Opinione di Funzi159 su L'armata delle tenebre
Con Bruce Campbell, Embeth Davidtz, Marcus Gilbert, Bridget Fonda
- negative [5]
- sufficienti [6]
- positive [42]
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Attenzione! quando vedi questo simbolo
significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film
Sul film
Procedendo sulla scia del precedente "Evil Dead 2", Raimi crea nuovamente un film a metà strada tra horror e comico, propendendo però in questo caso molto di più sulle trovate demenziali e dando a tutto il film un tono assolutamente divertente. Rispetto ai precedenti due episodi, la violenza diminuisce, anche per evitare un visto censura troppo pesante, e si da invece molta più importanza al lato creativo e fantasioso della trama. A Raimi, stavolta il budget non manca, e con i soldi che ha a disposizione fa le cose in grande, ma con saggezza, veicolandoli nelle scene che veramente necessitano (come la spettacolare battaglia con gli scheletri) e mantenendo lo stile da B-movie in altre. L'equilibrio è sostanzialmente perfetto, e grazie anche al solito Bruce Campbell che ormai si è cucito addosso i panni di Ash, la messa in scena risulta omogenea, senza sbavature e momenti di noia. Purtroppo, causa tagli della produzione all'epoca (grazie Universal) il film venne modificato non poco in alcune parti. I tagli probabilmente meno azzeccati sono quelli alla scena dove Ash lotta con i suoi ego versione lilliputziani, dove praticamente tutte le trovate più comiche sono state tolte e lasciato giusto l'essenziale (che però non è così divertente) e alcune parti della battaglia finale, in particolar modo la sequenza della Deathcoaster e quella di Ash sul parapetto. La produzione chiese anche di cambiare il finale, sostituendo quello dove Ash si risvegliava per errore in un futuro apocalittico avendo preso una quantità sbagliata della pozione che lo avrebbe fatto dormire "una goccia per ogni secolo". Venne quindi richiesto un finale più adatto all'audience americana e, nonostante Raimi e Campbell preferissero il finale originale, la versione alternativa che crearono non è affatto male, soprattutto essendo perfettamente in sintonia con il resto della pellicola, nonchè con lo stile violento/demenziale di Raimi. E guarda caso, il finale riserva anche un'altra battuta di Ash che ha fatto storia; dopo aver ucciso l'ultimo deadite del film, abbraccia la commessa e la bacia dicendo "Hail to the King Baby". Da antologia.
Sulla trama
La trama si presenta più articolata rispetto ai primi due. Raimi aveva già pensato nel secondo film di portare Ash fuori dallo chalet, ma non aveva potuto mandare in porto il progetto a causa di un budget troppo ridotto. Comunque ingegnoso, il nostro Raimi creò la strada per portare ad un sequel definito, quando Ash alla fine viene catapultato nel Medioevo. Alla fine del secondo era logico che tutti si aspettassero la continuazione della storia, e così è stato. Raimi colloca bene il suo personaggio, codardo e malcapitato eroe senza una mano che, ritrovandosi nel Medioevo, può fare lo spaccone davanti agli sprovveduti medievali, con la motosega al posto della mano e brandendo il suo Boomstick per intimorire gli "idioti primitivi". Ash ha finalmente la possibilità di crescere e maturare come personaggio, e il cambiamento diventa evidente scena per scena. Anche se nel corso del film, mentre lui si trova da solo continua a non nascondere la propria codarda idiozia, è davanti ai medievali che trova sempre il modo di mostrarsi impavido e coraggioso, e nel pezzo finale dimostra di essere davvero maturato dagli episodi precedenti guidando il popolo come un vero leader ed addestrandolo al combattimento come un capitano dell'esercito. La parte finale della battaglia con l'esercito dei morti è un gioiellino davvero impagabile (sul quale tra l'altro si è basato Peter Jackson per la sua battaglia ne "Le Due Torri"), sia per come Raimi studia la posizione e l'assalto degli scheletri, sia per come mette in scena la cosa. I tecnici degli effetti speciali hanno fatto davvero un enorme lavoro nel riuscire a dare vita a questi "mucchietti d'ossa" che si scagliano contro il castello per riprendersi il Necronomicon, e sono riusciti non solo a farli muovere e a farli combattere, ma quasi a farli vivere. Per ogni scheletro c'è una battuta pronta, un'espressione studiata, una trovata per renderlo protagonista, e nel corso della battaglia questi scheletrini guadagnano la simpatia dello spettatore comportandosi non come dei mostri assetati di sangue, ma come dei divertenti clown che partecipano ad uno spettacolo circense. In tutto l'insieme, la trama non perde mai colpi, rimane molto compatta e non cade mai ne troppo da un lato, ne troppo dall'altro e, pur propendendo principalmente per il demenziale, Raimi è in grado di non caderci troppo e di rendere le trovate fine a se stesse. "Army of Darkness", pur essendo una divertente giostra da Luna Park, è anche un film perfettamente equilibrato, e in questo caso onore a Raimi (e a suo fratello Ivan, co-autore della sceneggiatura) ancora una volta per il suo talento creativo.
