BISOGNA STARE SVEGLI: L’ORA DEL LUPO INCALZA!
NEL RIGRAZIARE DI VIVISSIMO CUORE COLORO CHE MI HANNO VOTATO, DEDICO QUESTA PLAY A LORO ED A TRE GRANDI VINCITORI DELL’OSCAR FILM TV.IT, che tra l'altro sono da considerare ottimi buongustai di cinema: a SPOPOLA, con infiniti ringraziamenti per l'ottimo pomeriggio passato insieme, a FEDEICO WINSLET, cui consiglio vivamente la visione del presente film ed a ROSARIO, che sa come degustare sia il cinema novello che quello d’annata. La dedico anche all’altro grande esperto, MAXCALIFORNIA (la vicenda sembra tagliata su misura per i suoi gusti sottilmente orrorifici) cui chiedo in cambio di non postare più foto dell’onnipresente Luca Giurato.__________ UN UOMO E UNA DONNA, JOHAN ED ALMA, SOLI NELLA NOTTE IN UN’ISOLETTA SPERDUTA. UNA VEGLIA INSONNE NELL’ATTESA DI OSCURI FANTASMI CHE POPOLANO L’UNIVERSO INTERIORE DEI DUE PERSONAGGI E CHIEDONO DI USCIRE ALLO SCOPERTO. Sette anni vissuti insieme nel bene e nel male condividendo le stesse ansie, le medesime angosce, assaporando sensazioni comuni di gioia e di dolore sono più che sufficienti a far palpitare di terrore represso due cuori all’unisono, l’uno sull’altro, a dar vita in un certo qual modo ad una sorta di compartecipazione coatta agli incubi della componente maschile. Ma i cosiddetti fantasmi descritti nel diario personale di Johan con accurata minuziosità e percepiti dalla stessa Alma come delle entità senzienti e raziocinanti fatte di carne e sangue sono solamente il parto di una mente sconvolta oppure esistono davvero nella realtà? A tal punto della notte un simile quesito è destinato a rimanere comunque lettera morta: ciò che maggiormente conta al momento è che in ogni caso BISOGNA STARE SVEGLI, anche se nell’attesa dell’ora fatidica un minuto rischia di equivalere ad un’eternità. Il quadro d’assieme che si presenta a tal punto allo spettatore poco avvezzo agli assoli e ai duetti esistenziali bergmaniani non è dei più rassicuranti. I visi dai contorni crudamente delineati da una luce tanto fioca quanto spietata che li illumina di taglio sorprendono per una sorta di pallore diffuso. Da qualche parte una candela fa sentire la sua presenza, mentre un fiammifero in primo piano acceso dall’uomo si consuma con estenuante lentezza per poi spegnersi inevitabilmente senza clamori, seguito da un altro e da un altro ancora in una specie di gioco continuato, tanto per sopire (od accentuare) momentaneamente il nervosismo dell’attesa. Da molte sere ormai Johan e Alma vegliano insonni fino ai primi chiarori dell’alba, confrontandosi ed interrogandosi a vicenda in quella che il popolo è solito chiamare “L’ORA DEL LUPO”, ovvero degli incubi, l’ora fatidica in cui “molta gente muore e molti bambini nascono” e l’individuo è inevitabilmente messo a nudo in tutta la sua interiorità tornando ancora una volta a fare i conti col proprio passato, versandosi del sale su una ferita ancora aperta nel vano tentativo di esorcizzare i disgreganti traumi della sua infanzia. Una delle sequenze cardine dell’intero film vede il tormentato protagonista ripiegato su sé stesso in un momento di massima introspezione, in una confessione a livello psicoanalitico, un incubo dell’infanzia che ha lasciato i suoi segni indelebili nell’età adulta contribuendo alla nascita dei temibili "carnivori", ovvero demoni autobiografici “CORDIALI, BRUTALI, CATTIVI, LIETI, STUPIDI, SCIOCCHI, GENTILI, ARDENTI, CALDI, FREDDI, INGENUI, ANSIOSI”. Presenze arcane dall’aspetto smaccatamente normale ad onta della loro presunta irrealtà, che si prodigano a turno nel distogliere il malcapitato Johan dal consueto tran tran quotidiano in tutti i modi possibili ed immaginabili, invitandolo ad ipotetici convivi in un sinistro castello che esiste con ogni probabilità soltanto nella sua mente repressa, solleticando il suo amor proprio con la riproposizione dei deliri passionali relativi ad un’ossessione erotica andata a male, incollandosi alla sua persona come sanguisughe in un blaterare continuo di parole senza senso. E perfino aggrappandosi alla sua schiena con disperata veemenza fino a morderlo sul collo in una colluttazione dalle valenze sottilmente erotiche, per poi restare irrimediabilmente schiacciati contro una parete di rocce. Ma il momento fatidico del ripiegamento interiore giocato sul filo dei nervi già batte alle porte e non può essere procrastinato in alcun modo. Il racconto autobiografico di Johan ci parla di un ragazzino chiuso per punizione in un ripostiglio buio. Pugni e calci alla porta, intorno al reietto il buio assoluto, ondate di terrore che lo assalgono di continuo, mozzandogli letteralmente il fiato. Ed ecco farsi avanti maliziosamente nella tenebra, come evocato dal nulla, il repellente nano investito del compito di raschiare mani e piedi dei bambini cattivi, parto di un’angosciosa realtà ovvero fantasma della mente evocato dalla paura oppure mera illusione dovuta alla situazione critica del momento. Il piccolo Johan è sfinito, non