Americani puri!
L’artigliere si rivolge al ragazzo e chiede : “Come ti chiami?”. “Caribù” risponde il ragazzo. L’artigliere: “Sei indiano?”. Il ragazzo: “No. Americano puro!” Si conclude in questi giorni a Santa Fe’ “The 8th Annual Native Cinema Showcase”: tanti documentari, qualche lungometraggio e interesse dei media vicino allo zero. Non è una novità: la cassa di risonanza non è più quella di Wounded Knee ’73 e le proteste dei nativi, le loro rivendicazioni vengono puntualmente ignorate. Le riserve indiane continuano ad essere le zone più povere del grande paese ma manifestazioni come queste, al di là dei contenuti artistici, sono espressioni di una rinata auto-coscienza da parte di un popolo che oppose una fiera resistenza alla nascita di una nazione. Per quanto vinti e ghettizzati, oggi alcuni di loro continuano a lottare. Anche Hollywood è stata avara con loro, li ha relegati in ruoli di secondo piano ma i loro volti tragici hanno impressionato la pellicola e hanno reso appieno la dignità di una nazione.
- Chief Dan George Salish. Vancouver ’67: ”Così noi infrangeremo le barriere del nostro isolamento. Così i prossimi 100 anni saranno i più gloriosi nell’orgogliosa storia delle nostre Tribù e Nazioni”. La tradizione
- Will Sampson Creek. Chief Bromden in “Qualcuno volò sul nido del cuculo” esce dal proprio isolamento, si ribella, fugge e afferma la propria dignità. La speranza.
- Russell Means Oglala. Prese parte attiva alle occupazioni di Alcatraz nel 69 e Wounded Knee nel 73. Oggi presta il proprio volto a Hollywood e continua a battersi per i diritti civili dei nativi. L’orgoglio.
- Wes Studi Cherokee. In gioventù comunica soltanto in Cherokee. Scrittore e scultore oltre che attore. Il suo Geronimo, l’unico possibile, è l’emblema della resistenza.
- Graham Greene Oneida. Non si considera un portavoce dei diritti dei nativi ma i personaggi che interpreta sono sostanzialmente positivi e del pellerossa esaltano la dignità.
- Sheila Tousey
Menominee. Una delle poche donne pellerossa ad emergere. Il suo volto in “Cuore di tuono” è quello del coraggio. - Adam Beach Creek. Il pellerossa che trova rifugio nell’alcol in “Flags of our fathers” è il lato oscuro del nativo di oggi. C’è ancora un barlume di dignità ma la sconfitta è pesante. La disillusione.
Commenti
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25 agosto 2008, 23:42 di marlucche
mamma mia! una delle play più colte che mi sia capitato di leggere.. complimenti!!
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25 agosto 2008, 23:43 di marlucche
dimenticavo.. ci potresti inserire anche robbie robertson...
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25 agosto 2008, 23:48 di LorCio
Caspita che play. Ignoro chi siano sei di loro e me ne rammarico.
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26 agosto 2008, 00:39 di billykwan
Conoscevo Robbie Robertson solo come cantante. Ignoravo avesse fatto film. Grazie Marlucche e un grazie anche a LorCio.
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26 agosto 2008, 03:03 di whiteeyes
Ottima play billy...scritta bene e avvalorata da un'argomento interessante
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26 agosto 2008, 11:57 di full95
Mi associo a marlucche, se puoi guardati "Carny" con Jodie Foster e RR, è un po' datato naturalmente, ma lei come al solito è strepitosa e lui mooolto interessante!
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26 agosto 2008, 11:58 di full95
Dimenticavo... ottima playlist!
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26 agosto 2008, 18:57 di Dalton
Complimenti per la play, uno spolvero di grandi attori sottovalutati a causa della loro (invece gloriosa) etnia ...
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26 agosto 2008, 20:10 di Inside man
Ammetto la mia ignoranza sulla manifestazione che citi. Dunque play molto utile, assolutamente condivisibile e ben fatta. Bravo!
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18 settembre 2008, 00:58 di montelaura
Che spettacolo! Sono in brodo di giuggiole, per dirla in maniera un po' arcaica ^_* Adoro questi volti, e hai saputo cogliere perfettamente ciò che ciascuno di questi attori è riuscito sempre ad esprimere al meglio nei film che hanno interpretato. Mia madre, grande appassionata e studiosa dei Nativi Americani, ti stringe virtualmente la mano ^_^ Anche se devo farti un appunto su Adam Beach: quando Clint lo riprende mentre arranca per miglia e miglia per portare a una madre annientata la sua "buona novella", conferisce al suo personaggio una statura quasi epica nella sua desolata disperazione.
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