Un’estate al mare
Lui è in pantaloncini corti, ciabatte e calze di cotone blu tirate su fino alla rotula. Una maglietta grigia piena di pancia. La cordialità ossessiva del pignolo e cavilloso uomo di contabilità. Lei è stata carina qualche tempo fa, giotta e dai vivaci occhi azzurri basculanti su occhiaie livide e profonde come sorrisi di morti e bionda con una vezzosa crescita scura nella scriminatura, infilata quasi a sua insaputa in una tutona senza marca. Le ciabatte e le calze di cotone. Sulla foto di matrimonio appesa in soggiorno ha una decina di chili di meno. Per questo il quadro sta su. Una luce flou, fiabesca, come una scena del peggior film sexy anni ’80 ammanta gli sposi congelandoli in una posa che potrebbe andare bene, in un futuro remoto, anche per guarnire un epitaffio. Quelle foto che doverosamente sgranate e tagliate del superfluo, appaiono sotto i titoli di drammatici incidenti d’auto. Di fianco, attonito nella sua fierezza immotivata, un unicorno in acrilico-prismatico-cangiante riverbera sui convolati un ideale di fertilità nazional popolare che ha permesso di generare il piccolo erede. Ipertricotico, gli occhi vicini in un’espressione costantemente interrogativa anche in assenza di domanda alcuna, insieme ad un vago senso di disinteresse verso qualsiasi risposta. Ciabattine e calzine di cotone blu tirate su fino al ginocchio. La magliettina piena di pancina. Un universo standard di suppellettili anonimi rateizzati fino all’estinzione del genere umano, tra i quali spicca un monolito grigio posto come un totem di fronte alla porta finestra del balcone, impedendo di fatto la vista all’esterno. Due libri tengono in bilico una parabola aliena puntata verso Marte, collegata ad un complesso intreccio di cavi grassi che genera vita a un dvd-decoder-televisore al plasma da 42 pollici colante di programmi preposti a catapultare la famigliola, nelle ore serali, nella vita vera. Io sono lì nel liquoroso frescume asettico e privo di ossigeno dell’aria condizionata, quella che slabbra i pori della pelle e fa sudare del colore dell’ultima cosa che hai bevuto. Vanno al cinema stasera, lei erompe dalla cucina e comunica che è uscito “Un’estate al mare”. L’ha saputo da sua cognata al telefonino ripieno di fotine e filmatini da condividere chissà come e chissà perchè. Lui dice finalmente. Lo dice con tono interessato e distaccato insieme, come l’intellettuale che attende l’ultimo libro di David F. Wallace. L’ultimo film di Sokurov. Una nuova produzione di Greenaway. Lo dice come se quella cosa, in breve, gli rendesse plausibile essere qui, vivo, oggi. Io vado, non vorrei facessero tardi per colpa mia. Ho bevuto una menta, sembro Shrek.
- Biagio Izzo L’umorismo della decadenza. Non esiste, se un giorno tutti i televisori esplodessero il suo ologramma si sfalderebbe nello spazio come una loffa in ascensore appena arrivati al piano giusto.
- Lino Banfi L’umorismo dell’incontinenza. L’anno dei pannoloni per adulti Depend. Chi sa, capirà.
- Massimo Ceccherini L’umorismo di chi ha fame. Piegato alle esigenze dello stomaco, la scheggia impazzita e irriverente di qualche anno fa si brutalizza tra senoni rifatti e gag da magazzino d’avanspettacolo.
- Gigi Proietti L’umorismo perso nel nulla. A me gli occhi, please. Ma preferisco distogliere lo sguardo. Scusa eh? Scusa, ma non ce la faccio.
- Anna Falchi Non c’è nulla da ridere. Anna non fa ridere, non è simpatica. Non ha i tempi della commedia, è garrula, civettuola fuori luogo, fatal-balneare fuori tempo massimo. Figlia di una notte romagnola si trova a proprio agio. Noi meno.
- Victoria Silvstedt
L’umorismo rifatto. Victoria interpreta uno stereotipo di sé stessa che interpreta Victoria stessa. Un cortocircuito che non trova pace né ragione alcuna se non nei senoni plastici che le conferiscono….mah…cosa conferiscono? - Ezio Greggio L'umorismo di denuncia. Sguazza tra capezzoli, corbezzoli, frizzi e lazzi. Una qualsiasi gag di uno che scivola su una buccia di banana è più profonda e stratificata di questo guitto Fininvest.
Commenti
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3 luglio 2008, 01:54 di Dino Zoff
E' un momento importante per me: ho appena incontrato la versione postmoderna di Jerome Klapka Jerome. Ladies and gentleman, rototom. Ho riso, molto riso. Grazie.
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3 luglio 2008, 05:49 di LAMPUR
Bella play Roto. ...ma inizio a credere che dovremmo tacerne icondizionatamente. Boicottarne l'essenza. Auspicarne l'estinzione. Picchettarne l'eco.
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3 luglio 2008, 09:07 di pimpi
bellissimo il complimento di Dino Zoff! ... "Rototom Jerome"
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3 luglio 2008, 10:10 di willhard
J.K.Jerome? Divei piuttovsto di tvovavci di fvonte a un novello Mavk Tvein!
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3 luglio 2008, 13:40 di Letizia
ah ah ah come sempre mitico Roto!!!!
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3 luglio 2008, 23:23 di ROTOTOM
Gvazie amici. Gvazie. Volevo vavvivave il pavtevve. Bye troto (un roto fluviale)
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4 luglio 2008, 22:02 di willhard
Vovvei appvofittave... emm... approfitto della pazienza di Roto (è un Santo!) e di questa playlist rinfrescante per dirvi che anch'io me ne vado al mare. Ciao raga! ☼ ●_●
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5 luglio 2008, 18:14 di ROTOTOM
Anche io me ne vo a mostrar le chiappe chiare....qualche giorno però. Ciao a tutti. by roto
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