Cinema oggi
Quello narrativo e dogmaticamente spettacolare non è IL cinema, ma soltanto UN cinema. Per non assolutizzare il modello forte - non ne ha certo bisogno - ecco sette registi che scrivono altri "cinemi" direttamente sulla pellicola. A questi aggiungo volentieri Sylvain Chomet: le sue "Triplettes de Belleville" sfuggono anarchicamente ad ogni tentativo di spettacolarizzazione forzata.
- Philippe Garrel Per la "durata assoluta" delle sue sequenze, per il suo confondere generosamente cinema e vita, per la folgorante asciuttezza delle sue radiografie sentimentali.
- Tsai Ming-liang Per l'inappagata perfezione delle inquadrature, per il desiderio che si fa cinema, per i tempi morti che in realtà sono misteriose pulsazioni di vita.
- Bruno Dumont Per la sgradevole opacità dei corpi, per il candore dell'oscenità, per il rifiuto delle psicologie e della retorica filmica. «Je veux être amoral, sauvage, barbare. L’intelligence me gonfle» (da POSITIF N. 511 – Intervista a Bruno Dumont).
- Andrew Dominik Perché riscrive il cinema neohollywoodiano alla luce di quello postmoderno, perché le sue introspezioni brulicano di paranoia, perché la sua riflessione sulla celebrità è lo specchio ustorio dell'etica contemporanea.
- Matteo Garrone Per l'esatta vaghezza del suo stile, per la plumbea soggettività dello sguardo, per la sospesa instabilità dei sentimenti.
- Nicolas Philibert Per la benevola neutralità dello sguardo, per l'ostinata fragilità dell'attesa, per la "bonne distance". "Quando la bellezza si intrufola nel film, lo fa quasi per scasso".
- Otar Ioseliani Per la rinuncia ai primi piani e al diktat del campo/controcampo, per la cristallina nitidezza del sonoro, perché il suo cinema, soavemente, ride delle immagini.
Commenti
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2 ottobre 2008, 11:26 di carlos brigante
hai fatto tabula rasa della tua identica play precedente......reinserisco dunque Bresson per l'uso che fa dell'inquadratura ai minimi termini e rilancio come in precedenza con Carmelo Bene......
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2 ottobre 2008, 11:34 di joseba
Grazie del commento integrativo-riepilogativo Carlos, anche se lo spirito della play intende segnalare registi di "altri cinema" attualmente in attività...
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2 ottobre 2008, 11:49 di Z
Riaggiungo Fabrice Du Welz che con Vinyan conferma le sontuose premesse (antispettacolarità, bando ai didascalismi, radicale rifiuto di ogni facile seduzione spettatoriale, paesaggi come riflessi dell'interiore e pura ricerca di espressione, nessun esibizionismo narrativo) del suo esordio "Calvaire". E sottoscrivo ogni singolo nome di questa list. E ripeto: per quel che mi riguarda non appoggiare questi cineasti, questa concezione del cinema, sarebbe autolesionistico.
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2 ottobre 2008, 11:54 di carlos brigante
Ah solo quelli in attività......Ciprì e Maresco allora....e il "mio" Kaurismaki....
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2 ottobre 2008, 12:15 di old boy
jo ma che è successo alla play???
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2 ottobre 2008, 12:34 di joseba
Alla list niente, Old, ho candeggiato i commenti ammorbanti ;)
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2 ottobre 2008, 13:08 di absurda
Ciao Joseba ! Sempre d'accordo. Aggiungo a questi (sono sicuro che li conosci): Guy Maddin I fratelli Quay Jan Svankmajer
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2 ottobre 2008, 13:22 di joseba
Ciao Absurda, belle integrazioni, grazie! Aggiungo Xavier Giannoli, Sébastien Lifshitz e il Francesco Patierno di "Pater Familias" ("Il mattino ha l'oro in bocca" è una marchetta indifendibile). E anche Vincent Gallo, perché no?
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2 ottobre 2008, 13:55 di Z
Grande Absurda, adoro ognuno di quei nomi, particolarmente difficili da reperire, tra l'altro, e quindi oltremodo goduti una volta a disposizione (al momento voglio vedere The piano tuner of earthquakes dei Quay e My winnipeg di Maddin; il penultimo Brand upon the brain! è tra i suoi titoli migliori, per me sfiora il sublime). E anche quelli che fa Jo mi trovano d'accordissimo (stessa riserva sull'ultimo inconcepibile Patierno).
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2 ottobre 2008, 14:03 di Dying Theatre
non amo alcuni degli autori citati ESATTAMENTE per i motivi così virtuosamente descritti da joseba. Ed è bellissimo, e assai utile, trovarsi al cospetto di Altrui Ragioni così brillantemente esposte.
