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Alice nelle città (1973)

[Alice in den Städten, Germania 1973, Drammatico, durata 110', b/n]   Regia di Wim Wenders
Con Rüdiger Vogler, Yella Rottländer, Liza Kreuzer, Eda Kochl



I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Alice nelle città: minimo
Ritmo ritmo in Alice nelle città: presente
Impegno impegno in Alice nelle città: forte
Tensione tensione in Alice nelle città: minimo
Erotismo erotismo in Alice nelle città: assente

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto buono a Alice nelle città

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Gli utenti di FilmTV assegnano il voto buono a Alice nelle città (voti: 22 media: 3,91) 22

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La trama

Felix Winter rientra in Germania dagli Stati Uniti, senza il reportage che doveva realizzare, ma solo con un pacco di foto Polaroid. All'aeroporto si vede affidare la figlia di una sua connazionale, che promette di raggiungerli in patria qualche giorno più tardi. L'uomo e la bambina incominciano così un viaggio (la madre nel frattempo non dà più notizie di sé) alla ricerca della casa della nonna. Intanto la polizia è riuscita a rintracciare la donna. Andata e ritorno dall'America svuotata dal mito e dal sogno, all'Europa teatro di esasperati esistenzialismi. Un film on the road intimista e geniale, che riflette sul movimento e sullo sguardo,e quindi sul cinema. Uno dei capolavori di Wenders, una riflessione sul cinema e sulla storia e la memoria della Germania. 

L'opinione più votata

Di ed wood scritta il 27/07/2011 - utile per 7 utenti

Voto al film: voto buono

Questo film merita l’appellativo paradossale di “classico del cinema moderno”. Infatti, da una parte costituisce un caposaldo della cosiddetta modernità cinematografica, ossia quell’estetica del filmare aperta, episodica, sdrammatizzata e anti-narrativa suggerita da alcuni autori italiani a partire dai tardi anni 40 (Rossellini, Antonioni) e messa in atto radicalmente e sistematicamente da tutta una serie di nuove leve, in giro per il mondo (dalla Francia al Brasile, dal Giappone alla Cecoslovacchia) nei primi anni 60; dall’altra, tuttavia, questo di Wenders è un film talmente nitido e risoluto nel distendere il suo tappeto tematico che, a differenza di tante “imperfette” opere moderne, può contare su quella chiarezza di intenti propria del cinema classico. E’ curioso (e un pochino sconfortante) constatare come lo stesso Wenders sarebbe stato, nei decenni successivi, fautore di un cinema spesso prolisso e ridondante, agghindato di futili orpelli poetici per coprire quella che è stata (e continua ad essere, vista la sua valenza profetica) una delle grandi conquiste della cinematografia contemporanea: la riflessione sul rapporto fra realtà e rappresentazione (filmica, fotografica, scritta). Un tema trattato da tanti autori, ma nessuno con la sagacia e l’acume di Wenders. Sagacia ed acume che, sfortunatamente, si accompagnano ad una leggerezza di sguardo solamente in alcune sue opere, specialmente quelle dei primi anni 70. In “Alice nelle città” c’è tutto ciò che Wenders aveva di dire e avrebbe detto nelle sue (troppe) opere successive, nonostante certa critica lo faccia passare per eclettico ed ambizioso. In realtà, il messaggio che si rinviene, chiaro ed evidente, in questo capolavoro “on the road”, si ritrova anche nel “Cielo sopra Berlino”: basta togliere quelli orpelli di cui si diceva poco sopra. E il messaggio è un sereno, ma pregnante invito a vivere attivamente la vita, anziché limitarsi a contemplarla (scattando inutili fotografie o commentando dal cielo gli affanni umani). Prima di incontrare Alice, Winter era morto dentro. Era emotivamente fermo, privo di identità in un mondo che non cambiava mai, ingessato in una moltitudine di immagini (fotografiche, ma anche televisive) che cristallizzavano il senso dell’esistenza e impedivano ogni sviluppo. Sarà l’incontro con l’anima pura, ma non ingenua, anzi intelligente e curiosa, di Alice a far rinascere Winter: per mezzo del rapporto umano, dell’esperienza, del movimento, del viaggio verso una meta (non importa se introvabile, men che meno con una foto: la casa della nonna), Winter abbandonerà la macchina fotografica e avrà finalmente una storia da raccontare. La sua. Winter riacquista un’identità ed una Storia: torna ad esistere. E ciò è causa/effetto del cambiamento del mondo circostante, che finalmente si muove, torna a vivere, torna a significare. La stessa cosa che accade all’angelo Bruno Ganz nel “Cielo sopra Berlino” (ma con quanta retorica in più!). La critica considera Wenders uno dei predicatori della “morte del cinema”, ma a me pare che in questo suo film sia la fotografia semmai ad essere dichiarata morta, o meglio mortifera, con la sua staticità e la sua incapacità di farsi strumento di comprensione della realtà e dei suoi cambiamenti. Il cinema, viceversa, col suo movimento (carrelli, panoramiche, soggettive) permette di uscire dall’empasse e di abbracciare il cambiamento, favorire l’esperienza, immettere carburante alle esistenze. Parallelamente, Wenders pare condannare gli USA al ruolo di sterile società mediatica, nata morta, mentre ripone ancora fiducia in uno sguardo europeo forse (all’epoca) non ancora del tutto corrotto, non ancora globalizzato, non ancora schiavo dell’immagine livellatrice.
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SI

