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Opinione di Snaporaz68 su I duellanti





Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

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01/12/2010 voto al film: voto ottimo

Sul film

Opera prima di Ridley Scott premiata (miglior regia) al Festival Di Cannes e già improntata dalla mano autoriale di chi firmerà due capolavori come Alien (1979) e Blade Runner (1982).
Scott, britannico colto, narra la storia di due ussari napoleonici che si rincorrono in uno stolto duello d’onore (iniziato come tutte le guerre epocali per futili motivi) che abbraccia circa un ventennio (dal 1800 al 1820) e si svolge parallelamente alla ascesa e caduta di Napoleone Bonaparte.
Keith Carradine e Harvey Keitel si rincorrono per tutto il film come due bambini dispettosi e accidiosi, ed è buffo osservare come passano gli anni, le donne, le guerre, gli uomini al potere, mentre i due permangono nei loro caratteri monolitici del loro primo incontro. Carradine si lascia irretire da questa spirale di ira funesta e orgogliosa innescata da Keitel e nella sua cieca determinazione ad andare fino in fondo, tralascia amori e affetti, alla caduta di Napoleone si trasforma in Realista e si imbuca in un matrimonio d’interesse poco dignitoso ma sicuro. Dall’altro lato la feroce volontà di Keitel diventa suicidio politico e resistenza fino alla morte al nuovo ordine post napoleonico. I due arriveranno a combattersi addirittura al limite della resistenza umana sotto una tormenta di neve ma l’immagine refrigerata della morte li farà, per il momento, desistere. Nei due si crea una vera e propria dipendenza psicologica e anche se Carradine sembra più lepre che cacciatore, sembra quasi cercare il duello come prova su sé stesso, del suo egocentrismo misogino.
E’ come se i due avessero bisogno del rischio di morire per dare un senso alle loro vite.
Scott tralascia moralismi e sentimentalismi e si concentra sul modo di raccontare questa follia (dal racconto di Joseph Conrad “Il Duello”): i suoi giochi con la luce sono veramente magistrali (la sovraesposizione alla luce che fa da contrasto con le zone d’ombra, i punti di vista ribaltati) e gran parte delle scene del film sembrano quadri Caravvaggeschi. Alcuni esempi: le scene d’amore con i visi che emergono dal buio e il duello nel granaio con i fasci di luce che penetrano dalle aperture ai lati della scena. Da manuale di regia la scena del duello nella nebbia con Scott che si incaponisce (contro sceneggiatore e contro tutti) e ci mostra un Carradine tremante con i flashback della sua vita che scorrono quasi come un presagio. Altro colpo da maestro è il finale con questa napoleonica figura che si staglia in una visione dal’alto della grande vasta immensa stupidità umana e della grande vasta immensa caducità delle cose terrene. Il sole che a tratti fa capolino tra le nuvole su questa neonata consapevolezza non è un effetto digitale ma una tremenda botta di culo del regista britannico che si imbatte nel momento e nella giornata adatti per girare la scena conclusiva.
Un compendio di storia dell’arte del Cinema da fare vedere a tutti i giovani registi.


SI

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