Slevin - Patto criminale
Con Josh Hartnett, Bruce Willis, Lucy Liu, Morgan Freeman, Ben Kingsley
Attenzione! quando vedi questo simbolo
significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film
Sul film
Cosa faresti se un boss malavitoso, che detiene un ragguardevole potere sulla città, ti scambiasse per qualcuno che non sei, e pretendesse di venir ripagato di un debito? Cosa faresti se poi il rivale del boss, che vive nel palazzo di fronte, cadesse nello stesso errore, e tu ti trovassi nell’infelice posizione che ti vedrebbe debitore con entrambi? E se, tanto per complicare un po’ le cose, come pagamento, il primo dei due ti chiedesse di uccidere il figlio dell’altro? Slevin Kelevra è l’uomo sbagliato al momento sbagliato…oppure no? Abbiamo così il classico scambio di persona, di cui è vittima lo sfortunato quanto carismatico protagonista, Slevin. Se la sciarpa sopra la giacca come Jude Law non la porta proprio nessuno, qui è proprio il caso di dire che Josh Hartnett è l’uomo a cui il naso rotto dona più in assoluto! Il bellimbusto si presenta in scena con un naso rotto (per l’appunto!), una faccia tosta grande come una casa e una sagacia tanto irritante quanto affascinante, al punto che non è possibile non amare fin da subito il suo personaggio. Abbiamo il gangster, anzi ne abbiamo due. Uno, il Boss, è a capo di un’organizzazione di neri, l’altro, il Rabbino, comanda un gruppo di ebrei. Per una volta qualcuno ha preferito non dare la colpa di tutto l’ambaradan a quei cattivoni degli italoamericani…probabilmente molta gente si sta ancora riprendendo dall’indigestione de “Il Padrino” con la sua parte I, II e III. Qui McGuigan non ci annoia riproponendo pari pari il classico stereotipo del capo mafioso: riesce infatti nell’intento di presentare due personaggi sopra le righe, carismatici e particolari, senza però snaturarne l’essenza. Non manca certo l’ironia, nel delineare i due personaggi, che risultano volutamente esagerati e caricaturali. Abbiamo, ancora, il “killer fuoriclasse”, il freddo ma dal cuore tenero Goodkat, un Leon d’oltreoceano, con una vena grottesca che lo rende irresistibile, che, col suo tirare i fili della situazione, aggiunge nuovi enigmi a cui trovare risposta. Aggiungiamo al cocktail una colonna sonora dal sapore pulp e, in un periodo in cui il solo odore “Tarantiniano” provoca l’acquolina in bocca, il gioco è fatto. Il regista Paul McGuigan riesce a tradurre bene l'intelligente sceneggiatura mantenendo un clima ambiguo per tutto il film e accrescendo in questo modo la curiosità dello spettatore che è stuzzicato da piccoli preziosi indizi, che conducono a interrogativi su nomi e identità. Un film che comincia con una carrellata di omicidi in apparenza slegati tra loro è un’opera che fin dall’inizio ci invita a concentrarci su ogni particolare che verrà narrato. Si perché questo “Slevin – Patto criminale” si presenta come un vero e proprio puzzle con il pregio, tutt’altro che trascurabile, di restituire alla fine una composizione inaspettata e appagante in cui i vari pezzi si incastrano che è una meraviglia. Il film conserva la spettacolarità del cinema americano spogliandosi però delle azioni rocambolesche e fracassone che lo hanno caratterizzato negli ultimi trent'anni. Non più inseguimenti e auto distrutte né sparatorie al fulmicotone; solo attenzione al particolare e precisione nella narrazione. Dialoghi che seguono il tono della vicenda e decollano brillanti strappando qualche sorriso, per incupirsi sempre più chiudendosi nel dramma finale. Sullo sfondo, una New York impietosa con tappezzerie anni settanta e un cielo plumbeo: qui la lotta di potere fra i due gangsters è simboleggiata dai palazzi in cui vivono prigionieri di sé stessi da vent'anni, nel tentativo di sfuggire alla reciproca vendetta. Gli spettatori potranno godere di una strepitosa lezione sulla mossa Kansas city, che non si può fare senza un morto, tenuta dal sicario Goodkat nei primi dieci minuti della pellicola. Alla fine di questi, però, sarà una domanda a ronzarvi in testa fino alla fine della proiezione: qual è il nome del cavallo? E soprattutto...che sia ben chiaro: l’unico, vero James Bond è solo Sean Connery!
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