Pensieri scandalosi VI
Ora vorrei aprire un caso che mi sta un po’ spaventando perché ultimamente vedo che molti cinefili si interessano dei registi attuali, ignorando alcuni grandi registi del passato come il sofisticato Fritz Lang, il diabolico Friedrich Murnau, il rivoluzionario Sergej Ejzenstejn e l’enigmatico svedese Ingmar Bergman. So che dovrei citare moltissimi altri registi che meritano di essere ricordati ma stavolta metterei solo questi per fare alcuni esempi. Per prima di tutto svelo il motivo principale di cui ho inserito questi registi di vecchia data che sono degli unici registi che hanno saputo contribuire i propri film con impegno, con amore per il cinema ma furono, soprattutto, capaci di emozionare gli spettatori. Purtroppo oggi non ci sono registi che sanno far emozionare gli spettatori, neanche l’emozione della trilogia del “Signore degli Anelli” diretta da Peter Jackson perché non esiste una emozione reale e concreta ma una emozione finta. Per poter vedere una vera emozione che ci coinvolge dobbiamo per forza guardare dei film diretti dai registi del passato. Ora partiamo con l’enigmatico cinematografaro svedese Ingmar Bergman che è uno dei più importanti registi della storia del cinema. Osservando i suoi film mi è parso di pensare che una grande parte della sua produzione cinematografica sia da considerare un esempio di “cinema- nudo”. Ossia, un cinema fatto di pochi elementi, pochi gesti, suoni, espressioni di volti. E poi voglio precisare che il protagonista dell’intera filmografia bergmaniana è il silenzio che è da considerarsi come presenza, e non come semplice assenza di suono, che riesce ad rappresentare le emozioni che vengono messe a nudo. Insomma ci troviamo faccia a faccia con la loro espressione, filosoficamente, pura. I massimi capolavori diretti da Bergman furono “Il Settimo Sigillo”, “Il posto delle fragole”, “Luci d'inverno”, “Come in uno specchio”, “Il Silenzio”, “Persona”, “Sussurri e grida” che sono a mio avviso i film più rappresentativi della sua incredibile produzione cinematografica perché è caratterizzata dalla mancanza di comunicazione, assenza di Dio, ricerca di Dio, morte, eros, drammi psicologici, rapporti sociali basati su bugie e finzione, che sono i principali temi frequenti in quasi tutti i suoi lungometraggi. Un altro regista, che merita di essere aggiornato e approfondito, è Fritz Lang, è uno dei più grandi registi moderni che basterebbe solamente citare due film per ammirare il suo incommensurabile talento artistico. Il primo dei suoi due grandissimi film fu “Metropolis” che è una vera e propria sinfonia visiva. La fantasia architettonica e pittorica di Lang si esprime ai massimi livelli. Il regista ci porta in una città del ventunesimo secolo la cui esistenza si basa sull'estremo sfruttamento della classe operaia da parte di pochi ricchi che vivono nel lusso più sfrenato. Il film che è uno dei capolavori assoluti della storia del cinema perché ha un ritmo ben studiato, è pieno di simbolismi che riesce ancora oggi ad affascinare ed a emozionare perché sembra un autentico viaggio nel futuro. Inoltre questo film è il primo della storia ad essere tutelato dall'Unesco: il classico del 1927 è stato inserito nel registro “Memory of the world” creato nel 1992 dall'organizzazione dell'Onu per mantenere la sua memoria monumentale dell'umanità. Il secondo film di Lang, che merita di essere ricordato, è “M - il mostro di Düsseldorf” perché il regista iniziò, per la prima volta, a esplorare le possibilità artistiche del cinema sonoro, e sebbene fosse il suo primo film girato con la nuova tecnica fu subito un capolavoro che fece scuola in tutto il mondo. Ma poi il film è così struggente, cupo ed emozionante perchè grazie anche la sensazionale interpretazione di Peter Lorre. Ma ricordiamo che il film non è incentrato sulla figura dell'assassinio, ma descrive in maniera accurata il contesto sociale. E tutto questo li dobbiamo a Lang che fu un’artefice di questa importante sperimentazione sonora che lo ha reso il “suo” “M” un’indimenticabile opera emozionante e struggente. Un altro grande regista è Friedrich Murnau, uno dei massimi esponenti del cinema espressionista, la sua filmografia è caratterizzata da un formidabile liricismo che combina l'estetica cupa, ombrosa dell'espressionismo popolare successivo alla Prima Guerra Mondiale con un naturalismo spesso associato alle storie ipnotiche, moralmente caricate, spesso riguardanti sui personaggi comuni. I temi dei suoi film riguardano in particolare la fragilità umana, il declino, il conflitto interiore, il sacrificio e la salvezza che coesistono in un mondo tragico. Insomma tutte le caratteristiche cinematografiche che riguardano su Murnau sono basate sul suo unico capolavoro chiamato: “Nosferatu, il vampiro”, un ‘opera destinata ad non essere mai dimenticata perché è un’avvincente ritratto subumano che contiene un’impressionante miscela di fantasia e realtà. Infine c’è l’indiscusso regista sovietico Sergej Ejzenstejn che fu un maestro del montaggio perchè usò una tecnica che strattona il montaggio controllato a favore di un disegno impressionistico didascalico affidato alle immagini. Le scene sono ripetute per diverse volte per non passare inosservate. Secondo lui la ripetizione delle scene serve a toccare emotivamente lo spettatore e a imprimere dei messaggi chiari e netti. il suo montaggio è spesso triplicato, frazionato, spezzettato che rientra in un progetto di artisticità virtuosa volta alla celebrazione dell'arte registica ed alla creazione di un "espressionismo politico". Il massimo esemplare dell’espressionismo politico fu “La corazzata di Potemkin” dove c’è la storica scena della scalinata di Odessa con la caduta della carrozzella. Lo stile di questo film è forte, intenso, violento, ripetitivo perché come lo sappiamo che il cinema Ejzenstejniano vuole essere uno schiaffo, uno shock per il pubblico perché egli vuole riprodurre la realtà, i fatti accaduti che sono un reperto praticamente unico che è capace di colpire emotivamente. Per concludere dico che non bisogna mai dimenticare il passato dei grandi registi per ammirare i registi attuali perché secondo me i registi del passato sono gli unici che praticano la vera arte cinematografica. Un vero regista dovrebbe avere uno scopo preciso, ossia quello di avvicinarsi il più possibile allo spettatore, di toccarlo il più profondamente possibile. Quella che io chiamo "la tecnica dell’emozione", consiste nel sapere esattamente come toccare lo spettatore. Parola di Max Chris Head California.
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