Sulla regia di Sam Raimi
Raimi consolida con questo film tutte le cose imparate nei lavori precedenti, riuscendo finalmente a mettere perfettamente d'accordo la sua voglia di macabro con la tendenza al comico stile Three Stooges. La mano di Raimi non solo si sente, ma addirittura si vede, in ogni inquadratura, in ogni movimento della macchina da presa, in ogni piccola azione che per quanto possa sembrare banale porta veramente non solo le impronte digitali, ma il palmo inchiostrato di questo ragazzo del Michigan. Confezione inecceppibile, stile sempre personale, e solita attenzione ai dettagli, che per uno spettatore alla prima di un film di Raimi potrebbe anche sfuggire, ma non a chi di questo regista ne ha fatto una cultura. Raimi è presente sempre, e cura ogni dettaglio, anche quelli che magari sono un po' più lontani dalle sue competenze (nel "making of" del doppio DVD si vede Raimi interagire con uno scheletrino meccanico e impartirgli le istruzioni su quello che deve fare) e sa dosare gli elementi per non cadere nella stessa scemenza con la quale si diverte a giocare (qualcuno ha definito il film "intelligentemente stupido"). Con la professionalità di un vero film-maker e la spensieratezza creativa di un ragazzino, Raimi da vita ad uno spettacolo che non è mai noioso e mai scontato, si destreggia in quello che gli riesce meglio sempre, cioè intrattenere il pubblico, sempre con un occhio al suo stile e alla sua tecnica. Con questo regista di talento c'è poco da rimproverare e tanto da imparare, un vero genio del cinema contemporaneo.
Sull'interpretazione di Bruce Campbell
Campbell ritorna nei panni di Ash per la terza volta, questa volta con qualche anno e qualche chilo in più. Per quanti non ci facessero caso, l'ipotetico svolgimento dei 3 film è articolato in un arco di tempo che corrisponde a circa due Notti; nella prima Notte affronta i suoi amici, nella seconda la sua mano e svariati altri guai, all'inizio del terzo giorno (potremmo dire così) si è fatto un viaggio di 600 anni dritto nell'anno domini 1300, ma il tempo che è trascorso effettivamente, per lui, rimane lo stesso. Ash riparte da dove aveva lasciato, e stavolta si permette di fare un po' lo spaccone essendo ormai rodato nella lotta ai deadite. Campbell mette l'accento su questa cosa trasformando il personaggio da "sempre nel posto sbagliato al momento sbagliato" a "sempre nel posto giusto al momento giusto", a seconda dei pareri. Da nuovo spessore al protagonista mostrando il suo talento di "latin lover" (celebre la battuta "Dammi un po' di zucchero Baby"), fa il docente di ingegneria e fisica creandosi una mano meccanica da mettere in loco della precedente amputata, mostra ai medievali come fabbricare polvere da sparo, modifica la sua storica Oldsmobile Delta 88 del '73 trasformandola nella Deathcoaster e guida il popolo in una furente battaglia contro l'armata delle tenebre, dimostrandosi audace, pieno di ingegno e sempre all'altezza della situazione. Il radicale cambiamento di Ash viene perfettamente espresso dall'interpretazione di Campbell, che ha un approccio diverso al personaggio, rendendolo più duro e freddo, e per altri ancora più ridicolmente comico, sempre con il dovuto equilibrio. Non si mostra mai ridicolo ai medievali, tiene tutte le sue gaffe per sè, e questo dando la piena idea di un personaggio che sa come vuole imporsi e un po' come un generale d'annata mostra solo il suo lato migliore nascondendo quello più gretto. L'interpretazione comunque trova i suoi punti di forza nelle scene comiche. Nel mulino, Ash che combatte contro i suoi piccoli sosia è da cinema comico d'altri tempi, poco più in là, il suo clamoroso lapsus nel quale dimentica "la maledetta formula