Zero in condotta (1933)
Con Jean Dasté, Louis Lefebvre, Gilbert Pruchon, Robert Le Flon, Coco Golstein, Gérard de Bédarieux
La trama
Una banda di ragazzini si rivolta contro la rigida disciplina del collegio.
Un gruppo di adolescenti, al termine delle vacanze, fa ritorno al collegio, ai suoi insegnanti e sorveglianti, alla sua rigida e mal sopportata disciplina. Tra trasgressioni, provocazioni e punizioni esemplari, la tensione cresce. Mentre un giovane sorvegliante passa al campo avverso, i ragazzi si coalizzano, capeggiati da un terzetto di ribelli, e arrivano a scatenare una vera e propria rivolta.
Massacrato a suo tempo dalla censura e bollato come "antifrancese", immerso in un clima realistico e onirico insieme, è un film autobiografico, violento, anarchico e cattivo, che inaugura al cinema la rappresentazione smitizzata dell'infanzia. Memorabili numerose sequenze: la lotta a cuscinate con piume che volano come fiocchi di neve, il teatrino all'aperto con manichini e scheletri di cartapesta tra il pubblico delle autorità e la fuga conclusiva dei tre monellacci sui tetti del collegio.
L'opinione più votata
Di kotrab scritta il 14/02/2011 - utile per 10 utenti
Voto al film: 
Qui Vigo espone, affrontando di petto ogni censura, una rivincita (effimera e fruttuosa allo stesso tempo) contro le ingiustizie e gli abusi ipocriti che gli adulti impongono agli adolescenti, in un microcosmo fondamentale per la loro formazione/distruzione come il collegio (in generale la scuola), naturalmente inteso come un certo modo di educare opprimendo e sopprimendo gli aspetti vitali della giovinezza, lo spirito creativo, l'affetto tra amici, l'apertura mentale. Il messaggio prende vita da esperienze personali che assumono un valore universale, ribadito proprio dalla rivolta dei ragazzi contro le gratuite azioni punitive degli insegnanti e di alcuni sorveglianti, tranne Huguet (J. Dasté), l'ironico e stralunato complice delle loro aspirazioni e dei loro giochi, del loro modo di vedere il mondo "a testa in giù", comunque sia da diverse angolazioni, un adulto "folle" che imita Charlot e dà vita ai suoi disegni. Elementi questi che danno la cifra particolare del film, così realistico, dalle atmosfere "documentate" degli interni e degli esterni (altra dicotomia simbolica: il padre anarchico morì in carcere), in cui però convivono momenti magici, surreali, grazie allo sguardo di Vigo che rievoca appunto l'infanzia trascorsa da non molti anni e ricreata dal mondo dei ragazzi, stanchi dei soliti fagioli, delle eccessive collezioni di zeri, delle castrazioni gratuite per amicizie ritenute dannose, magari travisate come "deviate" anche dove potrebbero essere semplicemente fraintese (e se anche fossero sospetti fondati?). Così nella più comune quotidianità si vedono oggetti sparire e riapparire, una battaglia di cuscini si trasforma in una crasi onirica, al rallentatore, tra una processione e una marcia militare sotto una sorta di nevicata al chiuso, mentre una musica riprodotta al contrario volteggia straniante e dal timbro distorto, preludio alla baraonda finale contro la festa del collegio e una popolazione grottesca di autorità capeggiate da un direttore nano (Delphin). La luce e il cielo trionfano opponendosi alla cupezza e al chiuso del treno nella notte dell'inizio, il cui movimento meccanico viene già seguito con ironia e discrezione un po' sorniona da Jaubert. 9
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12 settembre 2011 Opinione di mm40 su "Zero in condotta"
Terzo lavoro cinematografico di Jean Vigo, ventottenne che aveva dato alla luce fino a quel momento due bei cortometraggi (A proposito di Nizza e Taris, roi de l'eau); questa volta il promettente cineasta francese arriva al mediometraggio con un film più che "sull'infanzia/adolescenza", "dedicato all'infanzia/adolescenza". Ovvero: la storia di Zero in condotta mette in scena il periodo della crescita raccontandolo in maniera atipica, come quello più difficile della vita di un...
voto al film: 
14 febbraio 2011 Opinione di kotrab su "Zero in condotta"
Titoli di testa: la canzone (musicata da Maurice Jaubert, uno dei principali compositori francesi per il cinema, morto a quarantanni nel 1940) che li accompagna sarà il centro, il simbolo, la bandiera sonora frizzante e sarcastica dei piccoli collegiali di Zero in condotta, il terzo film (compresi i corti) di J. Vigo, spirito esplosivo e combattivo consumato dalla tubercolosi a ventinove anni, che gli sono bastati per scombussolare le convenzioni e i timori composti di un...
