ritmo perfetto, vedasi le conversazioni durante la caccia fra il Principe e l'organista) e dove ogni inquadratura (anche i campi lunghi sullo splendido paesaggio siciliano) un senso ed un valore nel racconto. Certo, il fascino visivo è altissimo. Visconti prende evidentemente spunto dalla pittura ottocentesca. Le bellissime scene di battaglia risorgimentale ricordano, per la nitidezza del tratto, Hayez. Ma per i colori vividi e la grande dinamicità, Fattori (mi viene il mente La Battaglia di Magenta ...). Tutti nordici, come Visconti d'altronde, il cui sguardo sul sud è preciso ed a volte impietoso. La luce è intensa e piena (bellissimo l'incipit con il campo che si restringe sempre più sulla villa per fissarsi poi su una finestra ed indagare quindi sull'interno), sembra quasi di poter godere del tepore voluttuoso e dei profumi inebrianti di quella terra. Gli attori tutti bravissimi a partire da un coriaceo Burt Lancaster. Alain Delon, permettetemi, forse il più bel attore mai visto sullo schermo, dal punto di vista strettamente estetico di una bellezza spiazzante. Vacuo, leggero, interessato come Tancredi deve essere. Tutti gli altri bravissimi (il doppiaggio di Massimo Girotti troppo forzato, con quella strana r moscia) anche Claudia Cardinale che esprime benissimo la sensualità vuota, il potere dei sensi, di Angelica. Mai nome fu più fuorviante. Capolavoro.
Sulla colonna sonora
Colonna sonora firmata Nino Rota, ma il valzer del commiato è un inedito di Giuseppe Verdi fortemente voluto da Visconti ed io francamente tutta sta meraviglia non ce la vedo, ma forse sono cattiva perché non amo il Beppe barbuto nazionale
Commenti
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5 gennaio 2012, 06:01 di spopola
Mario Girotti (diventato poi Terence Hill) non Massimo Girotti.
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5 gennaio 2012, 08:20 di Utente rimosso (pgll)
Scusa, in effetti non è stato un lapsus ma mi sono proprio sbagliata!
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