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19/04/2009 h. 01.34 Film da ricordare genere: Fantasy
Watchmen

Watchmen

Ne è passato di tempo dalla prima trasposizione cinematografica di Spiderman, noto come L’uomo ragno (1978) diretto dallo sconosciuto e rimasto tale E. W. Swackhamer, film che ricordo però di aver visto al cinema, quando i cinema davano davvero di tutto. L’uomo ragno aveva una tutina cucita a mano dalla nonna del regista e i colini da tè sugli occhi, gli effetti erano probabilmente tra i meno speciali che memoria d’uomo riporti. Il super eroe con i superproblemi e dalle grandi responsabilità emanava comunque un grande fascino nella sua goffa rappresentazione, tanto che mi piacque (ma io ero di bocca buona, all’epoca) soprattutto per la vena comica già presente nel fumetto e che in mancanza d’altro veniva sapientemente messa in scena. Ne è passato di tempo, meno, da quel 1994 in cui quel geniaccio di Mr. “Low Budget” Roger Corman, avendo acquisito i diritti per girare un film su I Fantastici Quattro entro un tempo stabilito pena la perdita di quei diritti sonoramente pagati, si ritrovò ben presto a poche settimane da quel limite e girò in un paio di mesi, forse, il più indegno e sgangherato film di supereroi della storia del cinema. Il problema dei FF (Fantastic Four) è che appunto essendo quattro-possessori-quattro di super poteri, la loro rappresentazione sullo schermo in termini di effetti speciali era particolarmente difficoltosa o quanto meno estremamente dispendiosa visto che nel 1991 la IL&M aveva già fatto miracoli sullo schermo con la tecnica del morphing in Terminator 2 – Judgement Day di James Cameron, il regista che sotto i 100 milioni di dollari di budget ha dei cali di zucchero che non gli consentono di reggere la telecamera. Il problema dei FF fu “abilmente” risolto da Corman, che non aveva a disposizione 100 milioni di dollari, con una mascherona di gomma carnevalesca per il personaggio de La cosa, delle vergognose sovrimpressioni di fiamme per La torcia umana, delle ridicole “prolunghe” in gomma per Mr Fantastic e –colpo di genio- eliminando La donna invisibile dalla scena. In quanto invisibile, appunto. ……. I fantastici quattro non uscì mai nelle sale italiane, più che altro queste coraggiose, vitali nefandezze vengono tramandate oralmente dagli appassionati di generazione in generazione. Negli anni a seguire l’omaggio entusiasta dei produttori o dei registi al genere “fumetto di supereroi” disposti ad affrontare ogni tipo di ridicolaggine pur di portare il proprio personale idolo di carta su pellicola, è via via diventato esigenza produttiva: il cinema fantastico americano, affondato fino alla cintola nella palude limacciosa della mancanza di scrittori validi, ha trovato nel fumetto una sterminata messe di copioni già pronti con in dote un pubblico sbavante già pronto a digerirli e nella tecnologia digitale, ormai disponibile a prezzo di costo, la garanzia di un medio/alto BA DA BOOM visivo in grado di mascherarne la carenze di idee. Il gioco è – stato – fatto. I supereroi stanno agli americani come gli eroi del risorgimento stanno agli italiani. Sono i loro Guardiani, i Watchmen di carta che hanno difeso la morale, l’ordine e i valori americani nutrendo le menti di generazioni di adolescenti degli ideali che poi avrebbero esercitato nella maturità. Fumetti addirittura usati come propaganda antinazista prima e anticomunista poi, con il leggendario Capitan America, creato nel 1941 e recentemente perito. Potere e responsabilità. Supereroi con superproblemi. Dilemmi etici posti dagli immorali supernemici che dell’Ordine ne rappresentano la nemesi. Supereroi con pulsioni più che umane, sovrumane. Who watch the watchmen? Chi custodisce i Custodi? Chi guarda i Guardiani? L’industria cinematografica, semplice. Ecco quindi spuntare in ordine sparso l’ironico Superman di Richar Donner (1978); il Batman gotico di Tim Burton (1989) e quello ipertecnologico e schizofrenico di Cristopher Nolan (2008); lo Spiderman semi digitale di Sam Raimi (2002); Ang Lee che dopo la leggerezza de La Tigre e il Dragone sceglie il dilemma del bello-e-la-bestia del suo Hulk (2003) e così via attraverso tutta la seria di Supereroi di casa DC Comics e Marvel. A