LA CAMERA DI PAOLO
La camera di Paolo, dove ho passato molti lontani momenti felici della mia giovinezza, era ubicata al primo piano di un anonimo appartamento di Via S. Niccolò (ma il numero civico non lo ricordo proprio). Rammento semmai gli sbrecciati spigoli degni scalini in pietra serena della ripida gradinata che faceva arrivare a destinazione con il fiatone, da quanto era inclinata e insicura. Lo spazio era limitato, ma ben organizzato, con il letto sulla sinistra, quasi sotto la finestra e l’attiguo comò con annessa sveglietta ticchettante praticamente invaso e soverchiato da un enorme posacenere con molti mozziconi di sigarette spesso fumate in maniera incompleta, un armadio ottocentesco scuro e austero che copriva quasi interamente la parete di fondo, un piccolo cassettone con specchiera un po’ inclinata che rimandava una panoramica leggermente sfocata e distorta ma abbastanza esaustiva della camera, una scrivania ricolma più che di libri, di disegni e colori (disegni astratti, macchie, accostamenti azzardati di tinte che sicuramente erano la esposizione visiva degli stati d’animo e delle sensazioni di Paolo di volta in volta espresse in quella forma, più che l’esternazione artistica di una disposizione alla pittura), alcune sedie in parte coperte da pantaloni e maglioni non ancora riposti nel guardaroba accatastati e un po’ sgualciti, e soprattutto - troneggiante nel centro - un enorme tecnigrafo con vistose macchie di inchiostro di china che testimoniavano più disattenzione che applicazione. Che altro? Qualche soprabito attaccato dietro la porta, una radiolina, un giradischi, mensole ricolme di libri e riviste, dischi (tanti 33 giri un pò dappertutto, alcuni addirittura sparsi sul pavimento che accendevano l’immaginazione con le loro copertine colorate e invitanti) e diverse paia di scarpe che facevano capolino dagli angoli più impensati. Dietro al letto, un pannello con sopra attaccate con le puntine, moltissime fotografie (per lo più istantanee), fra le quali non era difficile individuare quelle che lo ritraevano nei momenti più felici delle sue giornate passate, e testimoniavano inequivocabilmente l’altra passione prioritaria della sua vita.
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