
Film: continua il continuabile.
Notte, pioggia, ghiaccio, tuoni, spari e grida nel buio. La luce dei lampi illumina la città addormentata. I chicchi di grandine si scagliano con furia invereconda contro i parabrezza delle automobili. Palazzi. Appartamenti. All interno di essi le persone più improbabili svolgono le azioni più disparate: un anziano razzista è intento a praticare una fellatio su se stesso, una bambina down vestita da sposa a cui sanguinano le gengive giochicchia con una mosca morta in un bicchiere di latte scremato, un giovane tossico vuole far nascere una pianta da una montagnola di escrementi e calzini consunti, una madre con il seno prosciugato tenta di allattare il proprio infante con il sangue , un adolescente genialoide asporta il bulbo oculare di un gatto. Nell intimità le persone si guardano allo specchio e fanno le cose più strane. Quando escono dal loro piccolo eremo indossano una maschera per partecipare ad un macabro carnevale all interno di una torre d avorio. Una luce fioca illumina l oscurità circostante. All interno di uno dei tanti edifici della zona vi è un omino. Bè, definirlo omino forse è eccessivo. Assorto nei suoi pensieri, con la testa appoggiata ad una mattonella. E nel frattempo l acqua scorreva , accompagnando il vortice di pensieri nella sua testa. Si masturbò alacremente e contemlò il proprio corpo allo specchio, deridendosi con cattiveria. Sopra la porta del bagno campeggiava la scritta "BUONGIORNO, CATTIVO NULLATENENTE!" . Egli sorrise e mormorò "visto, bambini, non mi drogo, non mi buco, non pratico culti esoterici, fumo a malapena ma riesco ugualmente a volare sulla croce celtica". Si diresse in sala e aspettò nel buio la fine del temporale. Dopo qualche orasmise totalmente di piovere. Dicono che i sogni svaniscono al mattino, lui invece aspettava proprio le prime luci per farli. Si destò dal sonno, aveva passato tutta la notte sul divanetto. Sorrise nel constatare quanto quella mattina le stanze della sua magione assomigiassero ad un accampamento indiano. Si infilò uno spolverino . Avrebbe passato tutta la mattinata nel solito baretto, avrebbe scambiato con se stesso l ennesima sigaretta di circostanza (quelle di tabacco erano finite) , si sarebbe rimbinzato di mascarpone e si sarebbe recato alla spiaggia più vicina pert tuffarsi in acqua. Obbiettivo: la congestione. Il piano era tanto semplice quanto geniale. Il nostro nullatenente , per recarsi in quell ameno baretto prese una scorciatoia attraverso il boschetto. I sentieri di quella piccola selva erano sempre stati forieri di gustose fisioni. All orizzonte si stagliava il grigiore delle ciminiere e dei palazzi, talmente alti che sembravano sfidare il cielo. Tra gli alberi , le figure più grottesche: un nido ospitato da una chioccia intenta a divorare i suoi piccoli, un ex fidanzata rumena si masturba ai piedi di un platano in preda ad attacchi epilettici, un procione affetto da rabbia sbrana una cucciolata di gatti deformi. A pochi metri di distanza dal bar quella capatosta del tenente notò che il temporale della notte precedente aveva lasciato il selciato umido e scivoloso. Si districò tra i banchi di nebbia e di smog ed entrò. "Da Gigi"era il classico locale malfamato frequentato da gente semplice, troppo interessata alla mera sopravvivenza per rincorrere gli evanescenti aspetti dell esistenza. Il propietario del locale, Gigi, era un uomo di sani principi: non ti accoltellava mai alle spalle, ti sparava dritto in mezzo agli occhi. Un uomo passato direttamente dai banchi di scuola al bancone del bar, da scolaro a scola-rum, per intenderci. Amava il latino. Per convincervi della sua lealtà, vi racconterò un breve aneddoto: un giorno la polizia fece irruzione nel suo locale petr chiedere spiegazioni circa un presunto spaccio di eroina. Gigi, con la flemma che lo contradistingueva, puntò il dito verso un gruppo di balordi intenti a giocare ia carte. "I fatti sono questi", disse. Fu la retata. Un paio di notti prima avevano suonato rock fino all alba. Nessuno aveva mai visto Gianpiero Rock ridotto così male. Povero Giampiero, lui si era sempre fidato di tutto e di tutti, si era sempre aperto agli estranei , e ciò indicava la sua palese necessità di calore umano. Era un ometto dabbene: quando lo sbattevano in gattabuia miagolava. Un giorno si trovò a dover fare i conti con il capomafia del suo rione. Esordì il discorso dicendo :" Questa città è troppo piccola per entrambi. Perciò , se permetti, io mi leverei dai coglioni". Ma torniamo al tenente: Appena entrò fu subito colpito dal litigio tra un palestrato camionista e la sua ragazza quindicenne, rea di aver comprato una nuova borsetta senza il suo permesso. Per un attimo il tenente pensò di lasciar perdere, ma non potè sopportare la violenza dei colpi inferti alla giovane fanciulla. Così si precipitò in sua difesa. Fu freddato da un cazzotto da parte del tipo e da un "faccia di merda, non impicciarti" dalla ragazza. Poco dopo li vide allontanarsi mano nella mano ridendo fragorosamente. Fu solo dopo aver frugato nelle sue tasche orfane del portafoglio che capì il motivo di tante risate. "Non è mai troppo tardi per imparare as farsi i cazzi propri", Bofonchiò mesto. Uscì da quell orrida spelonca intorno a mezzogiorno. Passeggiando incontrò un avvenente professoressa trentenne munita di ombrello e tacchi a spillo d ordinanza. La sua scollatura generosa provocò nel tenente un erezione istantanea. La giovane docente se ne accorse e sfruttò la temporanea eccitazione del tapino per umiliarlo e per denigrarlo con epiteti rivoltanti davanti ai passanti. Poco dopo uno dei tacchi della troia in questione si infilò accidentalmente in un tombino. Il nostro "L.T" rise di gusto, godendosi la nemesi. Ma mentre rideva di gusto, godendosi la nemesi venne raggiunto da un ombrellata devastante. Si girò e una vecchietta canuta gracchiò: "delinquente, ti insegno io a ridere delle disgrazie altrui". Il nullatenente, con un sorriso, la prese sottobraccio e la aiutò ad attraversare la strada. Nell immaginario collettivo aiutare una persona anziana è un azione degna di merito, soltanto che l anziano dovrebbe essere consenziente e non urlare "Lasciami, testA di cazzo!" per tutto il tragitto. Il Nostro si voltò e aiutò la procace donna a rialzarsi. Ringraziò con un sorriso e se ne andò. Dall altro capo della strada la vecchietta tentò di lanciarli addosso l ombrello, ma finì per colpire accidentalmente un passante che per reazione la aiutò ad attraversare nuovamente la strada. Fu l apoteosi del "VAFFANCULO". Era l imbrunire, il tenente doveva rincasare , gettò qualche ultima occhiata all orizzonte e rimirò il sole tramontare. Anche per lui era giunta l ora di raggiungere il suo giaciglio e dormire, ma non per sempre.
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