parte qualche colpo di genio tuttavia, la critica e una parte del pubblico, soprattutto i conoscitori dei fumetti verso i quali i film sono debitori-pietra di paragone, sono concordi nel giudicare la maggior parte di essi senz’anima. Anima che guarda un po’ viene riconosciuta proprio a quei prodotti infami, scadenti, divertentissimi che ho – per esempio – citato all’inizio. Ma qual è l’anima dei fumetti? Credo la loro bidimensionalità, il loro lunatico mostrarsi da un lato solo, costretti a concentrare nello spazio della vignetta tutta la fantasia e il bagaglio emotivo che il lettore è disposto ad investire, così da rendere il fumetto una cosa viva e plasmata non del postulato psicologico che impone ma dall’intima interpretazione di chi in quel determinato paladino trova i bordi giusti per entrarci con tutto se stesso. Ecco quindi che l’Uomo Ragno e i Fantastici Quattro nella loro ingenua semplicità si avvicinano molto di più a quella bidimensionalità che li rende ovviamente ridicoli dal punto di vista tecnico rispetto agli omologhi moderni ma altrettanto interessanti e nostalgicamente radicati nell’immaginario collettivo dal punto di vista emotivo (oltre ad esercitare una salvifica indulgenza per il coraggio e la caratteristica smaccatamente artigianale della realizzazione). Il problema della realizzazione dei film di supereroi post 1991 dell’Era Digitale, sta nella ricerca spasmodica di rimanere il più fedelmente aderenti al fumetto, rappresentandone ogni aspetto estetico-visivo con la perizia certosina del nerd sociopatico e monomaniaco. La contraddizione di termini sta che per aderire ad un prodotto bidimensionale non si può avere volume perché tutto quello che sporge, stona. O quanto meno è necessario interpretare quella bidimensionalità dotandola di una visione esclusiva, re-inventandola se necessario in termini differenti restandole fedele nelle intenzioni originali. Quanto fatto da Tim Burton con i suoi due Batman è grandioso, ad esempio, avendo coniugato l’endemica vena horror-dark del regista con i temi della doppiezza e della mostruosità dell’alter ego dell’Uomo Pipistrello immerso in un universo gotico ed eccessivo, dominato dalla grottesca recitazione degli interpreti tutti felicemente partecipi di un orgiastico overacting espressivo, tipico della fissità gestuale dei cartoon che delegano al momento di climax la rappresentazione dello svolgimento dell’azione. Altrettanto straordinario è lo stesso Batman o Il Cavaliere Oscuro, soldato metropolitano ipertecnologico e schizofrenico di Cristopher Nolan, un novello Escher cinematografico capace di comporre la psiche frammentata sulla maschera dell’Eroe posto specularmene di fronte alla sua nemesi: il Jocker. Mentre il fallimento dei Batman intermedi diretti da Schumacher (Joel, non quello che correva) che ricalcano il medio fumetto della DC Comics, non gli episodi della grafic novel Frank Miller per intenderci, è dettato da un’ asettica visione tutto sommato treddì di un qualcosa che semplicemente doveva essere dueddì con in più un tasso di fracasso insostenibile. Si potrebbe andare avanti ad oltranza, cito solo un’altra operazione simile, posta in essere su un fumetto nostrano da quel genio riconosciuto come tale solo postumo e come solo i geni veri meritano: Mario Bava e il suo Diabolik, 1968, un’opera pop di straordinario impatto visivo, cinema puro applicato alle nuvole parlanti, film che è appena stato ripubblicato in DvD e che vivamente consiglio di recuperare. In realtà in questa play volevo parlare anche di Watchmen di Zack Snyder, storia di supereroi disillusi in pensione che ritornano in azione, film or ora nelle sale che riprende pari-pari la grafic novel di Moore-Gibbons del 1986. Romanzo a fumetti che è stato inserito nelle cento opere letterarie in lingua inglese più importanti di sempre. Però il pensare al Dr. Manhattan, tutto blu fluorescente, completamente nudo con il pisellone trionfalmente di fuori che mellifluo mi parla dell’Assoluto Cosmico e ad Ozymandias – l’Uomo più Intelligente del Mondo che scopro assomigliare in modo inquietante al Megadirettore Galattico della Megaditta di Fantozzi, mi ha fatto desistere, non ce l’ho fatta. Strano però, nel fumetto quei due facevano tutt’altra impressione.

