LE IDEE E LE OSSESSIONI DI UN ANARCHICO VISIONARIO
PARTE TERZA: GLI ANNI DELLA MATURITA’ E DELLA CONSACRAZIONE DEFINITIVA, OVVERO QUANDO IL “NOME” DIVENTA “LEGGENDA”. Ed eccoci arrivati al capitolo finale: ancora un decennio e più in cui il regista riuscirà a stupire e spiazzare, confermandosi incommensurabile e grandioso come pochissimi altri. Ancora sette “capolavori” che rappresentano la indiscutibile conferma delle sue “qualità superiori” e lo proiettano definitivamente nell’Olimpo dei grandi. Un “genio assoluto” che, invecchiando, non ha risentito minimamente del passare inesorabile degli anni, non ha fatto minimamente avvertire i preoccupanti segni di quell’appannamento senile dovuto all’usura del tempo che spesso invece ha reso malinconico ai nostri occhi il deludente declino di altri “artisti” di analoga levatura ma incapaci di analoga “tenuta”, ma è stato al contrario capace persino di “amplificare” ulteriormente le sue caratteristiche peculiari, diventando ancor più creativo e caustico, certamente molto più lucido e concreto, graffiante ed incisivo nel portare avanti con la coerenza caparbia di chi ha davvero “capito tutto”, le sue spietate e disincantate analisi di denuncia. Per l’ultimo contributo, lasciamogli allora direttamente la parola: una breve intervista risalente agli anni ’60 che illustra meglio di qualsiasi commento “esterno” le sue idee, le posizioni e gli obiettivi… ancora un discorso coerente e inappuntabile che rappresenta al tempo stesso una “possibile” amarissima (e preveggente) riflessione sulla progressione inarrestabile delle “derive” odierne, individuando proprio nel “pubblico fruitore” le maggiori responsabilità di un possibile e “definitivo” declino. Prima domanda: Quali particolari difficoltà ha incontrato nel suo lavoro, che siano state provocate da ciò che produttori e censori intendono per ‘pubblico’?: “ESCLUSION FATTA PER I MIEI PRIMI FILM, GIRATI TUTTI PRIMA DEL 1932 E PRODOTTI NELLA PIU’ PIENA INDIPENDENZA (Un chien andalou, L’âge d’or e Terre sans pain) HO SEMPRE DOVUTO SOTTOSTARE ALLE PRESSIONI, PIU’ O MENO INSISTENTI, DEI PRODUTTORI. MA DALLE VOSTRE DOMANDE SI POTREBBE DEDURRE CHE I LIMITI IMPOSTI AL REGISTA CINEMATOGRAFICO SONO DA IMPUTARE ALLA PARTICOLARE INTERPRETAZIONE CHE PRODUTTORI E DISTRIBUTORI DANNO DEI GUSTI DEL PUBBLICO. ORA, A MIO MODO DI VEDERE, LA MAGGIOR RESPONSABILITA’ DEL RISTAGNO SPIRITUALE DEL CINEMA E’ DA ATTRIBUIRSI A QUELLA MASSA AMORFA, ABITUDINARIA E CONFORMISTA, CHE COSTITUISCE IL PUBBLICO. IL PRODUTTORE SI LIMITA SEMPLICEMENTE A GETTARE ALLE BESTIE IL CIBO CHE ESSE GLI CHIEDONO. UOMO D’AFFARI NE’ MIGLIORE, NE’ PEGGIORE DEI SUOI SIMILI, NON HA IL MINIMO SCRUPOLO. E’ CAPACISSIMO DI PASSARE DA UN PIANO IDEOLOGICO ALL’ALTRO, ANCHE SE QUESTE IDEOLOGIE SONO MORALMENTE ED ESTETICAMENTE ANTAGONISTE, A PATTO CHE GLI SI GARANTISCA PRESTIGIO E SUCCESSO ECONOMICO. PER IL MOMENTO NON E’ POSSIBILE PREVEDERE UN’ELEVAZIONE MORALE DELLA SOCIETA’ UMANA. NON SI INTRAVEDE NEMMENO UN BARLUME DI UN PROGRESSO SPIRITUALE DEL PUBBLICO. SI PUO’ ANZI PREDIRE IL CONTRARIO. GLI UOMINI DI CINEMA CONTINUERANNO A TRASCINARE LE PESANTI CATENE DELLA SCHIAVITU’ AD ESSI IMPOSTA DALL’INDUSTRIA E DAI PRODUTTORI, I QUALI, FEDELI PORTAVOCE DEL PUBBLICO, CONTINUERANNONELLA REPRESSIONE TIRANNICA DELLA LIBERTA’ DEGLI ARTISTI” – Seconda domanda: Qual è secondo lei, uno dei più incoraggianti sviluppi nel cinema di questi ultimi anni? e quale quello più scoraggiante?: “A MIO MODO DI VEDERE, NON C’E’ NULLA NELLA PRODUZIONE CINEMATOGRAFICA DEGLI ULTIMI ANNI, ‘CAPITALISTA’ O ‘COMUNISTA’, CHE AUTORIZZI SPERANZE