voto al film: 
3 febbraio 2011 Opinione di Snaporaz68 su "Zero in condotta"
Stairway to Heaven 1933, dopo lo splendido documentario A proposito di Nizza, Jean Vigo si immerge nel’autobiografia e rispolvera i suoi ricordi di collegio nei 42 minuti di Zero in Condotta. Per quel tempo il film è una piccola bomba molotov nel cuore delle istituzioni francesi e in effetti come per l’Atalante, i tagli e le censure deturperanno l’opera e il morale del geniale regista francese, già minato nel fisico dalla tubercolosi che lo...
voto al film: 
15 ottobre 2010 Opinione di jonas su "Zero in condotta"
Quattro ragazzini si ribellano alle rigide regole di un collegio, con la sorniona complicità di un sorvegliante che sembra essere l’unico adulto ad aver conservato l’innocenza e lo stupore dell’infanzia. Il film ha alcune trovate geniali: 1) incarnare l’autorità in un grottesco direttore nano dalla barba enorme; 2) immaginare un grandioso finale aperto, con i quattro che si allontanano sui tetti per andare chissà dove; 3) non escludere dalla...
voto al film: 
6 maggio 2010 Opinione di OGM su "Zero in condotta"
Il sarcasmo è uno strumento prettamente cinematografico: è, infatti, un'altalena espressiva che fa la spola tra la buffoneria e la cattiveria, utilizzando la storpiatura come una perfida forma di immaginazione. La fantasia del "bravo bambino" è ben diversa rispetto a quella della "piccola peste": se il primo scorge, infatti, attorno a sé, un mondo popolato di bambole, peluche e burattini, il secondo vede invece sfilare, davanti a propri occhi, una parata di...
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8 settembre 2009 Opinione di Dalton su "Zero in condotta"
Mentre il cinema sonoro muoveva i suoi primi passi, il 28enne Vigo realizza un'opera eversiva sull'infanzia, la migliore mai realizzata in Francia (forse assieme a I 400 COLPI, che risulta il suo controaltare allegorico). Echi del romanzo nostrano GIANBURRASCA. Film maledetto, boicottato dalle autorità - lo bollarono "antifrancese" - e mutilato dalla censura. Ispirerà le coeve comiche de LE SIMPATICHE CANAGLIE. Mezzo secolo dopo, troverà illustri discendenti come ANIMAL...
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13 ottobre 2007 Opinione di rebis su "Zero in condotta"
Il ribellismo, le pulsioni anarchiche insite nell'argento vivo dell'infanzia, per Vigo hanno peso ideologico e implicazioni formali. La rivolta dei fanciulli, che boicotta il cerimoniale stantio del mondo adulto, che fa saltare in aria le incrostazioni della regola coercitiva, si riversa come un fiume sul linguaggio filmico, cosicché le incursioni surreali diventano espressione di una libertà creativa che sa giocare con le forme e sorprendere le attesa dello sguardo. Per ovviare alle...
voto al film: 
19 ottobre 2006 Opinione di carlos brigante su "Zero in condotta"
Capolavoro!!! Anarchia, rivoluzione, sogno, realtà, il tutto oltrepassato da sprazzi di felicità e dal desiderio incalzante di libertà. Jean Vigo era un genio che purtroppo se ne è andato troppo prematuramente....Non scrivo oltre perchè il film parla da solo.. Gli amanti del cinema non possono perderselo.....
voto al film: 
20 giugno 2006 Opinione di Ivs su "Zero in condotta"
Quando si pensa al cinema a misura di bambino la mente corre subito a Truffaut e al suo capolavoro "i 400 colpi". Ma il grande regista della "Nouvelle vague" non fu il primo a inaugurare questo importante filone. Lo precedette infatti Jean Vigo - cineasta visionario e sfortunato della Francia anni '30 - che nel giro di pochi anni e con pochi metri di pellicola si conquistò un posto unico e indelebile nella storia del cinema. Fu infatti Vigo che col suo "Zero in condotta" dettò lo...
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23 maggio 2006 Opinione di sokurov su "Zero in condotta"
Non ho visto in altri film una rivolta che sia piena di ....gioia! Al posto della rabbia e della frustrazione in chi è recluso, in "Zero in condotta" si trova la gioia, libertà d'espressione e la Libertà. Sia nel contenuto, sia in senso strettamente tecnico. Che Vigo sia morto troppo troppo presto è davvero un ingiustizia della Storia. Voto 9/10
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