Opinioni su Alice nelle città


27 luglio 2011 Opinione di ed wood su "Alice nelle città"
ed wood

Questo film merita l’appellativo paradossale di “classico del cinema moderno”. Infatti, da una parte costituisce un caposaldo della cosiddetta modernità cinematografica, ossia quell’estetica del filmare aperta, episodica, sdrammatizzata e anti-narrativa suggerita da alcuni autori italiani a partire dai tardi anni 40 (Rossellini, Antonioni) e messa in atto radicalmente e sistematicamente da tutta una serie di nuove leve, in giro per il mondo (dalla Francia al...

voto al film: ed wood assegna il voto buono a Alice nelle città (1973)

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[utile per 7 utenti]

2 aprile 2011 Opinione di mm40 su "Alice nelle città"
mm40

Uno dei primi lavori di Wenders, già facilmente riconoscibile per argomenti (la fuga, la libertà, l'eterna ricerca), per l'ambientazione in una Germania spoglia, lontana dalla retorica turistica, e per la scelta di Rudiger Vogler come protagonista, già visto ne La paura del portiere prima del calcio di rigore (1972) e ne La lettera scarlatta (1973). L'attore tornerà nei successivi due lungometraggi del regista, che andranno a formare con questo Alice nelle...

voto al film: mm40 assegna il voto sufficiente a Alice nelle città (1973)



2 ottobre 2010 Opinione di PP su "Alice nelle città"
PP

Voto 6. [01.10.2010]

voto al film: PP assegna il voto sufficiente a Alice nelle città (1973)


13 luglio 2009 Opinione di iosif su "Alice nelle città"
iosif

Nel 1995 Rudiger Vogler rincorreva i suoni di Lisbona e più di vent’anni prima, nel 1973, cercava le immagini che potessero descrivere New York. Se in Lisbon Story (e altre opere simili) l’ambiente è fin troppo protagonista, solare e accattivante, nei film passati il regista era maggiormente rivolto all’interazione, non sempre pacifica, fra contesto e personaggi, lasciando che ognuno suggerisse qualcosa dell’altro. Il giornalista tedesco Felix Winter...

voto al film: iosif assegna il voto buono a Alice nelle città (1973)



15 aprile 2007 Opinione di howl su "Alice nelle città"
howl

genere di road movie tanto karo al cineasta tedesko.il plot è incentrato sul rapporto tra l'uomo e la bambina e il konseguente mutamento ke il viaggio in komune opera nei due personaggi. Piacevole, gradevole, commovente

voto al film: howl assegna il voto sufficiente a Alice nelle città (1973)


5 ottobre 2005 Opinione di nico80 su "Alice nelle città"
nico80

8.5

voto al film: nico80 assegna il voto nd a Alice nelle città (1973)



10 marzo 2005 Opinione di amalteo su "Alice nelle città"
amalteo

Dopo più di 30 anni riesco a rivedere Alice nelle città di Wim Wenders (1973). Grazie al Mercatino di film.Tv e ad un giovane cinefilo di Napoli. Una ricerca del senso. Spaesato e senza identità, il fotografo sa solo rappresentare la realtà, non viverla. In viaggio con una ragazzina di 9 anni imparerà le cose concrete (mangiare, ridere, sentire, ...). E alla fine entrambi guarderanno fuori dal treno il mondo. Mentre lo sguardo di Wim Wenders si allarga sul paesaggio. Non solo Buono, ma...

voto al film: amalteo assegna il voto buono a Alice nelle città (1973)


17 gennaio 2005 Opinione di kotrab su "Alice nelle città"
kotrab

Commovente e profondo viaggio di formazione, solidarietà e riflessione (riflessione sulla propria vita, riflessione mentale e di sguardi), delicato e con molti spunti di humor. 8

voto al film: kotrab assegna il voto buono a Alice nelle città (1973)



17 gennaio 2005 Opinione di Aquilant su "Alice nelle città"
Aquilant

Rannicchiato accanto al pilone di un pontile Felix documenta la desolazione dell’esistenza con una Polaroid nel suo ennesimo tentativo di bloccare la realtà contingente, immortalandone gli oggetti nella fissità dell’immagine per consacrarli ad un’ipotetica eternità. Sagome indistinte scorrono continuamente davanti ai suoi occhi. Il loro continuo divenire finisce per distrarlo, confonderlo, sottrarlo al suo ruolo di giornalista dimostrandogli la non riproducibilità del reale visto...

voto al film: Aquilant assegna il voto buono a Alice nelle città (1973)


16 novembre 2003 Opinione di SONATINE su "Alice nelle città"
SONATINE

è il film che prediligo del magico narratore tedesco wim wnders,cantastorie di viaggi eterni nelle praterie della memoria della visione,che è sempre (pre)testo per inscenare la vita come senso dell'esistenza,come ricerca di messaggi al di la' delle apparenze,come viatico per (una)qualsiasi felicita'.poetico grande wenders!

voto al film: SONATINE assegna il voto buono a Alice nelle città (1973)




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