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La classe operaia va in paradiso


 



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09/03/2009 voto al film: voto buono

Sul film

Il mondo operaio visto da dentro, come crogiuolo di rabbia ed istinti repressi, più che come teatro di scontro ideologico. Il cottimista metalmeccanico Lulù Massa è un personaggio da naturalismo francese trapiantato nel sessantotto italiano; per lui il lavoro alla catena di montaggio è essenzialmente la forgia di una vita ingrata e di un carattere aspro. Il sindacato ed il movimento studentesco sono solo sovrastrutture surrettizie, come lo è il grande apparato economico industriale, e tutti questi sono poteri che lo opprimono, lo confondono e, in diverso modo, lo sfruttano. L'alienazione di cui egli è vittima non è solo quella marxista (pur esplicitamente evocata nel suo colloquio con Militina) del lavoratore rispetto al prodotto, bensì riguarda, più in generale, lo scollamento tra l'individuo costretto ad una frenetica simbiosi con il macchinario, e le normali, sfumate logiche dell'umanità, fatte di interessi contrastanti, passioni complesse e sogni frivoli. Elio Petri propone, come in "Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto", un Gian Maria Volonté urlante e al limite del delirio, come si addice ad un uomo che parla soprattutto a se stesso, certo di non poter sovrastare il brusio di un società impazzita.


SI

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