
Prova a prendermi... se riesci a non perderti
Voglio correre al buio senza sapere cosa c’è sulla mia strada, un ostacolo, una buccia di banana o un burrone dal quale precipitare, voglio correre ad occhi chiusi senza sapere la direzione e senza una bussola con la quale orientarmi, potrei inciampare, potrei tornare nel punto da cui sono partito e rifare mille volte la stessa strada, potrei perdermi, o cadere nel vuoto… l’importante è solo correre, senza voltarsi indietro, ammesso che ci sia un indietro, non voglio restare nel punto in cui mi trovo ora, anche perché non so quale sia questo punto, ma so che è un grande punto, tocca correre se non vuoi che il vortice del vago sul quale vago stando fermo ti risucchi al suo interno dove il nulla impera sovrano e la moltitudine di colori con i quali il cielo è stato dipinto si scioglie e trova la sua sintesi nel nero dell’arcobaleno di una città dalla quale ognuno ha qualcosa da prendere ma alla quale nessuno ha niente da dare se non un’informe massa di sguardi e di spigoli sui quali è facile sbattere la testa e tagliarsi, soprattutto se si cade, e dove il vento porta via il sapore di sconfitta ma non la fitta al cuore qualora ancora batta e il tempo scorre sempre più lentamente e nella clessidra dei ricordi è rimasta solo sabbia, ma il rumore delle onde si infrange ancora sulle tue frequenze e ti accorgi che quello è il momento di accendere la radio sperando di non fratturati perché la caduta è sempre dietro l’angolo… non è importante che tu sappia correre, ma è importante che tu lo faccia, nonostante possa apparire goffo e ridicolo perché nessuno riderà di te dato che nessuno ti può vedere e ricorda che anche una maschera nasconde la bugia ma solo il volto la svela e se mi volto posso scorgere una vela spinta dal dio che soffia sul mare attenuando in tal modo la sua ira e di colui il quale illumina la strada al cieco nella notte senza nubi oltre i secondi e i minuti e i terzi e i grassi di questa folle corsa in cui mi sono spinto… quello che davvero importa non è la risposta che si riceve, ma è la domanda che si pone, spesso la risposta è contenuta nella stessa domanda, e a volte non conta neppure la domanda, ma conta molto come la si pone e conta molto il gesto con il quale la domanda è accompagnata, perché tu puoi dire una cosa ma pensarne un’altra e tuttavia non dire ciò che pensi perché non sei sicuro che sia davvero ciò che pensi, né che sia tu a pensarlo, né che tu possa pensare e a volte ti rendi conto che stai correndo non verso una meta ma solo per fuggire, e la metà delle cose che fai moltiplicata per due non è l’unità di misura dell’intelligenza ma solo l’indice di gradimento che si trova di fianco all’anulare e inanellare una serie di successi può essere una necessità più che un vizio dal quale tenersi a distanza di sicurezza e allacciare la cintura e andare a sbattere contro gli ostacoli anche dove nulla osta e le strisce pedonali vengono tirate dai pedoni e il peccato è capitale quando capita che sulla tua strada incomba il disprezzo… le lancette si susseguono… la normalità è il mio sogno ricorrente ma a volte capita che ti sbattano la porta in faccia perché c’è corrente e nel corrente anno è capitato non so quante volte ma il problema è che la finestra è rimasta aperta, e allora è entrata la corrente, ma sono anche rimasto fuori… mi aspetto che da un momento all’altro qualcuno bussi alla mia porta e mi dica: “Sei su Scherzi a parte”… sono curioso di vedere in faccia il complice dello scherzo, e squadrarlo come un geometra o un allenatore che sia allena a ricevere schiaffi da una folla di rivoltosi incappucciati e coi guanti alle mani perché il freddo si fa sempre più penetrante come un chiodo nella carne che brucia sul rogo degli eretici insieme ai loro discorsi etici e agli eroi epici che vegliano su di me durante il giorno ma sprofondano nel sonno la notte… i libri sono fatti per essere letti, e i politici per essere eletti, soprattutto se sono fatti… per oggi ho corso abbastanza, attraverso la stanza della perdizione dove tutto è concesso e l’addizione a volte può essere la risposta e il compromesso può rivelarsi fatale quanto le acque e nuotare sembra essere tutto ciò che resta quando non si può più correre sulle ali di folla che circondano il labirinto dei sogni e la realtà si fa più rara infatti è difficile da trovare quando l’aria è rarefatta non si può più respirare ma solo andare avanti trattenendo il respiro e fare finta che sia una tua decisione perché tanto l’apparenza inganna solo sé stessa… tu, che hai letto tutto senza stancarti e senza saltare una riga potrai capire l’essenza… io sono colui che sa, e senza sapere, e tu saprai che io so, ma senza sapere… grazie…
Commenti
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16 dicembre 2008, 23:17 di Utente rimosso (pithecusano)
Con la fretta riescono bene solo i guai (Ronin). Essere chi sa, ma accanto a chi non sa cosa tu sai, potrebbe anche essere rischioso (Un giorno di ordinaria follia). Potrebbe anche essere utile scomporre ogni funzione complessa in monomi semplici, quindi, impossibili periodi in frasi, concedendosi il lusso della punteggiatura. Non è peccato, né toglie forza al concetto. E forse, la soluzione è altrove (Il nome della Rosa). Tu chiamale, se vuoi, emozioni. Suggestivo, ma preferisco altri vortici, dopo tanto vagare (La storia infinita)///Ciao, e auguri di buona vita!
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17 dicembre 2008, 00:49 di Dying Theatre
OTTIMI TUTTEDDUE
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17 dicembre 2008, 05:38 di LAMPUR
Condivido lo "spesso conta molto il come..." nei più svariati campi: dalla risposta, al diniego, al sorriso, all'invito... alla play, aggiungo. Ed anche se non sai crediamo di saperti in buone mani... ops! occhi... ;)
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17 dicembre 2008, 09:29 di MegaDrill
Permettetemi di sottolineare ( con ironia ) una cosa che nel testo mi ha fatto impazzire. " E adesso lo leggi a voce alta se ci riesci ". hahahhahahahahah Tanto per sottolineare che la rarefazioni di punti e virgole è piuttosto tenace. In ogni caso bella play, argomento interessante, facile parlarne per ore.
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18 dicembre 2008, 20:15 di bertoconsalvi
tiresia, famme ndovinà... te sei quello co l'occhi verdi e i capelli blu notte? quello che n'ha mai fatto a botte co sè stesso ma manco co l'alltri e accanna de scrive ste cose che nun te se legge nessuno... grazie ps. stavolta non hai indovinato... cilecca... anzi, ce magna...
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18 dicembre 2008, 21:22 di Dalton
bentornato, berto.
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