PER IL MIGLIORAMENTO SPIRITUALDE DEL CINEMA, ECCEZION FATTA PER IL SETTORE TECNICO, DOVE IL PROGRESSO E’ OVUNQUE INDISCUTIBILE. CREDO DI AVER RISPOSTO COSI’ INDIRETTAMENTE ANCHE ALL’UTIMO QUESITO POSTOMI. CREDETEMI NON E’ PESSIMISMO, MA REALISTICA CONSTATAZIONE DELLA REALTA’”. – Terza domanda: Quale film – o quali film – farebbe se fosse libero da limitazioni extra-artistiche, come la censura, i finanziamenti etc.): “SE MI FOSSE POSSIBILE, VORREI FARE DEI FILM CHE, OLTRE A DIVERTIRE IL PUBBLICO, GLI INFONDESSERO L’ASSOLUTA CERTEZZA DI NON VIVERE NEL MIGLIORE DEI MONDI POSSIBILE. E IN QUESTO DIMOSTREREI PROPOSITI, SECONDO ME, ALTAMENTE COSTRUTTIVI. OGGI I FILM, COMPRESI QUELLI CHE SI DEFINISCONO NEOREALISTI, SI PROPONGONO IL FINE OPPOSTO. COME E’ POSSIBILE SPERARE IN UN MIGLIORAMENTO DEL PUBBLICO – E QUINDI DEI PRODUTTORI – QUANDO OGNI GIORNO IL CINEMA CI RACCONTA, PERFINO NELLE COMMEDIOLE PIU’ INSIPIDE, CHE LE NOSTRE ISTITUZIONI SOCIALI, I NOSTRI CONCETTI DI PATRIA, RELIGIONE, AMORE, ETC., SONO FORSE IMPERFETTI MA CERTO UNICI E NECESSARI? IL VERO ‘OPPIO DEL PUBBLICO’ E’ IL CONFORMISMO; E L’INTERO GIGANTESCO MONDO DEL CINEMA E’ IMPEGNATO NELLA PROPAGAZIONE DI QUESTO CONFORTEVOLE SENTIMENTO CELATO A VOLTE DALLA MASCHERA INSIDIOSA DELL’ARTE.” E per terminare davvero… ecco una ulteriore riflessione dell’artista che sottolinea ancor di più il radicalismo delle sue posizioni: “IL MISTERO,ELEMENTO ESSENZIALE DI OGNI OPERA D’ARTE, MANCA IN GENERALE AI FILM… IL CINEMA SEMBRAVA ESSERE STATO INVENTATO EPR ESPRIMERE LA VITA DEL SUBCOSCIENTE LE CUI RADICI PENETRANO COSI’ PROFONDAMENTE NELLA POESIA; EPPURE NON LO SI USA QUASI MAI A QUESTO SCOPO… LA REALTA’ NEOREALISTA (MA NON SOLO QUELLA) E’ INCOMPLETA, UFFICIALE, E SOPRATTUTTO RAGIONEVOLE; MA LA POESIA, IL MISTERO, TUTTO CIO’ CHE COMPLETA E ALLARGA LA REALTA’ TANGIBILE, MANCA COMPLETAMENTE ALLE SUE OPERE.”
- Simon del deserto Ascetico e crudele pamphlet sulla religione . Uno sberleffo blasfemo sulfureo e surrealista
- Bella di giorno Sadomasochistico e introspettivo itinerario fra desiderio e realtà che è anche la rappresentazione di una presa di coscineza dei disastri di una educazione borghese cattolica e repressiva
- La via lattea Sospeso fra passato e presente è un viaggio disarticolato e inventivo che recupera aggiornandole, le radici surrealiste dell’autore. Una “vertigine intellettuale” che sottolinea ed evidenzia “l’inquietudine di uno spirito iconoclasta e curioso”
- Tristana Feticista e crudele (il mio preferito in assoluto) è la riflessione antiretorica su una liberazione mancata che ci consente di indagare senza pudori o paraventi, anche sui nostri nascosti istinti repressi rendendo palpabili incubi e pulsioni inconfessate
- Il fascino discreto della borghesia L’immaginazione al potere. Anarchico, dissacrante e impietoso ritratto della dissoluzione di una classe (quella borghese) che è anche una pessimistica e cupa constatazione di una “realtà” vessativa ed opprimente.
- Il fantasma della libertà Disomogeneo, criptico, affascinante e sfuggente. E’ il trionfo dell’assurdo, un delirio tragicomico e sarcastico che procede per libere associazioni visive dissertando su quella libertà che tutti crediamo di possedere, ma che è solo un riflesso fantasma
- Quell'oscuro oggetto del desiderio Enigmatico e sfuggente, disseminato di false piste e trabocchetti, si può definire come l’esaltazione dell’irrazionale-quasi un sogno psicoanalitico o un'analisi sul desiderio e le sue perversioni densa di simbologie sessuali e di implicazioni metafisiche
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