
epidermide...
...le impressioni sono moltissime, si accavallano l' una sull' altra. Toni sta al centro della scena, scolpisce le sue rughe riempiendole di significato e pregnanza (come sempre...e come solo lui puote...:)). Diventano le onde rugose e piene di domande irrisolte di un lago pacato, immoto, chiuso in se stesso (nel suo segreto)...come la ragazza coperta dalla giacca blu, che sembra dolcemente assopita...”caduta addormentata” dopo lo sguardo del serpente che ha incrociato i suoi occhi... Toni-padre, che non capisce perche' le donne quando litigano lo fanno di spalle...E si sofferma sui gesti di una donna che le rughe non le emergono ancora ai margini degli occhi, ma hanno approfondito lo sguardo di un dolore incancellabile...E non capisce il perche' di una donna, la donna amata, che i giochi sadici della malattia hanno mutata in qualcosa di eternamente immemore...E il perche' di una bambina che diventa una donna troppo in fretta...di una figlia che non sa come penetrare, “leggere”, aiutare...che non sa come proteggere... Verita' impenetrabili, come gli occhi di una bambina...o il segreto di un ventre nel suo maggio... ...E poi...echi da “L' urlo e il furore”...nelle grida di Angelo (figlio di Giufini e Golino, che non c'e' piu'), che la madre Valeria Golino definisce “inconsolabili”...”un dolore inconsolabile” come quello di Benjamin nel libro di Faulkner... E la musica che sembra rapita da un film di Sorrentino, per la sua pervasivita'... I giochi abominevoli della malattia che si sfoga nel corpo, senza pieta' nemmeno per quelli piu' affamati di esperienza e ricordi...nemmeno per i corpi di giugno, che osano appena rispondere al suo tepore...avvertirlo sulla buccia di petali ancora chiusi...boccioli... Il film di Molaioli mette in gioco un sacco di carte...e non importa che la tensione venga un po' meno alla fine (che meriterebbe di essere ritardata un poco...)...che non sorprenda il volto dell' assassino...Che non e' piu' un assassino, non solo almeno...E' una persona piena di dolore...una persona sulla quale il dolore si e' accanito...Come il padre di Mario-“scemo del villaggio” (“dietro uno scemo c'e' sempre un villaggio”...E.L.Masters), che odia le gambe di Anna perche' lei ha il privilegio di usarle...e odia il figlio, perche' e' tale in quanto frutto del suo sangue...e allora lo fa sentire sotto processo (primo indagato), incattivendolo fino al midollo... E la corsa di un ragazzo che non sa che fare della sua vita...un ragazzo soffocato dai monti che lo circondano... E una ragazza che vive all' ombra di una “sorella” che non c' e' piu'...capelli corti e uno sguardo che perfora... E un'altra, che non suona piu' il piano...che prende 4 in storia e 2 in latino...che la madre non la riconosce...che dice al padre/commissario “ma non hai mai paura di sbagliarti?” (...”sempre”...) ...Tante splendide carte, non tutte giocate fino in fondo...ma non importa... Vite toccate dal dolore...vite r e a l i . Non abissi, ma superfici apparentemente imperturbabili di laghi. Non uccisioni efferate, ma un lasciarsi morire. Non disperazione, ma tutta l' intensita' del contegno. E tanta dignita'. Tanto pudore. “Secondo te perche' l' hanno messa in quella posizione? ...chiunque l' ha fatto le voleva bene...Qui si tratta di sentimenti...”... Finally: Molaioli bis!!!!! :)))
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