
Le ragioni del gatto continua 30...
C'è ancora molto da aspettare? Sei qui in balia delle onde del Tempo, consumante e benefico perdipiù, il Tempo, con le sue idiosincrasie ed i suoi dolori ti tempra, ti rende più selvaggio e "sgualcito", smetti di (con)fidarti con compagnie malfidate, ti (af)fidi di più, lo confidi ad un confidente. Il Tempo riesce ad ammal(i)arti, ti trasporta nella sua spirale e ti trattiene nel suo viaggio, fatto d'incontri bizzarri, di un Destino, sempre lui a far capolino, impervio, funestato da mille problemi e da ansie, come sarebbero altrimenti, ansiogene, portatrici di disvalori. Un Caronte ti traghetta al di là del fiume dei dannati, bello sì con parsimonia, ti (con)cedi allo specchio, benefattore del tuo corpo, ora grasso, ora magro, anzi magrissimo, tornito nel fango delle delusioni e di nuovi capricci dell'anima. Imbevi la tua esistenza di parole, vuote come un oltraggio al tuo di pudore, sempre labile come l'umore, ah l'amore, che arriva quando meno te l'aspetti, sei ancora lì ad aspettarlo, quanto dovrai ancora aspettare questo spettacolo di varietà multicolori? Ed allora viaggi, per fare nuove conoscenze, bislacche forse, di lacca anche, di lacchè a maggior ragione, e lasci che la vita ti scivoli accanto, vita traumatica, vita pensierosa, vita felice/issima, come un treno sparato a mille all'ora il tuo Cuore batte all'unisono le corde di un sentimento sovrano che ti sovrasta dalle sovrastrutture, la struttura dei binari, fermi come rotocalchi rosa, il loro calco sull'asfalto di terra bagnata, il silicio ed il ferro, travi di legno e cemento armato, ti armi del coraggio più indomabile, quello più amabile, e ti "gu(a)sti" in un sorriso forse amaro, forse più, semplicemente, consapevole, ché tutto scorre, l'avanzare degli anni e la tua esperienza, gli esperimenti e la tua mente, le mentine per la gola e la tosse al "mentolo", il pendolo ed una cicatrice sulla guancia, qualche preghiera per la salvezza, in questo girotondo infernale ti spaparanzi sul divano e ti aggiusti in un piatto di lasagne, saporite, da ingurgitare con brio e con una biro che scriva del tuo passato, di leggeri dondolii del sangue, di vene intralciate dal veleno, di tante cose, affumicate, rese più digeribili dal Tempo, sempre lui a rovinarti il sonno, sonno soffice, permeato anche di incubi, Dio ti benedica, e di comodi saliscendi del tuo cervello, ora incancrenito, ora no, ora non so, che ore sono? E' tarda ora, tiratardi!!! I petardi.
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