Clatoo, verata, nicto", e pronuncia una mezza tosse che suona tipo "Clatoo, verata ncougheehhhhhhvana", che pur essendo palesemente sbagliata, secondo lui va bene e si auto-approva dicendo a voce alta; "Ok, è fatta allora", risvegliando invece l'esercito dei morti. Ash è sempre la causa dei suoi stessi mali, e ogni volta si ritrova a dover rimediare alle bravate combinate. Questa volta ci riesce un po' meglio, ma per quanto riesca a nascondere ai medievali la sua idiozia congenita, non può di certo nasconderla agli spettatori, che non possono far altro che ridere davanti a un personaggio tanto epico, quanto ridicolo. Il bravo Bruce trova libertà espressiva e recitativa grazie all'amico Raimi, e conferma che non bisogna essere grandi nomi, vincere tanti oscar e lavorare in super-produzioni per essere dei personaggi veri e originali; basta soltanto essere se stessi, e il resto viene da solo. Probabilmente, se Campbell fosse stato assoggettato a qualche grossa produzione hollywoodiana anzichè ad una quasi da B-movie, non avremmo mai potuto ammirare il personaggio umanamente comico, disgraziatamente eroico e piacevolmente assurdo che Ashley J. Williams è.
Sulla colonna sonora
Joseph LoDuca subentra a produzione già avviata a Danny Elfman nella composizione della colonna sonora. Elfman, nel frattempo, ha già composto "March of the Dead", tema ricorrente nel corso del film, e da alcuni considerato anche il vero tema di "Army of Darkness". Con un budget più adeguato, LoDuca può finalmente fare le cose per bene, proseguendo sulla scia di "Evil Dead 2". Le composizioni sono epiche ed orchestrali, con continui rimandi a grandi colonne sonore del passato e ai toni epici dei kolossal di un tempo. La colonna sonora calza perfettamente con il film, e ogni brano trova la sua giusta collocazione all'interno della storia. L'arrangiamento è eccellente, soprattutto nella scelta degli strumenti principali (fiati e archi) e con una lodevole sezione percussionistica. Il sound, come detto, rimanda ai film del passato, e si adatta perfettamente all'anima del film che, nell'epoca degli effetti digitali e delle nuove tecniche di animazione al computer, viene ancora realizzato con pupazzi veri e animazioni in stop motion, magari meno credibili per alcuni aspetti, ma di sicuro impatto scenico. I titoli principali che contraddistinguono la colonna sonora di LoDuca sono "Prologue" e "Building the Deathcoaster", quest'ultimo vero tema del film. Nel primo c'è una sintesi dell'intera colonna sonora, nel secondo invece un brano evocativo ed epico che identifica il film stesso e anche il cambiamento del personaggio Ash (da codardo a spavaldo). Per ogni scena il sound è quello giusto. Nella scena dove Ash lotta contro i suoi mini-lilliputziani (musica inserita solo in parte nel film), LoDuca da il tono giustamente comico alla scena con alcune sonorità che rimandano a Laurel and Hardy e anche a Charlie Chaplin. Nella scena giusto successiva, in cui l'Ash malvagio spunta dalla spalla del protagonista, LoDuca si lascia andare al virtuosismo con una traccia che segue precisa al secondo l'andamento della scena. Il tono è inizialmente tendente al drammatico, poi al comico assurdo (dove le percussioni fanno un gran lavoro) per finire al simil balletto folk/celtico, dove i flauti seguono i movimenti del personaggio e i timpani picchiano in sincronia ai pugni. I toni di LoDuca non sono mai troppo standard, e nella scena del cimitero eccoli cambiare di nuovo avvicinandosi ad uno stile da canti gregoriani. Per sensazioni, sembra di trovarsi in una chiesa, e l'idea è quella giusta di rispettare un camposanto, pur essendo esso sconsacrato e infestato di creature malefiche, nel quale il lavoro dei cori è davvero lodevole, che