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2 ottobre 2008, 14:36 di joseba
Grazie Dying, del resto la pluralità di gusti e predilezioni è l'anima questa play, che possiede uno spirito prettamente relativistico e profondamente antidogmatico. Mi sembra indispensabile opporsi alle tendenze assolutizzanti che in ogni campo, ma ancora di più quando si tratta di espressione cinematografica (e non), rischiano di imporre una visione unica e inevitabilmente totalitaria. "Il cinema deve raccontare delle storie" e "le immagini devono essere al servizio del racconto" sono affermazioni che, dietro l'apparente ovvietà, nascondono proprio queste tendenze totalizzanti e normative. Liberare il cinema dall'ipoteca della narrazione forte significa anche e soprattutto liberare lo spettatore dai suoi schemi mentali.
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2 ottobre 2008, 14:37 di carlos brigante
non dimenticherei Sokurov, o il Kitano pre-Zatoichi e perchè no il Tsukamoto di Vital o Snake of June......
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2 ottobre 2008, 15:10 di old boy
ripeto il buon Sorrentino allora.
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2 ottobre 2008, 19:03 di LorCio
Ripeto anch'io il buon Sorrentino. E aggiungo Hayao Miyazaki.
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2 ottobre 2008, 19:27 di Inside man
Lynch no?? E poi mi sovviene anche Greenaway. Dato che non conosco benissimo alcuni autori citati da Joseba, Z, e Absurda, la play è per me una miniera di segnalazioni utili. Grazie a tutti!
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2 ottobre 2008, 21:19 di joseba
Ovviamente sì Inside ;) E già che ci sono aggiungo un certo Olivier Assayas, autore di uno dei film più struggentemente belli di questi ultimi anni: "Clean".
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2 ottobre 2008, 21:35 di Z
ufffffff, stavo per dirlo io, cavoli :)))). OA è uno dei miei registi, le due ore di dialogo col direttore dei Cahiers in occasione della retrospettiva torinese sono tra i momenti più fulgidi vissuti dal novello Museo della Mole. Ovviamente l'accoppiata Assayas-Greenaway riesce a dare senso a questo inutile festival romano. Mi toccherà prendere 'sto treno, e vabbè.
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2 ottobre 2008, 21:54 di kotrab
Greenaway è uno dei paladini più combattivi proprio per rivendicare l'autonomia dell'immagine contro la vecchia dittatura della narrazione romanzesca.
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2 ottobre 2008, 22:16 di Z
Dubbio non v'è alcuno kotrab e il Tulse Luper ne è l'esemplificazione ultima e consequenziale, assolutamente non prescindente dai suoi predecessori, tra l'altro. Il discorso sarebbe mostruosamente lungo.
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2 ottobre 2008, 22:24 di joseba
Sospetto che Z abbia un'opinione su PG ;)
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2 ottobre 2008, 22:35 di Z
oramai sono quell'opinione, jo :)
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2 ottobre 2008, 23:54 di Adriano Pappalardo
Ma siamo davvero impazziti? Addirittura riscrivere una playlist per qualche commento non gradito? Va bene che parliamo di joseba ma quando è troppo è troppo.
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3 ottobre 2008, 00:11 di carlos brigante
Greenaway non poteva e non doveva mancare!!!
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3 ottobre 2008, 00:30 di Von Lmo
Joseba, se lo conosci lo eviti. Riscrivere la playlist: si offese il ragazzo...
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5 ottobre 2008, 20:08 di Dying Theatre
" "Il cinema deve raccontare delle storie" e "le immagini devono essere al servizio del racconto" sono affermazioni che, dietro l'apparente ovvietà, nascondono proprio queste tendenze totalizzanti e normative. Liberare il cinema dall'ipoteca della narrazione forte significa anche e soprattutto liberare lo spettatore dai suoi schemi mentali." MOLTO VERO ...ammissione che, da un anti-greenawayano di provata militanza, potrà suonar contraddittoria. Ma in fondo la contraddittorietà ed il fraintendimento sono, nell'estetica come in altre branche, 'motori propulsivi' assai + di quanto non lo siano mai stati l'incasellamento tassonomico e la reiterazione classicistica... o no? (che poi, t dirò.. pure greenaway un paio d cosette interessanti le ha fatte.. ventanni fa' ma le ha fatte ;-)
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6 ottobre 2008, 08:55 di strangerinworld
Su Greenaway concordo con Dying. Un 15/20 anni fa ha fatto dei film. Il resto è estetica fine a sé stessa, simbolismo angosciante e scontato, immagini pittoriche fotocopiate o di bassa qualità. Non essendo Artista in nulla di preciso, fa il Tuttologo dell'arte.
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