Bella di giorno
Con Catherine Deneuve, Jean Sorel, Michel Piccoli, Geneviève Page
Attenzione! quando vedi questo simbolo
significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film
Sul film
Ed eccoci ad uno dei più celebri parti della mente di quell' iconoclasta geniaccio di Bunuel, partiamo da una cosa fondamentale per capire il film: i continui intrecci tra il piano onirico e quello reale, in cui la natura gioca un ruolo essenziale come il bosco, i pascoli, gli animali, contrapposti alla realtà della sua casa, dell'ospedale, non vuole privare di punti di riferimento lo spettatore, ma semplicemente ad un certo momento a Bunuel non interessa più distinguere tra il sogno e la realtà, per il banale motivo che Deneuve persegue una realtà che preesiste nella sua fantasia o comunque vive in funzione della sua fantasia, lo spettatore viene così trascinato nella doppiezza di Deneuve sposa devota e fedele / Bella di Giorno che smette di sognare nel momento in cui riesce ad *esprimersi* pienamente con il suo nuovo lavoro e riprende quando questo le viene a mancare. Una vera e propria proiezione di una sé stessa diversa dalla Deneuve da salotto. Diciamo che con un regista come Bunuel le seghe mentali , la grande arte di suggestione surreale, l'iconoclastia anarchica pregna di significante e il cazzeggio creativo sono all'ordine del giorno, ma le grasse risate che si faceva quando la gente si scervellava per dare un'interpretazione ai suoi film devono imporre un approcio meno cervellotico a questo film: ci resta una Catherine Deneuve che in reggiseno e mutandine, fredda e impassibile, fa un sesso della madonna (altro che l'odierna angelina labbra da canotto jolie) e riesce ad essere espressiva pure stando come una gatta morta distesa sopra un letto, ci restano momenti surreali e libidinosi immensi come il *cerimoniale* masturbatorio del duca conte aristocratico con la Deneuve coricata nella bara o sempre la divina bionda francese riempita di fango e letame dal marito e da Piccoli. Bunuel tocca tutto quello che si può toccare: sadomasochismo, omosessualità, prostituzione necrofilia ma senza mai scadere nel sociologismo per fortuna (mica è spielberg o muccino), con lo sguardo di chi la sa più lunga di tutti senza farlo pesare. Pochi i registi che riuscirebbero a maneggiare materiale del genere, provate ad immaginare chessò il mediocre Muccino, sicuramente ne verrebbe fuori un pippone didascalico con Muccinoche tra una scena sadomaso impacciata e l'altra inserisce dei sottotitoli a mo di vignette del muto per rassicurare la santa sede e la sua casa cinematograica di cui egli è schiavo così come tutti i parvenù dell'arte dei nostri squallidi anni. Capolavuoro pruriginoso., sparatevelo con discernimento, abbandono e eccitazione.
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