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Bella di giorno

[Belle de jour, Francia, 1966, Drammatico, durata 100']   Regia di Luis Buñuel
Con Catherine Deneuve, Jean Sorel, Michel Piccoli, Geneviève Page

 



Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

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06/03/2009 voto al film: voto ottimo

Sul film

Ed eccoci ad uno dei più celebri parti della mente di quell' iconoclasta geniaccio di Bunuel, partiamo da una cosa fondamentale per capire il film: i continui intrecci tra il piano onirico e quello reale, in cui la natura gioca un ruolo essenziale come il bosco, i pascoli, gli animali, contrapposti alla realtà della sua casa, dell'ospedale, non vuole privare di punti di riferimento lo spettatore, ma semplicemente ad un certo momento a Bunuel non interessa più distinguere tra il sogno e la realtà, per il banale motivo che Deneuve persegue una realtà che preesiste nella sua fantasia o comunque vive in funzione della sua fantasia, lo spettatore viene così trascinato nella doppiezza di Deneuve sposa devota e fedele / Bella di Giorno che smette di sognare nel momento in cui riesce ad *esprimersi* pienamente con il suo nuovo lavoro e riprende quando questo le viene a mancare. Una vera e propria proiezione di una sé stessa diversa dalla Deneuve da salotto. Diciamo che con un regista come Bunuel le seghe mentali , la grande arte di suggestione surreale, l'iconoclastia anarchica pregna di significante e il cazzeggio creativo sono all'ordine del giorno, ma le grasse risate che si faceva quando la gente si scervellava per dare un'interpretazione ai suoi film devono imporre un approcio meno cervellotico a questo film: ci resta una Catherine Deneuve che in reggiseno e mutandine, fredda e impassibile, fa un sesso della madonna (altro che l'odierna angelina labbra da canotto jolie) e riesce ad essere espressiva pure stando come una gatta morta distesa sopra un letto, ci restano momenti surreali e libidinosi immensi come il *cerimoniale* masturbatorio del duca conte aristocratico con la Deneuve coricata nella bara o sempre la divina bionda francese riempita di fango e letame dal marito e da Piccoli. Bunuel tocca tutto quello che si può toccare: sadomasochismo, omosessualità, prostituzione necrofilia ma senza mai scadere nel sociologismo per fortuna (mica è spielberg o muccino), con lo sguardo di chi la sa più lunga di tutti senza farlo pesare. Pochi i registi che riuscirebbero a maneggiare materiale del genere, provate ad immaginare chessò il mediocre Muccino, sicuramente ne verrebbe fuori un pippone didascalico con Muccinoche tra una scena sadomaso impacciata e l'altra inserisce dei sottotitoli a mo di vignette del muto per rassicurare la santa sede e la sua casa cinematograica di cui egli è schiavo così come tutti i parvenù dell'arte dei nostri squallidi anni. Capolavuoro pruriginoso., sparatevelo con discernimento, abbandono e eccitazione.


SI

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