Perché Steven Spielberg è un autore:
In questi giorni di burrascosa guerra cinefila, tenderei a ricordare a tutti i motivi per cui mi ostino a dire che "La guerra dei modni" è un film d'autore. Non si sta parlando di un Micheal Bay o di un qualsiasi regista di pop-corn hollywoodiani, ma di un uomo che è sempre stato addolorato dalla distruzione, dalla profanazione e dalla fine dell'innocenza, dell'infanzia. Nel suo capolavoro, "Schindler's List", l'obbiettivo della telecamera non lesina per nulla sulla morte dei bambini né sulla loro deportazione (come non ricordare quel cappottino rosso...). In "Salvate il soldato Ryan", ciò che ha più turbato Spielberg è stato il fatto che dei ragazzi così giovani e innocenti, si trasformino in macchine di morte in virtù della liberazione dal nazismo (vedi "Schindler's List"). In "E.T. L'extraterrestre" la focalizzazione è sul trauma di una creatura infantile e favolesca come E.T. che deve scappare dai cattivi scienziati "adulti", dove si difende una volontà di rimanere bambini e innocenti che viene minacciata dall'egoismo degli adulti. In "La guerra dei mondi", la stessa guerra che in Ryan colpiva degli adolescneti, colpisce la povera Rachel (Dakota Fanning) in maniera inequivocabile, minacciando la sua infanzia perché lei deve diventare subito grande, nonc 'è tempo di rimanere piccoli: bisogna sopravvivere. "Incontri Ravvicinati del terzo tipo" è il film più autoriale di SPielberg, perché in esso lui stesso è un bambino, affascinato dalle stelle che vede dal cannocchiale in camera sua, quindi pienamente infantile. "L'impero del sole" prende già a suo tempo il tema de "La Guerra dei Mondi" trasportandolo però in epoca storica, dove il bambino (un ottimo Christian Bale) riesce comunque a rimanere piccolo nell'anima nonostante debba crescere precocemente, e per esorcizzare la paura e la mancanza dei genitori si rifugia in unmondo fatto di aerei ("P-51, LA CADILLAC DEL CIELO" grida guardando incantato e spaventato il bombardamento del campo di concentramento giapponese). QUesto perché i bambini, generalmente, si affezionano alle grandi macchine (gli aerei, i trattori, le jeep, i carri armati o i camion). In "Hook" si assiste poi al desiderio più recondito di ognuno di noi: rimanere piccoli, in qualsiasi caso. Ebbene, anche passato attraverso la guerra, lo sterminio, la paura e la violenza, SPielberg ci dimostra che rimanere bimbi dentro è possibile: è questo il suo essere autore, non esserlo per i bimbi, ma per proteggere i bambini e la loro infanzia. E credetemi, in un'epoca dove i genitori sgozzano i figli perché sono nebrotici come la nostra non è poco, anzi, è molto più utile di mille altri film sperimentali di inizio e metà secolo. Questo perché quella è astrazione, ma qui è realtà, a dispetto delle ambientazioni fantascientifiche e fantastiche di alcuni film citati. W Steven Spielberg. Sempre.
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