Non Mi chiamo quasi più. E quelle poche volte risponde un altro.
La socialdemocrazia europea perde contatto con la Base ed io qui, a praticarMi minuscole dermoabrasioni, infinitesimali stilizzazioni d'esami istologici non necessari, carezzevoli prese di coscienza circa la sussistenza effettiva di tessuti cartilaginei finora mai neanche sospettati, eppur parte di Me. Prender contatto con la propria realtà corporea, dicono. E perchè mai, quando alle 4.35 del mattino replicano 'Casa Keaton'..? Una volta v'erano i programmi della notte.. maratone filmiche, repliche, mal che andava l'onestissima schermata delle 'prove tecniche di trasmissione'. Oggi c'è "tre minuti con media-shopping" che, come recita il titolo stesso, dura tre ore e un quarto. Per l'appunto. E ciò mi condanna senza appello. L'alterità è un paradiso di alibi.. di codificate insicurezze, d'ipotetiche realtà che mai vivremo, essenti solo per esser contemplate, studiate, svestite o scansate. Ecco il risultato di 'tre minuti con media-shopping'! contenti? Questa sottile e davvero non arrestabile osteoporosi relazionale.. avvisaglie di sifilide comunicativa non adeguatamente medicate. Lasciate proliferare per pigrizia, per scoramento. Voraci germi d'ostilità diffusa.. tendenze compulsive alla sublimazione più totalizzante! sublimazione DI TUTTO con Il Nulla più Lucente. Il riempimento. Dei vuoti. Dei canali uditivi, digestivi, sessuali. Il riempimento di Sè con dell'altro-da-sè.. sia esso cibo, narcotico o protesi sessuale. Questo lacrimante e miserevole horror vacui che tutto avvolge, ed ottenebra. Non si sa più stare con sè stessi. Si rifugge il silenzio, l'essenzialità animistica dei quattro elementi in simbiosi tra loro. Ci si erge a giudici e carnefici delle proprie, trascurate devianze.. le si liquida con sufficienza, con edonistica arroganza. Le si ricaccia sotto al letto con un colpo di ramazza, sperando siano tanto sagge da farsi assorbire dal parquet. Bancomat fumante nella fondina, vibracall multiuso per esser sempre rintracciabili. Da tutti fuorchè da sè stessi. In una ormai compiuta e lacerante accettazione di connubio bio-meccanico con gli oggetti che CI usano. Che ci irridono suonando, lampeggiando, vibrando, proiettando, riproducendo, MENTENDO. Vivendo. Al posto nostro.
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