Playlist nera
C’era alla fine degli anni ‘60 un ranch isolato che ospitava gente bizzarra e un po’ sconclusionata. Giovani apparentemente “normali” si raggruppavano attorno a uno dei tanti sbandati in circolazione, un certo Charles Manson, sull’onda della trasgressione della moda hippy che stava contagiando i giovani di tutto il pianeta. La family crebbe rigogliosa, vivendo di piccoli crimini per tirare avanti, e di eccessi di ogni tipo. La filosofia hippy, l’ondata di protesta che percorreva la nazione, si trasferirono in quel ranch, ma il motto comune di allora, quel peace & love simbolo di quell’epoca, non approdò mai in quel posto isolato e lontano dal resto del mondo dove il bisogno di morte e di dare libero sfogo a istinti criminali repressi prese il sopravvento. O, forse, vi approdò, ma le menti deviate di alcuni componenti della famiglia lo interpretarono a modo loro, sbandando clamorosamente. Così, si dice, Manson inculcò nella testa ad alcuni prediletti del gruppo, quelli più squilibrati, un mefistofelico piano per assassinare alcuni personaggi di spicco del mondo del cinema e dello spettacolo. Toccò allora alla sfortunata Sharon Tate, incinta di 8 mesi, moglie di Roman Polansky e attrice emergente e ai suoi amici che partecipavano a uno degli infiniti festini a base di coca e droghe varie che si tenevano in quel periodo nel ricco quartiere di Bel Air. Ci volle un po’ di tempo per giungere a capo del rompicapo delittuoso, numerose indagini meticolose per stanare i colpevoli di una simile mattanza, e alla fine si giunse a Manson e ai suoi ragazzi folli quanto e come lui. Alla fine arrivarono anche le confessioni, raccapriccianti, sulle modalità degli omicidi e sulla loro pianificazione, ma non si riuscì mai a inchiodare Manson per la partecipazione diretta al massacro. In effetti pare quasi certo che Mason non partecipò di persona ai delitti. Si sospetta abbia aspettato in auto fuori dalla villa della Tate che i suoi ragazzi compissero la loro missione. Un paio di ragazzi e ragazze del gruppo, coinvolti attivamente nella serie di delitti, finirono in carcere e vennero condannati alla pena di morte, altri si rifecero una vita ex novo, lasciandosi alle spalle la responsabilità per gli omicidi di cui erano complici. Nel 1972, la pena di morte venne abolita e la pena per Manson si tramutò in ergastolo. Da parte sua, Manson, anche dal carcere ha continuato ad alimentare la sua fama, anche se macchiata di crimini e dall’infamia, e sia il mondo della musica, sia quello del cinema gli hanno dedicato diversi e discussi tributi. Si scoprì in seguito che una delle ragazze predilette dal leader della family, Susan Atkins, quella che raccontò sorridendo i dettagli dell’uccisione della Tate, aveva steso una lista di star che avrebbe desiderato uccidere e descrisse a un compagna di cella le modalità. Ecco la lista di attori che si salvarono da morte certa.
- Elizabeth Taylor Una delle dive più belle e quotate di Hollywood. Chi non ricorda gli OCCHI di Liz, molto più famosi di quelli di Bette Davis (nonostante la canzone)?
- Richard Burton Avrebbe dovuto seguire la consorte, sposata per ben due volte, nell’aldilà, nella cattiva e nella buona sorte.
- Tom Jones Povero Tom, che male avrà mai fatto?
- Frank Sinatra Sarebbe diventato una pregiata borsetta destinata al mercato degli hippy che, così, avrebbero potuto indossare un pezzo di ‘The voice’
- Steve McQueen Non si seppe mai quale era il piano per uccidere Steve, ma quasi sicuramente la sua passione per le donne l’avrebbe pagata cara come era nei piani per Sinatra e Jones.
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