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Opinione di Mr.Klein su Tre colori - Film rosso





Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

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2008-04-16 12:12:46 voto al film: voto buono

Sul film

L’aspetto che predomina l’ultimo capitolo del maestro polacco sui colori della bandiera francese è quello che mancava nei due precedenti e che lo giustifica e lo pone molto al di sopra:il senso dell’inspiegabile,dell’incontro fortuito il cui ha come arbitro il tema ancora oggi più rischioso e affascinante possa esserci:l’intersezione di vari destini nascosta dietro l’espediente del caso. Film rosso assume il valore di una gemma rara distanziandosi con disinvoltura scoperta e silenziosa dall’indagine discontinua di Film Blu,di cui non riprende una certa invadenza ostentatamente pittorica come pure l’itinerario morale che sfociava nel moralismo cattolico,e dai toni di cruda commedia di Film Bianco,che rieducava sotto forma di parabola vendicativa la triste vicenda di un uomo che comunicava il proprio amore procurando alla donna amata lo stesso sconvolgimento che lei prima gli aveva imposto sottraendola alla vita attiva,e quindi eseguendo uno spartito più libero e pensato al tempo stesso. La messinscena di Kieslowski non contempla il principio che era alla base dei due film precedenti secondo il quale la volontà di compiere un’azione,di cercare una cura,di escogitare un piano che renda giustizia ad un’offesa subita(che sia da parte di un persona o uno scherzo del destino),poteva trovare conferma dei proprio sforzi,ma riavvicina i pochi personaggi che,ignari di una dimensione superiore che li guarda e li pedina,si affrettano senza neanche saperlo a recuperare i pezzi sparsi tra passato e futuro di una storia sentimentale rimasta incompleta,non vissuta pienamente,e che forse non sarà mai completata,per avarizia,per avidità,per timore di un equilibrio che vive nel momento in cui viene alterato. Gli elementi che hanno sempre integrato il discorso di Kieslowski qui sono utilizzati in maniera molto più discreta che in Blu e Bianco:la colonna sonora si affaccia con più umiltà,e il colore e più nascosto,più timoroso di squarciare le monotone tonalità elvetiche,rivelando l’inedito candore di un colore assertivo cui viene sempre associata la passione,il pericolo di un esubero di emozioni che qui acquistano una distensione nutrita e non umiliata dal sospetto,e dalla tenerezza che in esso si cela. L’abitudine di nascondere questa tenerezza e di rivestirla di un silenzio carico di rassegnazione è l’anima stessa del personaggio di un Trintignant che raggiunge il vertice del suo lavoro di cesello sulla sottrazione,un vecchio professionista che estorce a modo suo alla realtà altrui(quando è impossibile che gli altri se ne accorgano) la crepa celata nelle voci,nell’attrito che queste voci contengono durante le loro confessioni,le loro bugie(e nessuno meglio di un ex giudice può cogliere questi elementi),chiamandosi fuori dalla vita vista come movimento per evitare che l’emotività sia corrotta dalle apparenze. Le stesse di cui vive Valentine,forte e delicatamente austera immagine femminile,che vive all’interno della confusione ripudiata per sempre dal giudice,con il quale affronta da imprevedibile alleata la faticosa spiegazione di un amore non dichiarato,attraverso un lessico personale che riconduce tutte le generazione ad un ‘unica età. E’ abbastanza singolare che un uomo che non ha più nulla da chiedere alla vita,o crede di non averne,si presti al coinvolgimento che l’inclassificabile personaggio di Auguste non si decide a vivere,esempio sempre più riscontrabile nella realtà del terrore dell’intimità in una società che ha commercializzato la carne,e che tenta il controllo su un’altra persona senza mai correre il rischio di palesarsi. L’aspetto più affascinante del film sta nell’annuncio taciuto che fa della tragedia,o della tempesta in questo caso,incipiente,sotto il cielo plumbeo della Svizzera,che gli conferisce il ritmo di una navigazione apparentemente tranquilla ma che reclama un’attenzione maggiore,in cui Kieslowski ci suggerisce nell’ultima sequenza quale attività intellettuale e morale doverosa sia ragionare e vivere in termini di salvezza. Anche in questo caso è stata una coscienza superiore a decidere come dovessero andare le cose,perché poco dopo la sua uscita Film Rosso acquistò il valore di testamento involontario,per come improvvisamente fu sottratto alla vita il suo autore,e questo lo può far leggere con quella stessa commozione che per tutto il film veniva evitata,elusa per preferirle la lucidità e il rigore di una narrazione esemplarmente remota,in cui l’identificazione e la comprensione non vengono postulate,ma trascritte con la mano ferma condotta da una passionalità reticente,con la cautela con cui si raccoglie un vetro rotto. E non appare per nulla casuale che,dei tre film,questo sia stato l’unico a non ricevere un premio da un giuria.

Sulla regia di Krzysztof Kieslowski

Indefinibile,sfuggente susseguirsi di palpiti che creano stupore,tacciono l’amarezza e rinfrancano i temuti disordini della solitudine. Un pensiero che è giusto lasciar agire molto dopo la visione.

Sull'interpretazione di Jean-Pierre Lorit

Nervosa partecipazione che replica,forse con qualche colpa in più,la sventurata vicenda sentimentale dal giudice:forse c’è troppo silenzio intorno a lui,ma si può sperare che venga squarciato.

Sull'interpretazione di Jean-Louis Trintignant

Trintignant si impegna con umiltà commovente a rendere spiegabile l’attività apparentemente misantropica di un uomo che cerca ciò che germoglia sullo sporco della quotidianità.

Sull'interpretazione di Irène Jacob

Affascinante per i toni sommessi della sua recitazione e la disponibilità testarda a raccogliere le tracce vitali della vita esiliate in luoghi che non pensava di poter praticare. Mai più omaggiata da allora di un personaggio importante come questo.


SI

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