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Seduto alla sua destra (1968)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Seduto alla sua destra: assente
Ritmo ritmo in Seduto alla sua destra: presente
Impegno impegno in Seduto alla sua destra: presente
Tensione tensione in Seduto alla sua destra: presente
Erotismo erotismo in Seduto alla sua destra: assente

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FilmTV assegna il voto sufficiente a Seduto alla sua destra

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Gli utenti di FilmTV assegnano il voto sufficiente a Seduto alla sua destra (voti: 4 media: 3,25) 4

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La trama

Un eroe africano, un po' Gesù Cristo e un po' Lumumba, affronta il suo calvario.

Maurice Lalubi, leader indipendentista di un paese africano, è caduto nelle mani di un gruppo di mercenari bianchi. Lalubi può ottenere di nuovo la libertà a patto che firmi una sconfessione delle proprie idee. Lui non cede neppure sotto tortura, ma intanto i capi del governo locale stanno cercando una soluzione per disfarsi di lui. Lalubi muore nel deserto per un colpo di pugnale. Fin dal titolo, ma badate anche alla tortura dei chiodi, il film di Zurlini presenta una doppia lettura cattolico-terzomondista. Il tutto, visto oggi, rischia di apparire un po' datato. 

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L'opinione più votata

Di Peppe Comune scritta il 13/02/2010 - utile per 4 utenti

Voto al film: voto buono

Maurice Lalubi è il leader di un movimento di liberazione non violento. Viene catturato da un gruppo di mercenari bianchi che chiedono l'abiura delle sue idee. Ma neanche le torture riusciranno a venire a capo della sua volontà di resistere. "Seduto alla sua destra" è il film più spiccatamente politico di Valerio Zurlini che non arretra di un centimetro di fronte alla possibilità di mettere in scena la morte dell'innocenza umana ad opera di animi corrotti dalla sete di potere. Lalubi (un sorprendente Woody Strode) viene presentato come un capo carismatico della rivolta contro il potere costituito (i riferimenti alle vicende congolesi di Patrice Lumumba sono evidenti), mentre Zurlini c'è lo mostra come un uomo dalla grande forza morale capace di insinuare la compassione cristiana in tutti quelli con i quali si confronta. Succede con il comandante della guarnigione che lo tiene prigioniero, che inizia a nutrire seri bubbi sulla bontà della loro opera "civilizzatrice", ma soprattutto con Oreste (un intenso Franco Citti), suo compagno di cella, un uomo che ha fatto mille mestieri e mille truffe per vivere e che si dona a Lalubi con una devozione davvero commovente. I riferimenti evangelici sono evidenti ma tanto i "Ladroni" compagni di cella del difensore degli oppressi quanto il "Ponzio Pilato" in tuta mimetica costretto all'atto estremo da un "Caifa" africano, vanno visti nella loro dimensione archetipa e quindi non suscettibili di epurare il film da quella componente esclusivamente laica necessaria per dare all'opera di Zurlini la valenza di un attacco contro quei meccanismi del potere politico che producono la ferocia dell'uomo contro un suo simile. La forza morale di Lalubi è di quelle che non fanno indietreggiare l'uomo dal carico di responsabilità che la storia gli ha affidato, di quelle che rappresentano una speranza di riscatto per chi ne segue la scia. E' un Cristo laico che accetta il suo calvario con la rassegnazione di chi sa che in ogni tempo e luogo la realizzazione del bene è resa difficile dalla seduzione del male e che se l'amore dato senza condizioni può valere il sacrificio di una vita, la morte di un giusto non deve valere l'oblio per le generazioni future (come sembra suggerirci Zurlini nel bel finale che mostra un bambino in fuga dai colpi di mitra). Si racconta che Zurlini progettò per molto tempo un film di ambientazione africana e che per ragioni di costi dovette accontentarsi di una location romana e di un progetto meno pretenzioso. Tuttavia credo sia riuscito nell'intento di fare un film dalla forte carica umanista che nel ripetersi ciclico, in modi e forme diverse, delle barbarie di cui sanno rendersi capaci gli uomini ha l'elemento capace di attribuirgli quella capacità di durare nel tempo che gran parte della critica specializzata sembra avergli tolto con troppa superficialità.
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SI

Opinioni su Seduto alla sua destra


22 luglio 2010 Opinione di mm40 su "Seduto alla sua destra"
mm40

E' un film politico: Zurlini inquadra le vicende del rivoluzionario Lalubi (ispirato, a quanto pare, al personaggio reale di Patrice Lumumba, che nel Congo degli anni '60 compì un percorso simile a quello del protagonista di questo film) con l'intento preciso di dar voce alla rabbia dei popoli sottomessi - nel corso della storia ve ne sono in ogni parte del pianeta - a qualsiasi tipo di vessazione e di crudeltà da parte di altri popoli più ricchi e potenti: dalle...

voto al film: mm40 assegna il voto sufficiente a Seduto alla sua destra (1968)

nessun commento
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13 febbraio 2010 Opinione di Peppe Comune su "Seduto alla sua destra"
Peppe Comune

Maurice Lalubi è il leader di un movimento di liberazione non violento. Viene catturato da un gruppo di mercenari bianchi che chiedono l'abiura delle sue idee. Ma neanche le torture riusciranno a venire a capo della sua volontà di resistere. "Seduto alla sua destra" è il film più spiccatamente politico di Valerio Zurlini che non arretra di un centimetro di fronte alla possibilità di mettere in scena la morte dell'innocenza umana ad opera di animi corrotti...

voto al film: Peppe Comune assegna il voto buono a Seduto alla sua destra (1968)

nessun commento
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17 aprile 2004 Opinione di joseba su "Seduto alla sua destra"
joseba

Un film di stupefacente intensità sul rapporto tra il ladrone buono e Cristo, ovviamente misconosciuto e sottovalutato. Zurlini spinge sul pedale della violenza e dell'aridità morale dei torturatori dipingendo, per antitesi, una toccante amicizia che nasce nella raggelata oscurità di una cella. Di fronte a Lalubi (Woody Strode), Oreste (Franco Citti) ne percepisce la grandezza spirituale: "Quando un uomo ne incontra un altro, avvertendone la grande statura morale, a lui superiore, e prova...

voto al film: joseba assegna il voto buono a Seduto alla sua destra (1968)



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