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20/05/2009 h. 05.17 Film: Playlist libera genere: Biografico
CINEMA E TEATRO

CINEMA E TEATRO

Teatro come tempo reale e cinema come tempo irreale. Coniugare i due rende irreale il primo, pur nella sua realtà, e reale il secondo, attiguamente alla sua irrealtà. "... a volte sali sul palcoscenico tentando di portarci un pò della tua vita, calpesti quelle tavole in spasmodica ricerca di un altro punto di vista, diventi ribalta e protagonista, padrone del tuo muoverti e recitarti, ti osservi da dentro e da fuori, - più che un semplice sdoppiamento -. Il punto di vista diviene tridimensionale. Ti scruti dal pubblico, da dietro le quinte, da dentro ed intorno il personaggio. Inevitabile che, scendendo, brandelli di palcoscenico ingombrino poi la strada, tuo malgrado"

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  7. DvdBlu-Ray non disponibileUmd non disponibile Kean, genio e sregolatezza
SI

Commenti

  • 20 maggio 2009, 10:14 di spopola

    Cinema e teatro... complemetari forse... ma differenti modolaità antitetiche di rappresentazione... non è infatti scontato che chi è "grande" a teatro lo sia altrettanto al cinema (e viceversa) e gli esempi sono numerosi e lamanti, non solo per quanto riguarda la regia, ma anche le interpretazioni. Il teatro è "costruzione" il cinema "frantumazione" (intendo la modalità di approcccio: in diretta consequenziale nel primo caso, spezzettata in tanti momenti nemmeno cronocamente in ordine nel secondo, poichè ilcarnet delle riprese deve tener inevitabilmete conto delle location, delle disponibilità e di tanti altri fattori fra "esterni e interni"). Il teatro è "amplifcazione" (dei gesti, dei movimenti) nel cinema su divrebbe invece agire più per sottrazione poichè la machcina da presa permette di indagare da vicino e anche un impercettibile tic nervoso di uno sguardo può diventare straordinario interprete di una percezione). Il teatro è in movimento: si vive in diretta, è un'esecuzione "live" e come tale si modifica ogni volta, si adegua si adatta nons olo al pubblico, ma anche al proprios tato d'animo, al proprio sentire... il cinema fissa invece èer sempre (permette eprsino dis cegliere ciò che è risultato "migliore" e consente l'errore eo la distrazione che int eatro sarebbe "ferale"). Il teatro dunque è "caldo" il cinema è "freddo" (come percezione sensoriale del rapproto, intendo)... e il teatro è il mezzo migliore per esprre la propria interiorità, per vincere le ritrosie dell'insicurezza... quando sei lassù su quelle assi.. ti senti onnipotente, in paradiso, capace di sfidare tutto e tutti (anche se sei dietro le quinte, e hai mandato gli altri in avanscoperta, a esporsi... perchè sai che in ogni pezzo, in ogni personaggio, in ogni azione, nel dirla in un modo anzichè in un altro, c'è un pezzo di te che in lunghe ed estenuanti prove (e discussioni) hai creato l'"arcano".. il "conqquibus" che si rappresenta e con il quale ognuno racconta se stesso e tutti raccontano qualcosa di te che stai dietro a tenere le fila...

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  • 21 maggio 2009, 13:36 di Estonia

    E il teatro ‘nel’ cinema? Argomento amplissimo e non certo esauribile in due righe. L’unica cosa che comunque mi pare rilevante è che nonostante da più parti si sia lamentato il fatto che il cinema abbia allontanato il pubblico dal teatro (senza parlare della tv), il teatro da parte sua ha dato (e continua a dare) ottimi spunti alla realizzazione di buone pellicole nel corso di tutta la storia del cinema. E forse, di riflesso, questo non può che giovare al teatro stesso, perché il grande pubblico, attraverso il cinema, ‘scopre’ autori teatrali altrimenti sconosciuti o ‘difficili’ da interpretare e poco comprensibili. E ciò non riguarda solo la trasposizione di vere e proprie opere dal palcoscenico allo schermo, ma anche la realizzazione di film ‘sul’ teatro nel suo ‘farsi’, una sorta di metalinguaggio che illustra e rappresenta l’atmosfera, le tensioni emotive, la diversa fisicità degli attori, la gestualità ecc. svelandone i segreti e favorendo un avvicinamento. Due dimensioni speculari, quindi, complementari, come dice giustamente Spopola. Che si continuano ad arricchire a vicenda, senza arrivare necessariamente e inesorabilmente all’annullamento dell’uno a causa dell’altro.

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