  1. DvdBlu-RayUmd non disponibile Daredevil Ben Affleck non si può guardare nei panni del supereroe cieco. Siamo ciechi anche noi.
  2. Catwoman Halle Berry vestita da gatta fetish sadomaso....viene voglia di vestirsi da Topo Gigio e lasciari divorare.
  3. DvdBlu-RayUmd non disponibile Ghost Rider Nicolas Cage è un noto fan dei fumetti, non a caso il suo cognome d'arte è preso dalla mitologia supereroistica. Purtroppo come eroe non fa la sua porca figura.
  4. DvdBlu-RayUmd non disponibile The Punisher Pessimo. Non si sa cos'altro dire.
  5. DvdBlu-RayUmd non disponibile Iron Man Film salvato dalla coppia Downey JR/Bridges. Dall'ironia e dagli effetti speciali. Beh c'è quasi tutto in effetti. Manca un po' il film, come quando fai una festa di compleanno e l'unico che manca è il festeggiato.....
SI

Commenti

  • 19 aprile 2009, 23:08 di billykwan

    Ciao Roto, ti parlo da appassionato di fumetti, per quanto prediliga più la produzione nostrana (Ken Parker su tutti, un fumetto adulto e veramente cinematografico) la franco-belga o la sudamericana (Dago) alla supereroistica. Ricordo anch’io i primi film su Spiderman, ne fecero addirittura 3 e già all’epoca nella loro artigianalità facevano sorridere. Mi spiace non aver mai visto i F4 di Corman così come un tv-movie che fecero nel 79 su Capitan America. Oggi gli effetti digitali hanno ridotto e quasi annullato il gap che all’epoca c’era tra la fantasia del disegnatore e la resa sullo schermo. Non sono però d’accordo sul fatto che i prodotti attuali siano senz’anima. Non dimentichiamo 2 cose: i personaggi nati perlopiù negli anni 60 si sono comunque evoluti (grazie ad autori come Miller o Moore ma anche ai vari Clearmont o Byrne) e cinema e fumetto sono comunque due media differenti per quanto vicini. E’ chiaro che un personaggio con 40 anni di storia editoriale alle spalle, che è passato in mano di sceneggiatore in sceneggiatore che di volta in volta lo ha aggiornato e rivisitato assume una tale vastità che difficilmente potrà soddisfare tutti gli appassionati del comic, perché magari un fan si aspetta il Barman di Miller piuttosto che quello di Moore che quello di Kane. Quindi dal mio punto di vista qualche licenza filmica alla storia originale o al personaggio è accettabile in una trasposizione cinematografica. Personalmente sono più che soddisfatto del risultato di Watchman (pensa alla complessità dell’opera) di Sin City (probabilmente il più aderente al comics) di V for vendetta, di X-men, persino del tanto bistrattato Daredevil (che ho trovato aderente all’interpretazione di Miller) dei Batman di Burton e Nolan. Accettabile il primo F4, una tragedia il secondo e per nulla mi è piaciuto lo Spiderman di Raimi, forse troppo indirizzato a un pubblico adolescenziale. Curiosamente Raimi girò molto bene con lo stile di un comics Darkman, che dai comics non era tratto. Un’ultima curiosità: il Kevin Smith di Clerks-commessi, sceneggiò Diavolo custode, una bella storia di Devil. Bye.

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  • 20 aprile 2009, 15:13 di ROTOTOM

    Ciao Billly, io da buon amante del cinema bis-trash-serie c zona retrocessione ho visto sia lo Spiderman che ho citato, ho visto i Fantastici 4 di Corman (delirio) e quel Capitan America che citi tu, se non mi sbaglio con una giovanissima Francesca Neri come pupa protagonista. Scena Cult : Capitan America legato dal Teschio Rosso ad un missile in partenza . L'eroe afferra per un braccio Teschio Rosso che per liberarsi ed evitare di partire per l'ignoto blu con CA estrae un coltellaccio e taglia IL PROPRIO BRACCIO, non la mano che lo afferrava.......meraviglioso....Personalmente preferisco le reinterpretazioni dei fumetti non il loro replicarsi sullo schermo, e visto che adoro Tim Burton il suo Batman soprattuto il secondo è per me il migliore. Watchman non mi ha convinto, al di là dell'aderenza fisica ai personaggi l'ho trovato prolisso, pesantemente visivo quando avrebbe dovuto essere visionario. Non voglio neppure pensare che cosa ne avrebbe tirato fuori Gilliam che per primo al tomo si era avvicinato. Sin city per quanto cinematograficamente nullo mi è piaciuto comunque molto, aderente al fumetto, esperienza singola affascinante che ripetuta può provocare noia. Sono d'accordo su Darkman, un film minore di Raimi ma pieno di conoscenza e passione per i fumetti che dal lavoro traspare in pieno. Il rischio ora è la ripetizione di un armamentario visivo già visto e digerito, avendo a disposizione tutte le teconologie possibili ci vogliono autori che diano spessore ai contorni dei comics. Non è affatto semplice. Un saluto billy e a presto.by roto

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  • 20 aprile 2009, 22:29 di billykwan

    Ma è meraviglioso…ti invidio la visione di Capitan America, da quel che narri roba da far impallidire Plan 9. Sarebbe fantastico proporlo a una serata del Cineclub Peyote a chiusura di un trittico formato da “Sciopero” e “Messico in fiamme”, spacciandolo come la risposta americana al propagandismo bolscevico. Magari qualche zombi entrato per sbaglio nella vostra saletta ci crede davvero. Beh mi fermo qui se no inizi a sospettare che faccio davvero uso di peyote. Bye

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  • 21 aprile 2009, 00:29 di ROTOTOM

    Oh io non sospetto, ne sono fortunatamente certo!! heheh benvenuto tra noi visionari....in ogni caso non sai come mi piacerebbe fare una cosa del genere, proporre dei film del genere, ma non c'è abbastanza ironia per sostenere questi progetti. Ho recentemente recuperato grazie al Mulo un mio cult giovanile "5 Supermen contro i nani venuti dallo spazio" (tra l'altro esiste la scheda in database), introvabile in Italia e ne ho proposto la visione collettiva ma l'idea non ha avuto alcun sostegno...che ci vuoi fare. bye roto

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