
BLUE VALENTINE
“Where are the arms that held me and pledged her love before?” Si chiede disperatamente Tom Waits, solitario cantore di fatti e misfatti della jungla metropolitana, di un’emarginazione assurta a livello di introspezione psicologica e motivazionale, la voce sempre più aspra, sulfurea, dagli echi sinistri che echeggiano cavernosi mondi lontani ed inesplorati, arrochita da uno struggimento che non concede alcun limite alla sua corposità mentre un nodo alla gola mi impedisce di trattenere ulteriormente quella lucidità necessaria ad una fruizione distaccata, del tutto esente da fastidiosi stress emozionali. Provo a chiudere gli occhi e subito visioni di locali fumosi e tanfi di mozziconi buttati via prematuramente vanno ad insediarsi al posto di quel buio che solamente per una frazione di secondo si è impadronito della mia persona, “You’re innocent when you dream”, si, certo, ma può una semplice canzone produrre in noi un simile smottamento, colpirci allo stomaco con un terribile colpo di maglio che invece di bloccarci il fiato, come ci si aspetterebbe, contribuisce ad irrigarci il viso di una “furtiva lacrima” che assolutamente niente ha da spartire dal punto di vista musicale con queste note catramose ed olezzanti di nera, fuligginosa irrequietezza esasperatamente evocata da una musica che sembra provenire direttamente da un oltretomba completamente precluso ad ogni tipo di disposizione d’animo diversa dalla rassegnazione. Questo è Tom Waits, nothing less, notting more, irriducibile “rain dog” dalla voce roca sempre più intristita dall’alcool, anima vagante tra i reietti della società, personificazione vivente della solitudine disegnata su pentagramma, portavoce in musica della voglia di vivere dell’uomo colpita a morte dalle montagne di cascami mediatici a perdere che piovono quotidianamente sulle nostre teste ma il più delle volte preclusi alla nostra debole vista. Moderno vate metropolitano dall’illimitata creatività che danza ed inghiotte la notte venendone a sua volta inghiottito. E grande attore oltretutto. Basta ammirarlo in Ironweed, privato delle sue Waltzingmatilde e dei “downtown trains full with all those Brooklyn girls”, in cui pur ritagliandosi una parte secondaria non fa che giganteggiare in un ruolo che rispecchia comunque nel profondo la sua reale personalità. Ciondolante nel vuoto di strade notturne, aperto alla freddezza imperturbabile dei sensi, con la morte sua immancabile compagna di sbronze. Sempre straight to the top where the air is fresh and clean ed in continua lotta coi suoi pulsanti demoni interiori. Un’interpretazione che boppeggia un muto riff reiterato nel nero candore della sua anima chiusa al potere della tenebra. Ed alla fine schiacciato dal sogno americano che mostra il suo vero volto in scoppi di fuochi distruttrici tesi a spazzare via le baracche di miseria.
- Tom Waits She sends me blue valentines all the way from Philadelphia
- Tom Waits To mark the anniversary of someone that I used to be
- Tom Waits And it feels just like theres a warrant out for my arrest
- Tom Waits Got me checkin in my rearview mirror and I'm always on the run
- Tom Waits Thats why I changed my name and I didn't think you'd ever find me here,
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