Opinione di steno79 su Film rosso
Con Irène Jacob, Jean-Louis Trintignant, Jean-Pierre Lorit, Frédérique Feder
- negative [4]
- sufficienti [3]
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Sul film
VOTO 10/10 Ultimo film del grande Kieslowski che conclude in bellezza una straordinaria carriera, e anche episodio finale della Trilogia ispirata ai colori della bandiera francese: stavolta il motivo conduttore è quello della "Fraternità". Il film è ambientato a Ginevra e racconta la storia di Valentine, un'affascinante modella che entra casualmente in contatto con un giudice in pensione, Joseph Kern, da anni ritiratosi nella più completa solitudine, che passa il proprio tempo intercettando le conversazioni telefoniche dei vicini. E' proprio nel rapporto di crescente stima e affetto (dunque fraternità) fra il giudice misantropo e la giovane ragazza ancora aperta alla speranza che il film trova la sua ragione di essere, anche se è lasciato un certo spazio ad una vicenda parallela fra un aspirante giudice, Auguste (alter ego del vecchio Joseph) e una giovane donna di nome Karin, che lo tradirà in circostanze molto simili a quelle accadute a suo tempo a Joseph. Anche il finale a sorpresa ci fa riflettere sul ruolo del Destino e sulle forze che l'uomo non può controllare, e che influenzano l'andamento della vita umana.
Formalmente bellissimo, con composizioni figurative di grande eleganza in cui spesso si ritrova il colore rosso, è un film di profonda suggestione che, come altre opere del regista polacco, stimola la riflessione su temi di particolare importanza e attualità: fra gli altri, la comunicazione interpersonale opposta alla solitudine e all'alienazione, la moralità che nasce da una sofferta scelta personale e il tentativo di dare un senso alla propria esistenza e un ordine al mondo in cui viviamo. La maestria di Kieslowski è palpabile in ogni elemento della composizione cinematografica: dalla perfezione del ritmo data al film dal montaggio alla bellezza delle luci, dalla giustezza del commento musicale all'ottima direzione degli attori. Jean-Louis Trintignant rende benissimo la sofferenza segreta del giudice e Irene Jacob ha la giusta intensità richiesta dal personaggio. Qualcuno sostiene che il finale (da non rivelare) sia deludente, ma a mio parere si integra perfettamente col senso del film e fa riflettere sulla fragilità della condizione umana. Come addio al cinema, Kieslowski non avrebbe potuto sperare di meglio (e la sua morte prematura ha riempito di tristezza gli spettatori dei suoi film, e non solo quelli).
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