LEON, ritratto incandescente di un uomo FREDDO
Leon, il suo vero nome è Jean Gabin, nato a Marsiglia il 13 settembre 1979. Veloce, rapido, a tratti inquieto, quasi sempre, di una velocità cerebrale al cui confronto la Porsche è un'auto micromachine. La sua giornata è scandita da ritmi regolari, altera il ritmo biologico per l'esattezza. Sveglia tardi, cappuccino a mo' di digestivo della giornata umorale, dunque amorale, a tratti amorevole. Flessioni tonificatrici per smaltire l'addome del basso ventre, Cuore che palpita, a tratti scalpita, anima feroce, a tratti ferale. Ieri notte una ragazzina sui 15 ha disturbato il suo equilibrio, intromettendosi nella sua "vanità", rompendo il ghiaccio entro cui si protegge. LEON è stato chiamato per un servizio in città. La città di Parigi non è tanto diversa da una città italiana. Le ragazze vestono jeans aderenti con cinturini di pelle bianca e hanno l'epidermide color mocassino con tonalità grigio-perla, il loro odore è "caffè", molto orgasmo Intercity. Del tipo: viaggio rapido e passivo, che giunge subito al culmine, alla meta, alla destinazione. La vetta è il grido: OK SEI STATO FIGO PER LA MIA FIGA. I ragazzi hanno 2 interessi, l'horror di ultima mano e la musica "pompaduro" con venialità romantiche. Esempio: Nickel Back, la rockstar dei poveri. L'umanità giovanile di Parigi viaggia su questa linea. Se non sei su questo binario prendi il primo treno per la morte. Gli adulti, pseudotali, sono gli stessi. A 30 anni amavano Liza Minnelli, adesso uguale, con la differenza che Liza è sempre brutta, senza il fascino della vecchiaia. in tv passa della brutta fiction. Che non è come la science-fiction. Science-fiction UGUALE fantascienza, traducendo in modo "non letterale". La missione di LEON è scovare un rettile della buona borghesia ed incastrarlo. Il rettile ha un solo obiettivo. La sua vita di merda, a tratti esistente. LEON SA... Il rettile è uno stronzetto di poco conto. Ama amarsi e vaneggiarsi, anzi vaneggiare, odia tutti, prima di tutto lui, l'inettitudine fatta persona. Il suo pomeriggio è come la tristezza fatta carne. Sfoglia le riviste e si fissa sulle foto delle ragazze coi pantaloni "rotti". Le ragazze scalze che ballano vicino ad una fontana. Sua madre a tutt'oggi è il ritratto della disperazione. Il figlio la odia, odia tutti, i professori, i figli dei professori, i medici, i figli dei medici, idolatra gli artisti, artisti non si sa bene di cosa, essendo lui un povero idiota che non capirà mai l'arte. E' già troppo se capisce il rumore del cucchiaino fra i Kornflakes nella sua ennesima mattina mattutina. ORA VADO. NON AMATE l'odore del mio cervello. A tratti bello, a tratti bellissimo, luccicante, a tratti TROPPO.
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