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11/11/2008 h. 21.07 Attori o registi: Off Topic
un coro di angeli canta l'avvento del signore

un coro di angeli canta l'avvento del signore

johanna non crede più a niente e a nessuno e ha fatto una scelta. la clandestinità. juliette sapeva tutto di johanna perchè si dicevano tutto, anche che colore aveva la strisciata di merda nel cesso.è preoccupata perchè sa che cosa può succedere. la situazione mondiale non è rosea, anzi. cerca dappertutto i suoi amici, il suo ragazzo, ma quando trova qualcuno, questi non hanno niente da dire su sua sorella. martin il fratello che ha preso su ed è andato via dalla famiglia è uno "stronzo". non vuole sapere nulla e nulla sa. spesso quando parla con qualcuno dei fratelli fa quella faccia spazientita con gli occhietti che dicono senza dire, che non gliene frega un cazzo. e allora colin il rasato analfabeta del cazzo se non lo tira indietro daniel, gli spacca quella faccia da frocetto merdoso, anche se frocio non è. colin va daccordo con johanna se così si può dire... andare daccordo. colin è uno di pochissime parole. parlano le nocche delle sue mani al posto della sua bella bocca. daniel deve spesso intervenire. sicuramente colin è preoccupato per johanna ma non si riesce mai a capire bene cosa e se gli passa qualcosa per il cervello. eva la sorella bella, "quella che è riuscita a fare qualche cosa nel mondo dello spettacolo" è in contatto con juliette. ma juliette non può prestarle attenzione adesso perchè la questione johanna la prende completamente e allora deve giornalmente litigare con daniel che dei fratelli, eva è quella a cui è più legato. la più giovane, la più bella, quella che quando i ragazzi la conoscono ne rimangono intimoriti perchè ha una voce che se possibile è ancora più bella del suo viso, dei suoi occhi, della sua bocca. romain che è socio con daniel di uno studio di design è quello che in definitiva riusciva sempre a risollevare lo spirito di tutti, perfino di quel grugnone di colin che quando gli voleva dimostrare il suo affetto lo abbracciava ma era come se stropicciasse un pacchetto di lucky morbide nel pugno. romain non dice niente, ma dentro di sè ammira sua sorella johanna. sa che ha fatto bene, qualsiasi cosa farà, qualsiasi. martin se lo ritrova spesso nel suo studio mansardato a cazzeggiare, a bere birra, farsi una canna o semplicemente a togliersi scarpe e slacciarsi i jeans e fumarsi una sigaretta mentre martin litiga con qualcuno della famiglia o qualche estraneo. martin litiga e romain sorride sotto i baffi, tutto stropicciato nella poltrona di martin. sta bene lì perchè gli sembra di poter pensare a sua sorella johanna senza che qualcuno si accorga che sta pensando a sua sorella johanna la terrorista....... poi chiama daniel sul numero fisso di martin e martin litiga anche con daniel, ma daniel lo lascia fare e solitamente dopo un lasso di tempo che va dai 6 minuti ai dieci, si fa passare romain. gli dice cose di lavoro e poi si mettono a ridere perchè si mettono daccordo per fare che martin passi a prendere colin per andare a mangiare in campagna il week-end. colin non ha patente. gliel'hanno ritirata e si son ben guardati dal ridargliela. e così martin comincia a puntare il suo indice sporco di vernice o solo dio sa cosa a romain e cominciano gli insulti con una faccia che sembra il broncio di un bimbo talmente arrabbiato che tra un pò piange dalla rabbia. romain scende in strada e si accende un'altra sigaretta e intanto pensa a sua sorella johanna. eva è da daniel con un tipo e con un cliente e romain deve raggiungerli. juliette è davanti i fornelli che aspetta che la pasta sia al dente. va in oca. i bambini giocano in sala con il padre che guarda distrattamente il satellite. la lavatrice sta per finire un carico di scuri a ciclo breve. colin è al pub che sta fissando lo schermo televisivo che passa una partita di rugby. la vede, non la vede, ma tanto neanche la sigaretta sta fumando. di johanna nelle teste passa solo un viso con un nome sotto che passa come una didascalia. martin si guarda allo specchio. juliette nel vetro alzato del forno. colin in una cromatura del bancone. eva negli occhiali del tipo, distrattamente mentre ascolta daniel che si vede nel grosso medaglione che eva porta sulla maglia, romain si guarda in un finestrino elettrico di una macchina che si è accostata e che si sta abbassando per chiedergli qualcosa. romai pensa come sarebbe se dietro a quel finestrino ci fosse johanna ma sta già rispondendo che per quel locale che cercano, devono proseguire per altri due semafori e poi svoltare a destra. manca poco alle feste e già sorride al pensiero di vedere martin costretto dai fratelli a collaborare a fare l'albero mentre colin gli lancia tutto quello che si ritrova nelle mani, mentre juliette s'incazza come un'aquila. johanna comunque era sempre via non stava mai a casa per le feste, mai. a tutti una breve telefonata di auguri. a loro aveva sempre voluto bene, sempre. voleva poter dar loro in concessione un mondo dove fosse veramente possibile poter dire di vivere bene. loro credevano che la democrazie fosse la risposta. lei credeva che fosse una risposta obnubilata. non chiara, da spiegare e che quando tutto fosse spiegato per quello che veramente era, allora il mondo sarebbe cambiato perchè la gente avrebbe imposto ai capi un mondo dove per tutti sarebbe stato bello vivere. romain si ritrovò fermo in mezzo al marciapiede. si rigirava il mozzicone della sigaretta nelle dita. il cellulare lo riportò alla realtà: "si, arrivo!"

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SI

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