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12/01/2006 h. 01.37 Attori: Volti da ricordare genere: Drammatico
ADESSO NOI VEDIAMO COME IN UNO SPECCHIO, IN MANIERA CONFUSA.......

ADESSO NOI VEDIAMO COME IN UNO SPECCHIO, IN MANIERA CONFUSA.......

IN ATTESA DELLE “LUCI D’INVERNO”, DEDICO QUESTA PLAYLIST CHE TRATTA DEL FILM “COME IN UNO SPECCHIO” AI MIEI GIOVANI (LEONI) AMICI FEDERICO WINSLET E MAXCALIFORNIA PERCHE’ BERGMAN E’ UN GIGANTE ed è mio desiderio dar fiato anche alla sua voce per non farla dissolvere del tutto tra i mille echi cronemberghiani, lynchiani, malikiani, scorsesiani, tarantiniani e via discorrendo. Scrive il regista a proposito del film: “Come in uno specchio è un tentativo piuttosto disperato di presentare un modo di vivere. Dio è l’amore e l’amore è Dio. Chi è circondato dall’amore è anche circondato da Dio. E’ questo che io ho chiamato certezza conquistata.” In effetti gli specchi costituiscono una vera e propria ossessione per Bergman, evocatori dell’ambiguità e della doppiezza dell’esistenza. Essi però rappresentano per il regista anche un modo di pervenire alla divinità, dapprima intravista dalla follia di Karin COME IN UNO SPECCHIO in maniera confusa, poi faccia a faccia come un mostruoso ragno dal viso ripugnante e gelido che tenta di possederla nella scena madre del film in cui la strada per pervenire alla sublimazione dell’amore passa attraverso il sacrificio e l’assoggettamento ad una gelida realtà metafisica che ci conduce dalle parti delle “Metamorfosi” di Kafka o giù di lì. E proprio perché per pervenire alla purificazione bisogna svuotare fino all’orlo il calice amaro della propria passione e del proprio disfacimento vitale, infrangendo la realtà ed uscendone fuori in maniera quasi incestuosa, appare evidente che per Bergman la religione equivale ad un vero e proprio inferno in precario equilibrio tra due realtà (non)parallele, alla quale si perviene solamente attraverso il percorrimento del proprio personale calvario. I suoi personaggi fanno a gara per confrontarsi con le loro ipocrisie nascoste, per sbattersi in viso a vicenda le loro debolezze e la loro fragilità congenita, ma appaiono a volte come degli esseri illuminati che attendono che la porta si apra e che Dio vada loro incontro, un Dio che “scende dalle montagne ed attraversa il bosco tenebroso in bilico tra due mondi, quello dei vivi e quello dei morti.” Nasce così una serie di confronti dialettici in cui ognuno legge nell’animo dell’altro, COME IN UNO SPECCHIO, le radici del proprio malessere esistenziale che lo pervade in superficie trasfigurandolo ed inducendolo ad esibirsi in un gioco a rimpiattino di responsabilità e malumori e ponendo allo scoperto i postumi della propria altalenante esistenza. E l’impossibilità di essere sé stessi si fa largo con disarmante impotenza.

  1. Harriet Andersson Karin, malinconico personaggio vagante nel profondo buio d’una notte d’insonnia in attesa della voce divina: la labile linea di confine che lei deve varcare è il disegno della tappezzeria.
  2. Gunnar Björnstrand David non può sapere se è l’AMORE che dimostra l'esistenza di Dio oppure se l'AMORE è Dio stesso ma il suo vuoto e la sua sporca disperazione trovano sostegno in questo pensiero.
  3. Max Von Sydow Martin, mente cinicamente razionale, l’inutilità elevata a sistema che si dibatte a comando in fremiti d’ansia mal repressa tra un elicottero che arriva ed un ragno che compie il suo tentativo di stupro.
  4. Lars Passgård
    Minus, male di vivere in una nuova realtà nata dalla passata apparenza, caduto fuori dallo specchio infranto dall’acre sapore d’incesto ora che IL PAPÀ GLI HA PARLATO.
SI

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