lun, 22/3

Marty, vita di un timido

Voto Film.tv.it voto buono

Voto community voto buono

Titolo originale: Marty (Sentimentale, USA, 1955, durata 91', b/n)

Regia di Delbert Mann

Con Ernest Borgnine, Betsy Blair, Esther Minciotti, Karen Steele

Marty Piletti ha trentacinque anni, è italoamericano, fa il macellaio e vive con la vecchia madre. Le sue sorelle e i suoi fratelli si sono sposati e se ne sono andati di casa da un bel pezzo. Grosso e timido, teme di non trovare alcuna ragazza che lo sposi e a causa di questo viene assillato dalla madre. Poi, un giorno, conosce una giovane con molte affinità e diventa un altro. Mamma e agli amici però lo preferivano com'era prima.

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voto buono Ritratto senza languori di un uomo solo,e non solitario,sfiduciato quanto speranzoso,nella misura in cui speranza può far rima con disillusione,Marty rafforza la rarità degli esseri umani nascosti nelle abitudini in cui,per comodità e per pigrizia,vengono condotti a forza da una società che non perdona chi stenta a riconoscersi nel dovere di essere eccezionali,di risultare singolari quando l’unica,eterna domanda è quella di vivere secondo una scelta di vita il più normale possibile. Senza rigidità predicatorie,Delbert Mann realizza una trasposizione di un testo che segue le gesta quotidiane di un timido che non lo è quanto gli altri vorrebbero che fosse,timido più per l’insistenza,non solo esterna,di aderire ad una virile consuetudine alla seduzione che non è necessario sfruttare per sentirsi uomini. A un passo dalla coloritura folkloristica(i dialoghi tra le due sorelle meridionali che pagano lo stereotipo sugli italo-americani) da cui in extremis si tiene saggiamente a distanza,questo gruppo di famiglia,attorniato dal vociare degli amici che non capiscono quanto i tentativi adolescenziali di sedurre le signorine siano ormai fuori tempo massimo,passa dalle snervanti beghe domestiche alle reali frustrazioni che,all’epoca,nessuno riusciva a chiamare col loro nome:un’ignoranza che la tenerezza,e anche la prepotenza,delle giovani figure femminili tenteranno di rimuovere,o anche solo si addolcire. Nell’impianto teatrale dei dialoghi verosimili,nell’affollarsi delle strade della città da parte di cittadini stretti dalle necessità e dalle piccole ambizioni,Marty sembra farci rincontrare quegli individui spaesati e caparbi che abitano le pagine di Malamud,e assegna ad un attore grande nella stazza e nella bravura un personaggio archetipico che in ogni gesto,in ogni attimo di rabbia e di autocommiserazione e ,come si è detto, di speranza cocciuta,ci ricorda che senza aver provato la solitudine,non si può amare. (Mr.Klein, 29-11-2007)

voto buono Da una commedia radiofonica, è stata tratta una buona versione cinematografica che ebbe il suo successo ed inaugurò i drammi piccolo borghese, dando luogo a diverse operazioni. La regia ha saputo sfruttare la sceneggiatura (fatta dallo stesso drammaturgo) benissimo, ed in più ha saputo guidare un cast in maniera esemplare, con qualche concessione al patetico, come nel caso delle due madri. (emmepi8, 29-11-2007)

voto buono Bellissimo, con una regia che non vuole strafare e dirige benissimo gli attori, tra l'altro molto bravi. Borgnine dà veramente un'ottima interpretazione ed è ben calato nella parte, come la ragazza di cui s'innamora. E' del 1955 ma è ancora attualissimo, e forse più di allora: l'invadenza delle suocere nelle coppie, il mammismo del figlio che non riesce ad imporsi e proteggere la sua vita coniugale, la gente che ti dice cosa devi fare ma poi non è mai contenta, la gente che ti distoglie da quello che tu vuoi veramente con egoistici pretesti (come la madre di lui, che preferisce uno zitellone in casa che un figlio felicemente sposato). Bellissima la sterzata finale del protagonista, che decide di prendere in mano la sua vita. Commoventi le scene dei due che si conoscono. "O accontenti la gente o accontenti te" mi dice mia cognata, e, io aggiungo, quella non si contenta comunque mai. (teaestefano, 07-12-2007)

voto buono Voto 7. Borgnine da oscar (strameritato) in questo melò, un po’ troppo parlato ma recitato benissimo da tutti. [20.1.2008] (PP, 25-01-2008)

voto buono Dopo cinque minuti qualcuno potrebbe pensare di “sapere già come andrà a finire”. Invece l’esordiente Delbert Mann sorprende un po’ tutti azzardando un finale fuori dagli schemi che lascia piacevolmente spiazzati; la storia d’amore trova lo giusto spazio tra tra classici problemi di famiglia e matrimonio, ma il punto forte è il simpaticissimo Borgnine, la cui interpretazione è mossa da un’entusiasmo adolescenziale che conquista. Fa piacere che un film semplice, lontano dal prototipo di classico hollywoodiano, abbia vinto i 4 Oscar più importanti di quel lontano 1955. (Mathiasparrow, 26-03-2008)

