IL CINEMA DAL SANGUE CHE SOFFIA
takeshi kitano non ha bisogno di presentazioni: comico, presentatore, scrittore, cantautore, ecc. factotum dello spettacolo giapponese, esordisce "per sbaglio" con sono otoko, kyobo ni tsuki (violent cop, 1989), poliziesco senza pretese di fukasaku, che viene interrotto a metà per problemi con il regista. kitano finisce il film, anzi lo rigira, e viene fuori un regista con personalità e classe, con stile originale fatto di silenzi e improvvise esplosioni. salvo eccezioni, il cinema di kitano è all'ombra del genere yakuza-movie (film sulla mafia giapponese) o polizieschi a volte melodrammatici. ma è la regia (e il montaggio personale del regista) a fare la differenza. se 3-4x jugatsu (boiling point, 1990) è un noir su un rgazzo che diventa affiliato, onirico e irraccontabile, ano natsu, ichiban shizukana umi (il silenzio sul mare, 1991) è forse un piccolo capolavoro (quasi muto) su una coppia che non può parlare, entrambi sordi e privi di favella, che si ama e muore di fronte a un calmo mare estivo che diventa tragico. lo stile di kitano è incredibile, assomma passato e presente, prevede se stesso, con flash-forward, ha un senso fatalistico che, già presente nel primo film, sulla storia di azuma e del rapimento della sorella, della sua morte assurda e gratuita, delle cose che, comunque, continuano a scorrere, come il vento e l'acqua del mare. con musiche spesso contrappuntistiche, ilari e solari, e un uso insistito di luci qausi naturali, di ambientazioni modeste, un cinema qausi senza pretese, in realtà kitano (che improvvisa molto sul set) cerca sempre di trovare nuovi schemi, mai ripetitivi, del medesimo rito: la morte e la sua attesa. sonatine (1993) è in questo emblematico. la morte di murakawa (lo stesso kitano, quasi sempre inteprete dei suoi film) è inutile. dopo aver sterminato la band rivale, essere al sicuro nell'isola di okinawa, capolavoro naturalistico, con una donna che ha salvato dallo stupro in attesa del suo ritorno, murakawa muore, si spara. perchè? impossibile rispondere, è l'epica samurai quella che segue kitano. assolto il compito, fatto l'essenziale, il resto non conta. la morte è un atto, è l'atto. segue poi minna yatteruka (getting any?, 1994) debitore di tutta la comcità slapstick, alla peter sellers, di kitano e dei suoi esordi. film di riempimento, che parodia tutto il giappone contemporaneo e il suo nichilistico consumismo, dopo di esso kitano ha un grosso incidente, e torna solo dopo due anni, in cui si scopre anche pittore, con l'unico vero film autobiografico sul suo passato, kids return (1996) in cui non recita e narra (è il suo film più elegiaco e narrativo, senza accensioni liriche) solo con la mdp. due ragazzi, che rappresentano kitano e il suo partner comico agli inizi, non riescono a combinare nulla, ma ciò è suprefluo. conta il ritorno a queste atmosfere spensierate, giovani, senza peso. hana-bi (1997), salutato come il capolavoro sommo di takeshi, è un noir atipico che sconfina nel melò, ma senza i suoi eccessi. stilizzata la violenza, resa inerme di fronte alla natura e al susseguirsi degli avvenimenti, mostra un poliziotto, sempre takeshi, trovare illegalmente i soldi per stare accanto alla moglie malata, in attesa di una ineluttabile morte. film perfetto, è indiscutibile, ma senza la genialità e asciuttezza di sonatine. kikujiro no natsu (l'estate di kikujiro) è una fiaba di formazione, piena di sketch e debitrice del monello chapliniano, ma sa essere sempre accattivante e nuova. brother (2000) tenta di mescolare lo yakuza al pulp tarantiniano, e ha buoni momenti. girato in america, con suo solito stile "bressoniano", dove a volte la violenza pesa di più se è nascosta, kitano intepreta un ennesimo anti-eroe che per l'onore è disposto a tutto, anche all'estremo sacrificio. ma non è tale. è semplicemente quello che s'ha da fare. dolls (2002), tacciato di manierismo, è l'unico vero film d'amore , totalmente tale, di kitano. tre storie senza possessione, di un amore più che altro interdetto da un tempo che è sempre sbagliato, è percorso dalla morte e da colori e costumi di bagliore splendente, di sontuosa meraviglia. zatoichi (2003) e il recente takeshi's (2005) puntano invece sulla verve farsesca di personaggi collaudati del kitano "clown triste," ma sono, uno niente meno che un buon film d'azione ancora pieno di fatalismo ma molto più ironico, e l'altro una sorta di narcistico auto-elogio. ma kitano, io credo, abbia ancora molto da dire col suo cinema sospeso, estatico, colmo di humor e sangue.
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