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27/09/2006 h. 22.30 Registi: I più grandi

"Il culto di Godard" e i maestri sottovalutati / 4

«Ritengo che sia più facile idealizzare ciò che si vede sul grande schermo quando non si capisce cosa voglia dire. Fare ciò è terribilmente snob e terribilmente alla moda. Non condivido per nulla un simile atteggiamento. Ritengo che vi siano film stupendi girati in Europa, ma che nondimeno vi siano film stupendi girati qui. Prendiamo l'anno scorso: quattro film superbamente diretti che vengono subito in mente: A sangue freddo, Gangster story, La calda notte dell'ispettore Tibbs e Il laureato. Film che superano di gran lunga tutto ciò che dall'Europa sia venuto nello stesso periodo. Non amo stilare elenchi perché dimentico certe altre cose e la gente si offende, ma penso che un certo atteggiamento idolatre, tra certa critica, debba finire. Penso che l'idolatria più perniciosa di tutte sia il culto verso Godard. Lo ritengo un compagno di grande talento, ma non voglio commentare il suo lavoro. I culti crescono fomentati da certa gente, e nessuno li ferma. Spero che il suo non lo distrugga.» L' "atteggiamento idolatre" di cui parla Frankenheimer in questa intervista del 1969, purtroppo, penalizza tanti grandi registi che finiscono ingiustamente nel dimenticatoio. Gente che in molti casi vale quanto un Kubrick, un Orson Welles od un Godard, ma che, vuoi per la scorrettezza politica delle tematiche che affronta, vuoi per la sfortuna produttiva dei suoi film, rimane confinata entro i margini di un "genere" o di uno stereotipo "promoveatur ut amoveatur".

  1. Don Siegel Sublime cantore dell'individualismo, malinconico portabandiera degli spiriti liberi, disincantato propugnatore dell'anticonformismo: per questo, forse, sottovalutato come pochi.
  2. Lothar Mendes Autore nel 1934 della versione filosemita di Süss l'ebreo, gira il suo capolavoro con L'uomo dei miracoli, pellicola anarchicamente geniale sceneggiata da H.G. Wells.
  3. Gordon Douglas Serrato e asciutto, il suo Assalto alla Terra raggiunge aurei livelli di tensione.
  4. Michael Anderson La maestria registica che lo contraddistingue e l'indiscusso valore di film quali La fuga di Logan o Il giro del mondo in 80 giorni lo annoverano a pieno titolo tra i più validi cineasti della storia del cinema.
  5. Roy Ward Baker Il suo Quatermass and the pit (in italiano L'astronave degli esseri perduti) è un cupo apologo knealiano diretto con rara efficacia.
  6. Michael Crichton Teso, spigliato, a tratti surreale: Il mondo dei robot dimostra che Crichton, oltre che affermato scrittore, è anche un ottimo regista.
  7. Joe Wright Il patinato Orgoglio e pregiudizio non è un capolavoro, ma le superbe scene di danza - degne del Gattopardo - segnalano Wright tra le giovani promesse del cinema inglese.
SI

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