voto buono Come il tenero Marty confessa a Clara io lo confesso a voi: ho pianto come una fontanella a più riprese assistendo a questo film bellissimo che ha come tema centrale la solitudine e la paura di non trovare un affetto in un mondo in cui solo l’apparenza è rilevante. All’inizio della storia i personaggi che circondano Marty lo incoraggiano a darsi da fare per trovarsi una partner ma scopriremo in seguito che quelle esortazioni sono delle false sirene. Essi non approvano la nuova amicizia stretta da Marty perché intravedono nei suoi occhi qual’cosa di serio, un sentimento di invidia e disperazione li pervade e devo dire che le loro male lingue su Clara hanno suscitato in me il disgusto essendo evidentemente dettate solo dalla paura che Marty non sarà più disponibile a consolarli con le sue buone parole, dovranno da li in poi pensarci da soli. Che la ragazza non sia bella o di buona famiglia sono motivi del tutto pretestuosi per demolirla:la madre, gli amici del bar l’avrebbero massacrata anche se fosse stata Jaqueline Onassis. Marty è ormai distante da loro, ha un numero di telefono ma non sa ancora se dar retta ai suoi sentimenti e dare una svolta al suo destino o continuare a sognare la playmate del mese ed è proprio qui che il film ci da un messaggio forte cioè dare una possibilità all’amore per quanto difficile può sembrare e accantonare false illusioni. L’incontro tra Marty e Clara è pieno di tenerezza, lui è disgustato dall’atteggiamento maleducato dei ragazzi che la hanno prima accompagnata alla festa e poi la vogliono lasciare a qualche altro ragazzo addirittura con qualche dollaro di compenso. Clara non è stupida e corre in terrazza a piangere per l’ennesimo atteggiamento villano nei suoi riguardi, ma sarà proprio Marty ad accompagnarla a casa e se le cose andranno per il verso giusto forse la sposerà. Borgnine è fantastico in questo ruolo ma è tutto il film che funziona perfettamente nel glorioso bianco e nero. Lo consiglio a tutte le persone sensibili ma anche ai meno sensibili così imparano un po’ come ci si comporta. (maso, 26-06-2009)

voto buono Tratto da un'opera tv a firma Paddy Chayefsky,"Marty" è una commedia drammatica molto intrisa di sentimenti,che ha il tatto di tenere a filo di superficie,senza scene madri o virate tragiche:in una chiave non lontana dal neorealismo italiano,per mano di un esordiente come Delbert Mann,la cui carriera dopo gli anni Cinquanta conobbe una lenta ma netta involuzione, ecco la storia di uno come noi, un macellaio ultratrentenne che,ancora scapolo,è considerato con fiducia ma anche con perplessità dalla comunità italoamericana in cui vive. Più che timido, un insicuro cronico, che rifiuta il proprio aspetto sgraziato e corpulento, ma che ha un codice morale ben radicato:solo che, una volta conosciuta una ragazza,chi gli sta intorno,dopo aver fatto pressioni per anni anche tanto per dire qualcosa, sente il morso della paura di rimanere soli,senza nemmeno lo stabile conforto di Marty.Diretto con aritmetica precisione,"Marty" è un'operina gentilissima che abbina voglia di tenerezze,slanci per una vita migliore e deprecazione per chi si crogiola in un ribollente malessere:il finale infatti non vive di assolute certezze,ma della spinta vitale del protagonista per reagire all'abulia lamentosa di chi lo circonda e per trovare una propria realizzazione anche sentimentale. Un grandissimo Ernest Borgnine dosa magnificamente gli slanci di entusiasmo e i momenti di smarrimento di un personaggio tanto vero da suscitare una simpatia immediata e irrinunciabile.Per la curiosità dei cinefili,il cugino di Marty è interpretato da Jerry Paris,futuro artefice di "Happy Days",che lavorò anche con Jerry Lewis e fu autore anche di un paio di "Scuola di polizia".
(will kane, 25-08-2009)

voto buono La vita da scapolo infelice di Marty.E'grosso come un armadio,timido,gentile ,goffo e solo come un cane.Vive con la madre anziana rimasta sola perchè tutti gli altri figli si sono sposati,lavora in una macelleria l'unico suo svago è bighellonare con i suoi amici e cercare di fare nuove conquiste in qualche festa.Ma quando vanno nei locali a cercare di rimediare compagnia al massimo Marty fa tappezzeria.Fino a quando una sera non conosce un insegnante non proprio avvenente ma con cui passa una bellissima serata.La madre che lo vuole vedere sposato a tutti i costi quando conosce la ragazza all'imporvviso diviene gelosa del figlio,il migliore amico di Marty si dimostra sprezzante verso la ragazza.E lo convince a non telefonarle come convenuto per andare in giro senza una meta precisa.Con gli amici.Ma Marty trova la forza di reagire....Marty è un apologo sulla solitudine che può essere perniciosa,un ritratto vivace di una comunità italoamericana col suo lessico particolare,con le sue usanze,il buon cuore e i retaggi atavici come l'assoluto rispetto dell'istituzione familiare.Borgnine è perfetto per il ruolo,col suo fisico massiccio pare nato vecchio,eppure quando ha girato questo film non aveva neppure quaranta anni.Vinse gli Oscar importanti(miglior film,regia sceneggiatura e miglior attore protagonista) e la Palma d'oro al festival di Cannes.Niente male per un opera prima che però si rivela vincente per tenerezza e per la delicata sensibilità mediante la quale con pochi tratti distintivi riesce a disegnare personaggi destinati a rimanre nella memoria....
(bradipo68, 30-10-2009)

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