non solo creano l'atmosfera, ma anche gli effettivi suoni delle forze demoniache del cimitero nell'audio del film. "March of the Dead" composta da Danny Elfman, ha un tono decisamente diverso dalle composizioni di LoDuca, anche dovuto allo stile molto più cupo dell'autore stesso, che aveva precedentemente musicato titoli quali "Batman" e "Edward Scissorhands". Il brano ha un andamento progressivo, che segue i passi dell'armata che avanza. Le percussioni giocano, come in buona parte delle composizioni di Elfman, un ruolo fondamentale, non solo dettando il ritmo, ma anche alzando i toni e la potenza sonora. Archi e fiati (soprattutto ottoni) si affiancano più volte, con una certa predominanza dei fiati, e nella parte conclusiva del brano, il suono di una campana rintocca come a scandire il momento prima dell'attacco. Successivamente, la battaglia infuria e LoDuca ritorna a comandare la propria orchestra, rimarcando di nuovo il clima epico e combattivo della scena, sempre con la stessa saggia sincronia con la scena (fiati e percussioni che si muovono assieme alle frecce e alle catapulte). L'entrata in scena della Deathcoaster cambia i toni, portandoli dall'epico combattivo ad un epico moderno, avvicinandosi all'idea del veicolo del futuro che si lancia nel passato per affrontare gli scheletri. I movimenti di archi sono molto virtuosi, e anche qui le percussioni fanno un gran lavoro definendo il ritmo (con un rullante sempre presente) e l'enfatizzazione dei colpi inferti dalla Deathcoaster. Il tono cambia drasticamente nel finale quando compare in scena Sheila, un tono più vicino ai canti gregoriani di prima. Nella scena sul parapetto (da cui il titolo stesso del brano), LoDuca accentua i virtuosismi dell'orchestra dando ai fiati la possibilità di definire il ritmo in luogo delle percussioni di prima e agli archi di aumentare il clima epico della scena. Anche in questo caso, il brano segue perfettamente la scena e le sue progressioni, soprattutto con il cambio improvviso di tono che segue l'aggressione di Sheila ai danni di Ash, con un'accentuamento degli archi nell'intensità esecutiva. Il tono si mantiene movimentato anche nelle sequenze successive, e con questo il clima epico che si vuole esprimere. La battaglia si conclude con la riappacificazione tra i due leader, e il ritorno della melodia di "Building the Deathcoaster" con un arrangiamento diverso, incentrato di più sugli archi e sui toni alti. Il clima è quello della vittoria finale. I titoli finali presentano un medley di diversi brani; la sequenza è "Bone'anza", "Building the Deathcoaster" (come detto, vero tema portante e ricorrente del film), "Forest of the Dead/Graveyard" e nel finale una piccola sezione riveduta di "God Save Us". Nell'insieme, la colonna sonora di LoDuca è molto compatta, e mantiente sempre il sound su toni epici. Nel film, la colonna sonora è inserita bene, salvo alcuni tagli nella versione ufficiale (in particolar alla scena della Deathcoaster e quella sul parapetto) che sono stati per fortuna rimediati nella versione director's cut, che ripropone i brani per interi. Peccato per l'assenza invece nella colonna sonora ufficiale di alcuni brani presenti invece nel film, come quello in cui Ash cavalca verso il cimitero (che segue la melodia riveduta del brano "The Deathcoaster") e quello in cui Henry The Red arriva a dar man forte ai buoni. Ma in una colonna sonora già di per se stessa molto lunga e decisamente completa, si possono permettere queste piccole mancanze. Lavoro di Joseph LoDuca da 10 e lode, confezione inecceppibile e orchestrazione magistrale, una colonna sonora davvero perfetta.
Cosa cambierei
Assolutamente niente.
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