trova di meglio che scalciare a vuoto, gli sembra di sentire distintamente una serie di scricchiolii e comprende che la sua ultima ora è arrivata. Tentando inutilmente di nascondersi e col fiato mozzo dalla paura si arrampica sui ripiani degli scaffali, dibattendosi selvaggiamente per difendersi dall’assalto dell’essere mostruoso, gridando con tutto il fiato in gola fino alla tanto attesa apertura della porta, implorando perdono e buttandosi poi sul divano per sorbire come una liberazione la consueta nutrita razione di frustate paterne. E finalmente l’uomo ha smesso di appendersi al filo dei ricordi personali. Fuori e tutt’intorno un silenzio irreale che opprime la mente, un sentore tremendo di quiete che precede la tempesta. La tenebra avvolge l’ambiente circostante e si ha l’impressione che non si debba fare più giorno. Eppure l’inizio della vicenda nasce lento è pacato, all’insegna di una molteplicità di ispirati piani sequenza, come un adagio quasi pastorale, una specie di inno ad una (falsa) serenità acquisita che risalta con evidenza nell’eloquente rilassatezza delle immagini, nella placida risacca del mare e nei misurati movimenti dei personaggi che riescono bene a celare il rispettivo turbinio interiore, seppure per un tempo alquanto limitato. Ma già dal movimento ondulato dei panni stesi ad asciugare, impietosamente sbattuti dal vento e dall’espressione accigliata di un Max Von Sydow in perfetto spolvero si preannuncia un repentino cambiamento di atmosfera in genuino stile Bergman, con l’autore che dà il via ad una vera e propria metafora dell’assoluta impossibilità di essere normali. Ed ecco che gli indesiderati fantasmi che albergano nella psiche del protagonista cominciano a delinearsi attraverso una serie di schizzi cartacei: l’anziana donna che minaccia di togliersi il cappello, l’uomo sparviero, l’uomo ragno, il professore sempre pronto a punire con la verga, la donna ciarliera ma spietata. E mentre gli incubi si susseguono a ruota libera trasfigurandosi nella compiutezza di una delirante realtà, il finale di partita si avvicina rapido ed inesorabile, restituendo una tensione altissima allo spettatore. Una fotografia ad elevato contrasto, bruschi movimenti di macchina, primissimi piani grotteschi, figure illuminate da luci lividissime, dialoghi portati all’esasperazione continuano a caratterizzare sempre più la narrazione. Concitati girotondi di sequenze conviviali dall’alta capacità significante in cui i due sommi maestri Bergman e Fellini quasi si toccano per mano in una specie di sconfinamento stilistico da parte del Nostro, esasperazioni prospettiche delle inquadrature, continue deformazioni dei lineamenti facciali, evidenti giochi di contrapposizioni semantiche (ambiguità-sincerità, arroganza-insicurezza, padronanza-smarrimento, tracotanza-remissività, logorroicità-laconicità) vanno a susseguirsi a tamburo battente. E nel contempo i fantasmi riuniti a banchettare attorno ad un tavolo si fanno sempre più aggressivi dal punto di vista verbale, non concedono tregua alcuna, diventano sempre più tumultuosi, arrembanti invadenti, grazie a degli sproloqui che rischiano di travolgere la psiche umana della coppia protagonista come un fiume in piena. Arduo per una mente sovreccitata seguire con la dovuta lucidità il filo del discorso. Il tutto mirato al momento dell’assalto finale che non tarderà ad arrivare. Ed ecco perché, riallacciandoci all’inizio, BISOGNA STARE SVEGLI! Infatti colpiscono preferibilmente di notte i “carnivori” nella fatidica “Ora del Lupo” e quando sarà giorno (forse) si potrà anche dormire. Ma con tutta probabilità converrà anche pregare per la propria vita che rischia di sfuggire di mano.
- Max Von Sydow Johan Borg. Ovvero l’insostenibile pesantezza dell’essere-in-quanto-essere visionario. E non c’è chemioterapia che tenga per la cancerogena ossessione amorosa che lo divora nelle sue stesse viscere.
- Liv Ullmann Alma Borg. Ovvero la paura (riflessa) che mangia l’anima. Vittima suo malgrado di una mistificante simbiosi visiva. Paziente compagna di angosce nell’ora del lupo che (non) volge il disio ai navicanti nei perigliosi meandri della psiche.
- Ingrid Thulin Veronica Vogler. Ovvero nuda e cruda possessione amorosa del corpo e della mente. Fallace entità stesa immobile e fredda ad aspettare invano il bacio del risveglio. Anche i cadaveri piangono, alla stregua dei ricchi, ma qualche volta ridono di scherno.
Commenti
Non è stato inserito ancora alcun commento. Vuoi essere il primo?
Lascia un commento
Per poter commentare occorre essere iscritti. Se non sei iscritto registrati, atrimenti fai login nel box in alto a destra
dal 21/5 al 27/5
- 1 Men in Black 3 2.591.957,00
- 2 Dark Shadows 1.122.660,00
- 3 The Avengers 457.344,00
- 4 Quella casa nel bosco 457.100,00
- 5 American Pie: Ancora insieme 450.594,00
- 6 Cosmopolis 330.899,00
- 7 La fredda luce del giorno 245.995,00
- 8 Molto forte incredibilmente vicino 239.484,00



condividi su Facebook

